|
Pregiati bianchi dei colli di Conegliano: Bellenda,
dei Cosmo
Di luce e di sole. La
Ca' Marcanda di Angelo Gaja
I fratelli Lunelli sbarcano in
Toscana: ecco Podernovo
Beppe Rinaldi. La forza
dell'Idea
Badia di Morrona: il
dominio del territorio
Una
mattinata a San Benedetto di Lugana da Zenato
Pionieri nell'altra Maremma: Azienda
Agricola Villa Patrizia
Fratelli Zeni, vignaioli
in Trentino
Nel
mondo di Elisabetta
La
Bussìa, ed altro ancora, secondo Marco Parusso
Azienda
Agricola Castelluccio
A. A. Gualberto
Ricci Curbastro & Figli
Azienda Agricola Elio
Grasso
Azienda Agricola Panigada
Tenuta Valdipiatta
In archivio

|
|
Una mattinata a San Benedetto di Lugana da
Zenato
di Mario Crosta
I
vigneti di Zenato si trovano a San Benedetto di Lugana, appena fuori Peschiera
sul Garda, proprio sulle dolci colline della riviera meridionale del lago
di Garda. Fondata negli anni 60, lAzienda Vitivinicola
Zenato è una ditta a conduzione famigliare e per il suo fondatore
e direttore Sergio Zenato è diventata unautentica
passione che ha saputo trasmettere, grazie alla moglie Carla,
anche ai figli Alberto e Nadia, che
con grande entusiasmo lavorano con loro. Uomo di idee molto chiare e di
imprenditorialità indiscussa (e come ogni grande uomo ha accanto
una grandissima donna), ha saputo sposare la tradizione vitivinicola dei
monaci benedettini che abitavano da queste parti e quella dei suoi genitori
con la modernità delle più avanzate tecnologie enologiche.
Cosa che non era assolutamente normale quarantanni fa nel generoso
Veneto della campagna più genuina, quando rischiare da soli voleva
dire scommettere con la sorte ed essere capaci anche di non farsi mangiare
dalle banche. Loro ci sono riusciti.
Oggi alla famiglia Zenato appartiene lAzienda Agricola Santa
Cristina con i suoi suggestivi vigneti ai piedi del borgo di San Benedetto,
sul fianco meridionale, il cuore stesso dellanfiteatro morenico
del Lugana, circa 40 ettari dai suoli di straordinaria qualità.
Nel particolare microclima di questo piccolo altipiano, in una posizione
protetta alle spalle dalle basse colline rivierasche, le viti danno grappoli
stupendi. Negli anni 70 la ditta ha cominciato ad esportare in Europa
e negli anni 80 anche verso gli USA e attualmente questi vini perfetti
sono sulla tavola dei più prestigiosi ristoranti di tutto il mondo,
dal Brasile al Giappone fino alla Polonia. Nonostante la presenza piuttosto
recente sui mercati internazionali, i vini di Zenato sono già riconosciuti
tra i migliori e non solo del Veneto, come risulta dalla quantità
di premi e riconoscimenti ottenuti a tanti concorsi, nonché dagli
elevati punteggi assegnati dalle riviste specializzate anche straniere
nel corso degli ultimi anni, quelle che riconoscono i risultati spettacolari
della tecnologia e dellorganizzazione moderna in cantina quando
sono unite allesperienza ed alla passione.
In
effetti, come dice spesso Alberto, il figlio maggiore che si occupa personalmente
dei vigneti e della vinificazione, da tre generazioni in famiglia si applica
una regola non scritta che è insieme punto di partenza e scopo
del lavoro di ciascuno: ottenere una tale qualità di vino che possa
rendere tutti fieri di ogni singola bottiglia che lascia la cantina. Questo
vuol dire attenzione continua, particolare rispetto, amorevoli cure e
grande ordine in vigna, le rose allinizio dei filari, la rucola
ai piedi dei ceppi, zappature frequenti, anche più di tre o quattro
volte lanno, come sottolinea Nadia, piante un po più
basse per trasmettere meglio il tepore dei suoli agli acini, perfino un
impianto di riscaldamento sotterraneo per il vigneto, durante i mesi del
gelo. Inoltre, la selezione primaverile dei grappoli (che lascia soltanto
i migliori sui ceppi), unottima densità di piantumazione
e le costanti cure e pulizie delle parti vegetali assicurano la raccolta
di uve sanissime con rese più basse. La scelta dei lieviti, la
pulizia e ligiene sono mantenuti con crescente attenzione in tutta
la cantina, si avverte la ventilazione naturale anche fra le file delle
barriques e non ci sono muffe in nessun angolo tra le volte a mattoni.
Il processo di vinificazione, che avviene sopra la cantina di maturazione,
tutto acciaio inossidabile con controllo di temperatura, è un modello
di ordine e di decoro.
Saranno
forse piccole cose, in fondo il vino è un prodotto naturale, ma
ognuna di queste umili attività, quando è condotta con il
massimo dellintelligenza lavorativa, anche se incide notevolmente
sui costi ripaga sempre in termini di alta qualità del vino. Ci
vuole un coraggio da leone ad investire cospicue somme in risorse tecniche
ed in formazione del personale per prodotti che daranno dei risultati
economici soltanto alcuni anni più in là, per i nuovi vini
non si sa nemmeno come incontreranno il gusto degli appassionati... Ma
quando si lavora con tale spirito di padre in figlio, la clientela sa
riconoscere in questi vini che consuma con grande piacevolezza quel grande
valore che tradizione, passione e tecnologia hanno messo nella bottiglia.
Si sente il fresco buon profumo della terra e della vegetazione, del sole
e delluva, il vino non si nasconde sotto altri aromi che non appartengono
né alla varietà da cui è generato né al territorio
che lo ha allevato, anzi si sposa meglio con le fragranti pietanze della
straordinaria cucina cui è destinato, come il Ripassa per la costata
alla fiorentina ed il Lugana Riserva per i crostacei.
Bisogna dire subito una cosa, che lascia il segno in chiunque arrivi alla
cantina. Sono gente dal cuore molto grande, generoso, schietto, alla mano,
nasce una sintonia immediata. Camino acceso nella saletta rustica del
podere Massoni, quattro camere pronte per gli amici che giungono da lontano,
atmosfera famigliare daltri tempi, certamente la stessa in cui vissero
i nonni, di cui si avverte la presenza anche quando se ne parla appena,
sui volti si notano gli occhi lucidi, si pensa subito a quali fatiche
e sacrifici furono necessari per poter emergere con la qualità
del vino in un mondo che fino a pochi anni fa premiava soltanto i furbi.
Quando si parla di queste generazioni di umili, ma autentici, fondatori
della nostra patria, viene subito immediato chiedere il perchè
di una bottiglia di Amarone già aperta e portata appositamente
lì e messa sulla tavola con sentimento. Questi Amarone sono più
buoni quando sono aperti il giorno prima, forse anche due, suggerisce
Sergio. Due anni e mezzo in botti medie di rovere di Slavonia e un anno
in bottiglia non sono uno scherzo per vini che amano laria aperta
e la libertà ed esprimono il meglio di se stessi in questo modo
singolare, ben noto agli anziani, che ne consigliano anche una temperatura
di beva che possa variare da quella di cantina a quella da tavola, in
modo da sprigionare in successione ordinata tutti gli aromi ed i gusti
di cui sono capaci, un fiore dopo laltro.
Una vera sorpresa lAmarone Riserva Sergio Zenato bevuto in
questa maniera, osiamo pronunciare un termine che non si può più,
maledetti francesi, cioè leccellenza, il cru
da cui si ricava anche il Ripassa Riserva Sergio Zenato (vigneto
SantAmbrogio, collina sui 200/250 metri s.l.m., 3000 piante per
ettaro, 19 gemme per ceppo). Il Ripassa è figlio prediletto dellAmarone,
in quanto è un vino Valpolicella già pronto che a febbraio
preferisce passare sulle stesse vinacce che in quel mese sono state appena
pigiate (dopo lappassimento in piccole cassette, grappoli soltanto
affiancati ad un solo strato) per fare lAmarone. Quindi rifermenta
ancora cinque giorni e si riscalda il cuore, prendendo tutti i colori,
i profumi ed i sapori della frutta a grappolo, matura altri 18 mesi, parte
in grandi botti di rovere di Slavonia e parte in barriques, poi almeno
sei mesi di affinamento in bottiglia. Intenso, fine, armonico, vellutato,
persistente, corposo, una vera goduria.
Se i rossi scatenano meraviglia e ci riportano a ben altri tempi, alle
castagne ed alle pannocchie arrosto, è con i bianchi che il futuro
appare più bello, almeno per le trasparenze adamantine ed il sapore
cristallino dei meravigliosi vini bianchi dellAzienda, a partire
da un fragrantissimo Chardonnay. Buono il Lugana Riserva Sergio Zenato
(invenzione della moglie Carla e della figlia Nadia, assicura Sergio),
molto richiesto e premiato, nato per soddisfare il gusto del mercato americano,
ma noi anzianotti, si ride e si scherza, continuiamo a preferire il Lugana
di San Benedetto normale, quello con il gusto pulito della tradizione
famigliare.
Fra tutti i grandi vini di Zenato, vorrei spendere una parola proprio
per questultimo (last but not least), che a mio parere rappresenta
meglio questo territorio e la sua gente, anche per la mia dichiarata simpatia
per tutti i vini che non sono artefatti per esigenze commerciali, quei
vini che forse non riceveranno i premi della cosiddetta critica impegnata
(dedita ormai ad applaudirsi fra vini che solo i collezionisti possono
permettersi), ma che sono più graditi certamente in tavola.
Questo
piccolo tesoro forse non avrà labito da sera e la gioielleria
di marca, ma le sue scarpe portano lontano, nella sua semplicità
cè dentro tutto il sogno di chi ha deciso a suo tempo di
fare grossi sacrifici per metter su cantina e farsi strada anzitutto fra
i severi critici del posto, abituati ai sapori della tradizione, alle
ragazze dalle gote rosse, ai bambini in triciclo in mezzo alle oche ed
alle feste di campagna con la fisarmonica. Perciò: Lugana di
San Benedetto 2001 Zenato. La sua produzione è limitata. Ha
un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, profumo delicato
e gradevole, sapore fresco, morbido, carezzevole. Gradazione minima 12%.
Vitigno: trebbiano di Lugana al 100%. Altitudine media dei terreni: da
60 a 80 metri s.l.m. Tipologia del terreno cretaceo-argilloso, sistema
dallevamento guyot semplice o doppio ma corto, densità dimpianto
da 3700 a 4000 piante per ettaro, resa massima 100 quintali duva
per ettaro. Raccolta manuale e vendemmia fra lultima decade di settembre
e la prima decade di ottobre. Pressatura orizzontale soffice e fermentazione
in acciaio inox a temperatura 18/20°C.
È un vino di grande piacevolezza, adatto con i pesciolini fritti,
i pesci del lago ma anche quelli provenienti dallAdriatico, soprattutto
le anguille, niente male con le salsicce, i salumi ed il pane sfornato,
i formaggi freschi, tutti i primi piatti delicati e genuini della cucina
campagnola. Questo Lugana è vino di compagnia, un bellaperitivo
che ci fa poi dimenticare, un bicchiere dopo laltro, che ancora
si deve pranzare, il vino bianco più sincero che ci si possa augurare.
Tutto Sergio, compreso i suoi simpatici capelli bianchi e la sua cordialità.
La moglie e la figlia si sono coalizzate invece (ah! benvenute donne del
vino...) per il bel vestito del Lugana Riserva, dalle viti più
vecchie del podere e con una produzione limitata a 70 quintali per ettaro.
Una raccolta leggermente tardiva, fermentazione in barrique per circa
3 settimane, dopo i primi 3-4 giorni in serbatoi inox, maturazione in
barriques nuove per circa tre mesi, affinamento con ritorno per sei mesi
in serbatoi inox e per altrettanti in bottiglia, prima della commercializzazione,
vino per lo più destinato ai ai gusti cosiddetti internazionali.
Il colore è oro chiaro con riflessi brillanti. Al naso si evidenziano
profumi più intensi e fini note floreali, anche di cedro e di frutta
esotica. Il gusto si presenta ben equilibrato, con persistente percezione
aromatica, evidente lo spessore cosiddetto internazionale rispetto al
primo, sembrano proprio due generazioni simpaticamente in conflitto. Adatto
ad innumerevoli abbinamenti gastronomici, specie di pesce, crostacei,
frutti di mare, è superbo anche da solo. Però con Sergio
ci strizziamo locchio, checché ne dicano i mercati doltreoceano,
il nostro Lugana San Benedetto senza fronzoli è ancora un buon
fratello maggiore, per niente antiquato e soprattutto non è caro,
se ne può bere di più.
Scusate se è poco.
15 aprile 2003
|