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Grasso
è bello.
Intanto se hai posteggiato, se hai messo i piedi a terra, hai il diritto, anzi il dovere, di guardarti attorno, con calma, e ricominciare a volare. Si fa presto a dire balcone, terrazza..... qui il panorama è immenso. L'ampia magione, solida, ben tenuta, elegante, silenziosa, che sovente in Langa chiamasi cascina, si protende sul silenzio attorno, quello verde della vigna, splendida, monfortina. Per la verità puoi spaziare ben oltre in un batter di ciglia, per esempio al Bricco Rovella, alla mitica Bussìa, e, laggiù verso nord (il suo richiamo, una sirena) alla Vigna Rionda di Serralunga. Le prospettive cubiste dei geometrici filari - lo sapete - confondono viandanti e infondono bellezza;quando appaiono i nuovi germogli poi tutto il brutto del mondo ti sembra meno brutto; scontata quindi l'immedesimazione, così come la malinconia, che già prevedi alla partenza. Da abitare, caspita, da vivere un posto così! i racconti avrebbero ben poco bisogno di parole quando sai che alla loro trama basterebbero i colori, le pietre e le cose. D'istinto ho compreso, ancora una volta ho compreso, il forte richiamo della terra e di come confidando in questo solo grande amore si possa piegare un destino; davanti a questo mare dirupato e verde son riuscito persino a immaginare cosa deve esser passato per la testa ad Elio Grasso una ventina di anni orsono: lasciare la città (Torino), il lavoro (la banca), la sicurezza e tutto l'intrìco social-amoroso che costituisce l'ossatura di una vita vissuta, per ritornare al paese natìo, o meglio, alla casa natìa, ha l'aura della scommessa forte, decisiva, una giocata di prima mano senza possibilità di ritorno, che ha dalla sua però la bellezza dei posti, per lunghi tratti inenarrabile, a cui ogni animo contadino -con naturalezza- resta attaccato fin dall'infanzia ed inevitabilmente attratto nell'età matura. Per tentare cosa poi? di far risplendere - luce nuova- le vigne storiche attorno alla Cascina:per esempio la ripida Chiniera e i suoi terreni poveri e sabbiosi; oppure, nella collina di fronte, alla Ginestra monfortina, la Casa Matè e i suoi terreni ricchi, fertili, argillosi. Così é stato, e sono passati molti anni. Oggi ti trovi davanti una famiglia intera dedita alla esclusiva, vitale, impegnativa attività di produrre vino. Ti trovi davanti si fa per dire: Elio è ben difficile da scovare, perchè da quando ha lasciato la città si é talmente immedesimato nell'ambiente da viverlo perennemente nei vigneti, in simbiosi, in ascolto. Alla Cascina ti attende, con tutti gli onori, la moglie Marina, mentre il giovane figlio Gianluca, anima nuova e futuro, stai tranquillo che è giù in cantina, in ascolto pure lui. Loro, i Grasso, un per uno, sprigionano simpatia, semplicità e senso dell'accoglienza spiccati e veri, da signori contadini.
Eh sì, occorre ascolto attento, non c'è niente da fare, perchè 'sti vini sono figli differenti - eclettici e intransigenti - di una terra sola: una delle 10000 bottiglie di Barolo Vigna Chiniera 1998 mi ha rivelato per esempio un quadro visivo denso e bello con un naso elegante e fitto: brilla il frutto dell'amarena in abbraccio intimo con la china e il minerale. Non lesina in armonie floreali, per un impianto di rarefatta eleganza. In bocca è scorrevole e asciutto, estremamente rigoroso nella sua essenziale matrice tannica, eppur fulgida e trasognante nella sostanziale introversione. Non è subitanea l'immedesimazione ma il frutto sincero che ne traspare ti accompagna lungo un percorso sensoriale intimo, sussurrato e sottilmente avvolgente. Può non essere evidente, ma ha struttura e numeri per sorprendere nel futuro.
Ma c'è di più, il Barolo Runcot 1998 ti rende l'idea di quanto espressiva ed invadente sia la presenza del frutto colto in piena, imberbe gioventù; di quanto calore infuso sia capace quella ripida vigna, al punto da apparirti - quel frutto - ancor vinoso. In bocca è teso e dinamico, molto ritmato dalla sapidità e dalla vena acida. Ottimo lo spessore, nitida la trama tannica per un vino il cui futuro lo immagini ricco di intuibili armonie nebbiolesche. Ancora una volta, da terre povere e bianche, tanto vicine tra loro da poterle accogliere in uno sguardo solo, spunta la magia della terra di Langa: la capacità di trasporsi liquida in modi differenti e distintivi, ciascuno con egual dignità di racconto. Ne costituisce illuminante esempio proprio il vigneto Runcot, incollato alla Vigna Chiniera. L'ultimo mio sguardo è dedicato proprio a lui, anzi no, il penultimo; l'ultimo, inevitabile, é rivolto alla bellissima pianta in grande evidenza che marca fortemente il giardino pensile dei Grasso: in realtà trattasi di una sorta di enorme liana che dall'intrico progressivo del suo generoso contorcersi se ne esce fuori come un'impressionista visione modellata ad arte da madre natura. Un simbolo sottile ma forte che mi rappresenta l'unione - pur'essa naturale - di una famiglia contadina, garbata e determinata, che coltiva ai Gavarini - e non lo sa - il dono grande di dar felicità e senso in più a tutti coloro che dei vini, prima di tutto, ne ricercano l'anima e le storie. ....Arrancando sulla stradina in alto, appena dentro la boscaglia, sparisce all'occhio la cascina. E' già ritorno. E' già malinconia. (29/10/2002)
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