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Girandola Quinta: la rivoluzione sta nella testa.
La Bussìa, ed altro ancora, secondo Marco Parusso.
Girandola
Marco Parusso ama i suoi vini. Non perché siano suoi, anzi, la curiosità e il guardarsi attorno sono doti ben presenti nella sua sensibilità di vignaiolo, ma perché sono figli della terra. Creature distintive e individuali a cui non puoi limitare l'espressione, o la vita. Lo so, l'ho percepito ascoltandolo, nella sua frenetica, affascinante cavalcata affabulatoria fatta di storie, incazzature, incanti ed intendimenti, che non si priverebbe di nessuno dei cru che ha visto nascere e che ha fatto nascere. Troppo doloroso. Troppo ingiusto. Eppure le acquisizioni crescono, fra poco un nuovo barolo dei miracoli si affaccerà dal vigneto Mosconi. Saranno sei allora i barolo della casa. Mica pochi. Che fare? Intanto la cantina. Quella cantina, così ben integrata nel vasto e trasognante paesaggio di Bussìa, è spettacolare e confortevole, pensata e realizzata con enorme sensibilità ed ingegno. Tre piani, tutto per caduta, grande razionalità, ottime tecnologie, tanti locali -ciascuno climatizzato in maniera indipendente- nei quali poter svolgere al meglio un solo tipo di lavoro. "In cantina occorre fare il minimo con studiato raziocinio e risparmio di energie, queste ultime vanno dedicate solo e soltanto alla campagna", così come ha fatto fin dagli esordi, lui, giovane autoctono di bella speranza, diplomatosi enologo alla scuola di Alba, che per scherzo -così dice- trasforma quella che per tradizione era stata una famiglia di allevatori in famiglia vignaiola. La sorella Tiziana, oggi anima delle relazioni e dell'accoglienza, è con lui fin dall'inizio. Vigna Munie, 1989, il suo primo acquisto. Già attiva la Rocche, da cui proviene il primo barolo targato Parusso, annata 1986. Ebbene, sono seguiti da allora dieci anni di riassestamento viticolo e di reimpostazione della vigna, per terre abituate alla promiscuità varietale. Poi le idee forti, la ricerca assidua dell'anima dei singoli vigneti, l'impostazione moderna delle vinificazioni (dal 1994 tutte barrique) compreso l'uso, in taluni casi, dei rotomaceratori.
Quei vini, che vi racconto oggi, hanno dentro un anima bella, distintiva, dignitosa, pura. Hanno la capacità di partorire storie, di impronta moderna e fascino antico, di quelle che non smetteresti mai di ascoltare. Di quelle che più ci penso e più mi vien voglia -armi e bagagli- di reinventarmele di nuovo, ancora una volta, cangianti, confortevoli, suggestive, su per le strade assorte e silenziose della Langa che non ho. Il Bricco Rovella Bianco 2000 , tanto per cominciare, è di un giallo cremoso e denso e ti circuisce lentamente con traiettorie profumate ampie, suadenti, raffinate, soffuse e felpate, di sospirato abbraccio: ci stanno il sottobosco e la pesca bianca, e tanta sana mineralità, ben leggibile sotto la scorza amabilmente fumé dei contorni. In bocca è sapido ed elegante, fresco e meditabondo, con il frutto lodevolmente fuso al rovere. Sentita la cremosità, assente la stucchevolezza. Si sofferma su aromatiche nuances di erbe, e te ne compiaci, poi ne osservi ancora il peso e la finezza, e dimentichi volentieri le discontinuità palesate a mezza via. Lo senti vino diverso e dignitoso, prova di forza e scommessa pazza per un vignaiolo che non teme scommesse, per amor di terra.
Il Bricco Rovella Rosso 1999, in cui prevalente è il nebbiolo (poi vengono barbera e cabernet sauvignon), dimostra sincero e schietto la sua vena aromatica, con la ormai tipica propensione verso gli umori di ghianda e di sottobosco a cui unisce importanti pulsioni floreali (di violetta), fruttate (di ciliegia rossa), "pasticciere" e fumé. In bocca ha il passo fuso e diretto, di notevole continuità e scorrevolezza. Nessuna asperità o ritrosia sul cammino, soltanto un tannino austero e leggermente asciutto. Sono contento pure della dignità trasmessami dal Barolo Piccole Vigne 1998, e della sua classica impostazione aromatica: rarefatta, eterea, struggente, malinconica. Il palato è serrato e sapido, di buona continuità e vitalità, e sa mantenersi vibratile, a suo modo, per tutto lo sviluppo. Mi mancano lo spessore ed il passo travolgente dei migliori ma ne apprezzo invero il genuino richiamo alla terra, il costante ammiccamento alla eleganza, ben oltre il corpo e la prestanza. E a proposito di eleganza, difficile non imbattersi in lei quando hai a che fare con il Barolo Mariondino 1998. Le giovani vigne omonime, sotto la cura di Marco, iniziano a dare i frutti sperati ed il vino, anno via anno, pare risalire sicuro la china della piena consapevolezza e della dignità di cru distintivo in odor di Castiglion Falletto. Oggi io l'ho scoperto carnoso, intenso, variato, accattivante, raffinato, istintivo e piacevole, felpato ed amichevole. Molto belli i ricami suoi floreali, nettissima e matura l'amarena, così come morbida e grassoccia la bocca, in cui risplende più di tutte quell'essenza profondamente minerale, soffusa ma costante, che pare accomunare molti dei vini di Marco. Eppoi, pur essendo la prima annata in commercio,io sono rimasto molto colpito dall'equilibrio e dall'armonia del Barolo Bussìa Vigna Fiurin 1998. In particolare molto coinvolgente mi è apparso il naso: caldo, propositivo, di rara intensità e suadenza, fruttato e speziato. In bocca dimostra già di possedere doti non usuali di sapidità e tensione, con la costante dell'eleganza infusa. Di gran fascino, non c'è che dire, al punto da tramutarsi in beneaugurante messaggio, in futuro glorioso. Necessarie, forse, le vecchie vigne che lo generano. Molto buono, riconoscibile e sempre particolare, il Barolo Bussìa Vigna Rocche 1998 mi offre rintocchi minerali marcati e belli, su frutto serrato e maturo. Il quadro che ne trai è oggi più rarefatto rispetto alla estroversione e alla istintività di un Mariondino, o alla fragranza impeccabile del Fiurin, quasi da apparirti d'acchito soffuso e sfumato, poco imbrigliabile o definito. In bocca però, già da ora ch'è giovincello, ne misuri appieno le doti di sostanza, rigore, tensione. Lì è in grado di regalarti concentrazione e frutto, lì non lesina davvero in carattere ed impronta. Lì dimostra tutta la sua individuale personalità, solida e raffinata, che a lui si addice.
Alla fine, passati gli stordimenti, in testa restano le parole di Marco e le ragioni di un attaccamento così sentìto per ognuno dei suoi liquidi figli: medesime le coccole e le attenzioni in vigna ed in cantina eppure, immancabilmente, carattere e personalità -nei vini che bevi- ti appaiono totalmente differenti. E' la terra che decide le sorti. E' lei che le deve decidere. Inevitabili, per ogni vignaiolo, la curiosità e il rispetto, a conoscere la propria terra e sostenerne i sogni; inevitabile, per chiunque altro, l'ascolto delle mille voci, che sono di quella terra (Veronelli insegna) il canto. Come puoi pensare d'altronde, di fronte a tante belle voci, di sopprimere foss'anche solo un canto? 20 dicembre 2002 Le foto: Vigna Munie, di maggio, dal Bricco Rovella - Marco e Tiziana Parusso
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