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Sir
Ricci Curbastro
di Riccardo Modesti
Ritorno sempre volentieri qui a Capriolo, in Franciacorta, per fare una
visita all Azienda Agricola Ricci Curbastro, perché
lAzienda propone vini interessanti e laccoglienza è
sempre allaltezza della situazione. Se le altre visite le ho fatte
da semplice appassionato, questa lho voluta fare fortissimamente
per alcune ragioni più prettamente giornalistiche in base ad alcune
novità che hanno visto la luce nellultimissimo periodo.
La prima, Curtefranca, la seconda, un nuovo Franciacorta, per carità
non chiamatelo spumante, chiamato Extra Brut che vede il pinot nero entrare
alla pari con lo chardonnay nella cuvèe, la terza, un rosso da
sangiovese in purezza, chiamato Col Mora.
Ma qui a Villa Evelina, il nome della residenza, ci sono anche altre cose:
un museo che raccoglie oggetti depoca legati al mondo agricolo e
al vino, persone che accolgono il visitatore con gentilezza e disponibilità,
una biblioteca, un sacco di progetti, e poi Riccardo Ricci Curbastro,
un gentiluomo che sembra essere uscito da uno di quei quadri inglesi raffiguranti
partite di caccia alla volpe. Ma andiamo con ordine.
Incontro,
appunto, Riccardo Ricci Curbastro, che davanti a un calice di Franciacorta
DOCG Extra Brut comincia a raccontarmi dellazienda che può
contare su 21 ettari di terreno vitato, 5 dei quali acquisiti negli ultimi
4 anni. Siamo agricoltori e andiamo a ritmi da agricoltori
mi dice parlando dellazienda, a conduzione familiare, con una solida
tradizione agricola che affonda le radici indietro nel tempo: la specializzazione
nella viticoltura è più recente, seconda metà degli
anni sessanta, ad opera di Gualberto Ricci Curbastro, il padre di Riccardo.
Non si tratta quindi di una realtà come molte altre qui in Franciacorta,
con alle spalle un capitale proveniente da altre attività industriali,
poichè agisce interamente e unicamente nel mondo agricolo.
Per completare i numeri di prammatica, aggiungiamo che lazienda
produce circa 170.000 bottiglie lanno, di cui circa il 40% finisce
allestero, principalmente sul mercato tedesco, con una proposta
completa di rossi, bianchi, un passito e, naturalmente, spumanti, pardon
Franciacorta, in diverse versioni. A completamento del curriculum aggiungiamo
che Ricci Curbastro è stata anche una delle 11 aziende che nel
1967 fondarono la prima DOC in Franciacorta.
Presso Villa Evelina, che è anche Azienda Agrituristica, sorgono
anche un interessante Museo Agricolo e del Vino, che propone una raccolta
particolarmente ricca e interessante di oggetti della tradizione, e il
Granaio Verde, una piccola bottega di antiquariato. Se avrete la fortuna
di fare una visita guidata da Gualberto Ricci Curbastro nel Museo scoprirete
molte cose interessanti: gli oggetti esposti li raccoglie proprio lui
e li conosce davvero a menadito.
Davanti al calice di Franciacorta DOCG Extra Brut, alla sua prima uscita
questanno, Riccardo Ricci Curbastro mi racconta della lunga attesa
fatta per avere questo risultato nel bicchiere, un attesa di diversi anni
essendo la vendemmia di queste prime 6.000 bottiglie datata 1998: a questo
tempo va aggiunto anche quello in cui ha preso forma il progetto.
Ricci
Curbastro mi spiega che lExtra Brut è nato da unidea
che potremmo definire sensoriale visto che prima di
farlo lho immaginato: la difficoltà sta poi nel tradurre
limmaginazione in realtà, anche se di questo primo risultato
si definisce soddisfatto.
LExtra Brut è un pas dosée millesimato dove pinot
nero e chardonnay entrano alla pari nella cuvèe: il risultato è
per me di grande soddisfazione, poichè non sono mai stato un grande
amante dei Franciacorta in generale, perfetti tecnicamente, accattivanti,
morbidi, piacevolissimi, ma senzanima, ripeto è una mia personalissima
opinione. Datemi del matto, ma preferisco di gran lunga alcune interpretazioni
di punta della spumantistica dellOltrepò Pavese, dove il
pinot nero conferisce la grinta, la struttura e la freschezza alle bollicine
nel bicchiere. Questo Extra Brut mi piace già dalla bollicina che
vedo nel bicchiere che è fine, numerosa e persistente, i profumi
sono evoluti, intensi, in bocca senti la scossa, il nerbo del pinot nero
che sfuma in unavvolgenza tutta chardonnay ma che ti avvolge con
garbo e discrezione, senza arrotondarti tutta la bocca: il risultato è
un Franciacorta molto piacevole ed elegante, soprattutto una bella, bella
beva.
Del resto Ricci Curbastro, che si definisce un appassionato di vini
secchi, senza residui zuccherini, e per questo vado controcorrente,
ha una sua filosofia in proposito: Dobbiamo pensare se i vini li
facciamo per i concorsi oppure per il bicchiere da bere. Bene, bravo,
lui ha scelto la seconda opzione.
Dalla Franciacorta alla Romagna il passo è breve, almeno a parole:
si cambia argomento, si passa al progetto Rontana, dal quale nasce il
sangiovese in purezza, chiamato Col Mora, che Ricci Curbastro ha messo
in commercio in questultimo anno.
La Franciacorta, mi spiega, è una terra di grandissimi
Franciacorta e grandi bianchi: i rossi sono solo buoni, ma non entusiasmanti,
tranne poche eccezioni. E allora il rosso va a farlo in una zona
vocata, i Colli di Faenza, una DOC nuova e selettiva, si affittano
vigneti di qualità nella vallata di Brisighella, si affitta una
cantina, si raccoglie un gruppetto di amici che vogliono condividere il
progetto, e il gioco è fatto. Sembra facile.
Non dimentichiamo però che dietro a questo progetto cè
anche una predilezione per la terra di Romagna, dalla quale la famiglia
Ricci Curbastro proviene, e dove Gualberto Ricci Curbastro ancora segue
le proprie aziende agricole. Villa Evelina è infatti, diciamo così,
un apporto da parte della nonna di Riccardo Ricci Curbastro, Evelina Lantieri
de Paratico. Il Progetto Rontana unisce quindi un fatto affettivo e una
zona vocata che ha ancora tanto da dire: il risultato prodotto
è il Colli di Faenza DOC Col Mora, un vino che
non vede assolutamente legno, che viene fatto e finito tutto in terra
di Romagna e che sbarca in Franciacorta solo per la commercializzazione.
Dietro questa idea cè la volontà di andare a scoprire
tutte le potenzialità che il sangiovese è in grado di offrire.
Una versione Riserva, un taglio di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot,
sarà presentata al prossimo Vinitaly.
Dalla Romagna alla Curtefranca il passo è ancora breve:
Curtefranca è un nome che sta dietro al progetto di
modifica della denominazione Terre di Franciacorta per quanto
riguarda i vini bianchi e rossi tranquilli prodotti in Franciacorta, una
modifica che è già stata tentata con il nome Sebino
che poi è diventato il nome della IGT della zona.
Ricci
Curbastro, che è manco a dirlo uno degli animatori del progetto,
sostiene limportanza della proposta per differenziare a livello
commerciale in modo netto il mondo delle bollicine dal mondo dei vini
tranquilli. Ho letto qualche articolo sulla stampa specializzata in cui
il nome Terre di Franciacorta, un nome che nasce da mappe
del 500, viene difeso per la sua bellezza e poeticità, e
mi sento di condividere questa posizione. A questa mia obiezione Ricci
Curbastro replica che con un suo minisondaggio, condotto tra operatori
del settore, ha valutato già la bontà della sua tesi, anche
se terrà conto pure della mia risposta allinterno del suo
campione.
Poiché il movimento a favore di Curtefranca è
nato in tempi recenti, Ricci Curbastro comincia a forzare la situazione
registrando un marchio privato che viene associato alla denominazione
in etichetta già da questanno, in modo da fare entrare il
nome nella mente del pubblico. Una volta che i produttori troveranno laccordo,
Curtefranca potrebbe diventare un nuovo nome di denominazione che andrà
a sostituire quello esistente. Cè da scommettere che riuscirà
anche stavolta a convincere i suoi colleghi di zona.
Ma i progetti non finiscono qui: ha visto la luce, la presentazione si
è svolta il 10 settembre, uniniziativa in collaborazione
con il mondo della scuola materna, elementare e media inferiore che ha
come obiettivo, in forma ludica, lavvicinare i bambini al mondo
agricolo e del vino e alleducazione sensoriale, attraverso un percorso
che comprende la visita al Museo Agricolo e del Vino, alla cantina, e
alla partecipazione a un laboratorio del gusto, niente vino ovviamente
data la giovane età dei partecipanti. Il progetto, realizzato in
collaborazione con un pool di insegnanti, mira a trasmettere anche, fatto
importante, la memoria del mondo contadino attraverso la carrellata tra
gli oggetti presenti nel museo. A questi bambini andrà meglio rispetto
a me che, quando frequentavo le scuole elementari. venni portato a uno
stabilimento della Coca Cola. Niente contro questa bevanda, per carità,
ma dal punto di vista della tradizione e della lavorazione di materia
viva legata a un territorio siamo lontani parecchi anni-luce. Domenica
22 settembre, giornata di Festival della Franciacorta, c'è stata
lanteprima di questa iniziativa, una giornata dove i genitori potranno
portare i bambini a sperimentare il percorso didattico: gli interessati
si facciano avanti.
Presso lAzienda cè anche una fornita biblioteca sullagricoltura
e sul vino, già aperta al pubblico, anche se al momento manca ancora
una catalogazione che è in corso dopera, Sono indietro
mi confessa.
Riccardo Ricci Curbastro, che è stato in passato Presidente del
Consorzio Franciacorta, è attualmente Presidente dellAgriturist
nazionale e della FederDOC. E da Presidente della FederDOC scambiamo due
parole sulle DOC virtuali. La risposta sullo stato di salute delle DOC
italiane è in poche ma significative cifre: 150 DOC su 300 fanno
l80% della produzione di tutte le DOC, e solo un centinaio di consorzi
sono funzionanti. La conseguenza è che Bisognerebbe rivedere
il meccanismo di attribuzione e ritiro mi dice. Ma non andiamo oltre.
Prima
di passare in rassegna il resto dei vini facciamo un salto nel vigneto,
e scopriamo che lazienda dispone di cabernet franc, cabernet sauvignon,
merlot, barbera, nebbiolo, chardonnay, pinot bianco e pinot nero. Questi
vitigni sono allevati su terreni principalmente di origine fluvio glaciali,
ricchi di scheletro e con pietrosità elevata, dove il drenaggio
non costituisce un problema. Da questo vitigno composito nascono una serie
di vini piuttosto interessanti, alcuni dei quali degustati insieme a Riccardo
Ricci Curbastro: degli altri darò una breve descrizione.
Non posso però dimenticarmi di citare gli enologi che partecipano
alla realizzazione di questi vini, che sono Owen J. Bird, nato
in Tasmania con un breve passato da avvocato prima di diventare enologo,
e Alberto Musatti, bresciano e che quindi gioca in casa.
Il Terre di Franciacorta Bianco DOC Curtefranca Vigna Bosco Alto 2000
è un bel bianco tranquillo ottenuto da uve chardonnay in purezza
vinificate in legno piccolo, dove il vino sosta per 12 mesi sui lieviti
prima dellimbottigliamento. Questo vino viene commercializzato addirittura
dopo due anni e mezzo dalla vendemmia. Le uve sono selezionate e provengono
da un vigneto di circa 10 anni. Ricci Curbastro mi racconta che questo
vino nacque verso la metà degli anni 80 principalmente per
il mercato estero: in Italia, allepoca, funzionavano bene ben altri
vini bianchi, e questo vino, dalla buona struttura e profumi evoluti,
sicuramente non incontrava il mercato. Non lo voleva nessuno,
mi dice Ricci Curbastro alludendo al mercato italiano, e aggiunge Abbiamo
lavorato molto sui lieviti per valorizzare lo chardonnay. Di bella
consistenza, il colore è paglierino carico con riflessi dorati.
Al naso si riscontrano note tipiche di frutta esotica matura e note vanigliate
e tostate tipiche del rovere. Però è uno chardonnay ben
fatto, secondo la mia opinione e il mio gusto molto critico verso questa
tipologia di vino, perchè in bocca cè unacidità,
spesso non riscontrabile nella tipologia in questione, che rende il vino
fresco: questo, unito alla bella morbidezza che possiede, ne fa un prodotto
ben equilibrato, che si beve bene. La gradazione alcoolica è di
12,5%, il prezzo è giusto, circa 8 euro, e, attenzione, pare avere
anche una buona longevità, che mi riservo di verificare quando
stapperò la bottiglia dellannata 1998 che ho in cantina.
Produzione intorno alle 4.000 bottiglie.
Il Terre di Franciacorta Rosso DOC Curtefranca Vigna Santella
del Grom è, invece, il rosso selezione dellAzienda.
I vitigni sono, come da disciplinare, cabernet franc, cabernet sauvignon,
merlot, barbera e nebbiolo.
La domanda su questo uvaggio composito nasce spontanea, e Ricci Curbastro
me ne racconta la genesi, avvenuta nel 1967, anno in cui nacque la DOC.
Allepoca il cabernet franc, il merlot e la barbera erano i vitigni
tradizionali della zona: con la nascita della DOC si volle inserire un
vitigno miglioratore che, allepoca, venne identificato nel nebbiolo,
e venne quindi piantata la chiavennasca, per intenderci il nebbiolo della
Valtellina. Senonché, con il passare del tempo, si è osservato
che questo vitigno ha problemi di maturazione ottimale in questa zona.
Ricci Curbastro mi dice senza mezzi termini che, alla prossima revisione
del disciplinare, il nebbiolo dovrebbe essere eliminato. Il cabernet sauvignon,
invece, è un acquisizione dellultima revisione del disciplinare,
targata 1995, per ingentilire il cabernet franc. Di questultimo,
tuttavia, Ricci Curbastro è un difensore appassionato: già
qualche anno fa, visitando lazienda da semplice appassionato, mi
tenne un interessante disquisizione su questo vitigno, difficile da lavorare,
ma di carattere e potenziale superiore al blasonato cabernet sauvignon.
Secondo lui è tutto un problema di saperlo gestire, a partire dal
vigneto che deve essere ben esposto al sole per impedire alla pirazina,
responsabile della spesso fastidiosa nota di erbaceo e peperone verde
molto marcata, di concentrarsi nella buccia, fino alla lavorazione che
deve essere molto delicata. Il cabernet franc, mi spiega ancora, origina
un vino che nel tempo evolve in modo più interessante.
Come interessante è la disquisizione che svolge sul carmenère,
discendente della Vitis Biturica, antenato dei cabernet e del petit verdot,
spesso presente nel vigneto confuso come cabernet franc, e quindi già
presente in giro per lItalia. Dal punto di vista della legislazione
pone dei problemi, per questa ragione, proprio perchè se si scoprisse,
o meglio, se si confermasse, perchè si è già scoperto
che è così, che in molte zone non cè cabernet
franc ma carmenère si potrebbe avere un vitigno illegale in vigna.
Problema interessante, non è vero??
Detto dei vitigni, diciamo che anche questo vino viene da vigneti che
hanno una decina danni, che viene vinificato in legno piccolo dove
sosta per 18 mesi prima di passare un altro anno di affinamento in bottiglia.
La degustazione dellannata 1999 mostra il colore rubino cupo, una
bella consistenza, una discreta carnosità nei profumi molto variegati
sia erbacei che fruttati, la bocca è piacevole, molto morbida e
persistente. E un vino che non definirei stratosferico, ma che ha
un carattere proprio molto marcato: in una terra di bianchi è sicuramente
un buon rosso e testimonia linteresse e la passione aziendale nel
cercare di ottenere un prodotto valido. La gradazione alcoolica è
12,5%, il prezzo, anche in questo caso, è di circa 8 euro, il numero
di bottiglie prodotte è intorno alle 6.000.
Riprende
una tradizione quasi scomparsa, invece, lIGT Sebino Chardonnay
Passito Brolo dei Passoni, che, come dice il nome, è un
passito ottenuto da una selezione di grappoli di chardonnay fatti appassire
in cassetta fino a fine novembre, momento in cui viene vinificato in legno
piccolo, dove sosterà per un anno prima dellimbottigliamento
e di un altro anno di affinamento in bottiglia. La degustazione dellannata
1998 di questo vino, che nasce una ventina danni fa per scommessa,
presenta un colore giallo dorato intenso, profumi abbastanza intensi con
note dolci di miele, fico secco, mandorla, ma una bocca non ben equilibrata,
dove tende a essere leggermente stucchevole. Può limitare i danni
con un formaggio erborinato, con un dolce non lo vedo proprio. Circa 3000
bottiglie prodotte e una gradazione alcoolica di 14,5%. Ricci Curbastro
mi assicura che il 1999 è più equilibrato perchè
più fresco. Per quello che posso ricordare il 1997, che ho degustato
insieme ad amici alcuni mesi fa, mi era parso più equilibrato.
Prezzo intorno ai 12 euro.
Già detto del Franciacorta DOCG Extra Brut, lazienda propone
sul fronte delle bollicine il pluripremiato e famoso Franciacorta DOCG
Satèn Brut, di grande stoffa, finezza e complessità, molto
buono e di ottima beva, provare per credere, a un prezzo di circa 11 euro:
è assolutamente da non perdere. Altre bollicine prodotte sono il
Franciacorta DOCG Brut, il Franciacorta DOCG Demi Sec e un VSQ Ricci Curbastro
Brut metodo tradizionale, che non ho degustato di recente.
Imperdibile, secondo me, è pure il meno nobile ma piacevolissimo
Terre di Franciacorta Bianco DOC Curtefranca, che ho prelevato oggi stesso
dalla cantina per abbinarlo a una zuppa a base di zucca e fagioli. Niente
legno per questo matrimonio tra chardonnay e pinot bianco, con leggera
prevalenza del primo nella composizione, che ha un colore paglierino scarico
con riflessi verdolini, dotato di bella brillantezza, profumi intensi
fruttati, una bocca molto piacevole, quasi minerale, leggermente sbilanciato
verso le durezze, di buona freschezza ma anche abbastanza morbido, un
bianco che funziona benissimo e che si beve che è un piacere. Circa
40.000 bottiglie prodotte, una gradazione alcolica di 12% e un prezzo
leggermente inferiore di 5 euro, un rapporto qualità/prezzo assolutamente
di primordine. Unannotazione personale: è un vino che
migliora annata dopo annata in modo notevole.
Per completare il quadro citiamo il Terre di Franciacorta Rosso
DOC Curtefranca, la controparte meno nobile del rosso descritto
in precedenza, lIGT Sebino Rosso, da cabernet sauvignon
e merlot, un IGT Sebino Novello da uve barbera e merlot
ottenuto da macerazione carbonica, e lIGT Sebino Pinot Nero,
un vino che mi incuriosisce da sempre ma che non ho ancora incontrato.
Come vedete, molti progetti, molti vini, una cantina i cui lavori di ampliamento
stanno per essere terminati dopo tanto tempo, e persone gentili come Annalisa
Cattaneo, che mi ha tenuto compagnia per alcuni minuti mentre Riccardo
Ricci Curbastro si era allontanato per qualche minuto per risolvere piccoli
problemi sorti in tempo reale.
Una battuta, infine, sullannata. Niente grandine qui, almeno fino
a ferragosto, Ho già dato in passato mi dice, pensando
al 60% di danno avuto lo scorso anno, e aggiunge Per adesso va tutto
bene, speriamo che non piova troppo. Temo che, come per molti altri
viticoltori, non sia stato accontentato.
Azienda Agricola Gualberto Ricci Curbastro & Figli
Villa Evelina Via Adro, 37
25031 Capriolo (BS)
Tel. 030 736094
www.riccicurbastro.com
(27/11/2002)
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