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Pionieri nell'altra Maremma: Azienda Agricola
Villa Patrizia
di Riccardo Farchioni
Mentre
percorriamo la sottile strada li vediamo, laggiù, lontani ma chiari
e, nella distanza, imponenti. Vediamo il Castello di Poggio alle Mura,
vediamo la Torre di Argiano. Laggiù termina il senese, e termina
con esso quella parte assai blasonata della viticoltura toscana che inizia
sotto Firenze e che con Montalcino ha il suo grandioso colpo di
coda.
Ma noi siamo dallaltra parte, abbiamo attraversato una sottile invisibile
barriera (che poi è, concretamente, il confine politico fra la
provincia di Siena e quella di Grosseto), è come se un vetro sottile
ci separasse da tutto quello che da Montalcino in su significa per lenologia
italiana. Noi siamo ormai al di qua del vetro, per utilizzare
ancora questa immagine: siamo entrati in quella vasta denominazione che
si chiama Montecucco, una denominazione che - sentiamo sussurrare da più
parti va assolutamente tenuta docchio. Siamo già in
Maremma, ed in un certo senso in un'altra Maremma, che non è
quella del Morellino e dei grandi investimenti, è meno "California
della Toscana": è la Maremma alta ed interna, che è
iniziata, geograficamente, con il versante occidentale del Monte Amiata.
E se dal punto di vista vitivinicolo la Maremma costiera raccoglie il
testimone e si confronta con una realtà in ascesa ma affrontabile
ad armi pari come la Val di Cornia, quella interna ha quel
Castello di Poggio alle Mura e quella Torre di Argiano a fargli da monito,
da lontano. Ed al Montecucco tocca reggere il confronto.
E
cosa significa operare entro una denominazione come il Montecucco, che
comprende un grande territorio ed un pugno di produttori, e poca, pochissima
tradizione? Significa poter dire: io sono venuto qui ed ho piantato vigne
dove prima non non ce nerano; ho, in qualche modo, iniziato una
nuova viticultura. O poter dire, come fa Romeo Bruni che ha fondato
lAzienda Agricola Villa Patrizia: Quando sono arrivato
qui, mi sono sentito un viticultore fra i pastori. Era il 1968,
ed è stata la passione a fare iniziare questa attività che
ha avuto la classica svolta dellimbottigliameno nel 1980, anno nel
quale si iniziò la produzione di un Bianco di Roccalbegna.
Romeo
Bruni è persona quadrata e precisa, appassionato del
lavoro manuale svolto con attenzione, autodidatta quando ce nè
bisogno, strumento ideale dunque per eseguire con cura ma anche con un
certo grado di creatività, diremmo, le istruzioni di Stefano
Chioccioli, enologo dal successo fulminante e consulente esterno.
Ma certo, se nellombra cè il suo impegno e la sua precisione,
alla luce cè visibile lenergia e il simpatico piglio
deciso di sua figlia Patrizia Rossetti, alla quale peraltro si
deve il nome dellazienda. E la famiglia, tutta assieme, restituisce
quella immagine di schietta simpatia e non costruita comunicatività
che non è difficile del resto riscontrare nella gente di questa
parte di Toscana ancora da scoprire appieno.
Tutta la storia di Villa Patrizia è stata una storia di piccoli
passi, di acquisti fatti con giudizio che hanno consentito, solo grazie
ai progressi dellazienda, di arrivare agli attuali dieci ettari
dei quali quattro (sangiovese grosso) sono allinterno della denominazione
del Morellino di Scansano andando a formare di fatto unaltra linea
di produzione. Una seconda linea che, come vedrete dallesito delle
degustazioni, sta acquisendo una importanza straordinaria e che rende
possibile un interessante confronto diretto, nellambito di una stessa
mano, fra i risultati dei due territori maremmani.
La produzione ha uno spettro piuttosto ampio, che comprende anche una
parte in bianco; nella casa madre di Roccalbegna
si producono infatti lAlteta (chardonnay e sauvignon) e lo
Sciamareti (malvasia 85%, chardonnay e sauvignon) per
un totale di 10mila bottiglie, e nel sentirne parlare avvertiamo un particolare
affetto condito da un lieve senso di sfida. Ma le carte, naturalmente,
si giocano sullOrto di Boccio, blend di sangiovese
con un 20% di merlot (che in prospettiva arriverà al 40%), IGT
fino al 1999 e dal 2000 entrato a far parte delle denominazione Montecucco
DOC, prodotto in misura di diecimila bottiglie, nel quale la massa effettua
la fermentazione malolattica in barrique (a taglio già avvenuto)
e poi vi affina per un anno circa. La restante produzione in rosso vede
un Morellino di Scansano Riserva ed il Morellino
di Scansano Le Valentane, sul quale conviene, lo anticipiamo,
tenere gli occhi ben puntati.
Le
nostre degustazioni iniziano con lo Sciamareti 2001 che presenta
belle sensazioni olfattive, penetranti e di discreta persistenza impostate
su un quadro di buona dolcezza nel quale si inseriscono le pungenti venature
del sauvignon e dove riconosciamo gli apporti di lavanda, glicine, fiori
gialli, tè, pompelmo dolce. Un carattere estroverso confermato
in un palato di buona consistenza, anche se un tantino in discesa e con
una carica nel finale che avremmo voluto più decisa.
Il
Montecucco Rosso Orto di Boccio 2000 (13.5%), dal colore rubino
violaceo cupo, ha al naso un impatto immediato e caratteriale, quasi violento,
fatto di frutta nera, goudron, note terrose (forse un tantino ineleganti)
e minerali. Lentrata in bocca è caratterizzata da sensazioni
balsamiche e mentolate, cè spalla, potenza e struttura, ed
un finale con lunghe risonanze improntate sul frutto più dolce
e su un tannino che lascia forse la bocca leggermente asciutta.
LOrto di Boccio 1999 (13.5%), dal colore rubino violaceo
con unghia leggermente decolorata, mostra uno spettro olfattivo più
docile con iniziali sensazioni di grafite, affiancate successivamente
da bella mora matura, sfumature balsamiche e cenni floreali. Al palato
sentiamo una consistenza media, freschezza e qualche cenno vegetale; il
finale è anche in questa annata siglato da un ritorno fruttato
fresco e persistente.
Passiamo ai vini prodotti nella denominazione del Morellino di Scansano
con il Morellino di Scansano Riserva 1999 (13.5%) che presenta
un olfatto di buona finezza e dal frutto rosso fresco e piacevole. In
bocca ha discreta consistenza, un peso non imponente ma ancora bella piacevolezza
fruttata e, nel finale, tannino di buona trama.
Bella
sorpresa è senzaltro il Morellino di Scansano Le Valentane
2000, dalle ampie sensazioni di prugna matura rese eleganti da austere
risonanze minerali; un olfatto di bellimpatto che in un secondo
momento propone note di liquirizia dolce e cioccolato. Al palato si avverte
bella sostanza, spalla, compattezza e qua e la qualche sbilanciamento
verso caratteri di surmaturazione del quadro fruttato, soprattutto nel
finale.
Grande promessa (anzi, grande realtà) è infine il Morellino
di Scansano Le Valentane 2001, che imbottigliato nel 2003 verrà
immesso nel mercato alla fine dello stesso anno. Colore cupo, impenetrabile,
e olfatto profondo, intenso, nel quale carnose sensazioni di frutta nera
si mescolano con note di sottobosco e terra a formare un quadro che naturalmente
è ancora da aprirsi completamente ma che è già di
notevole caratura. Al palato sentiamo un vino quasi solido,
con un frutto masticabile tenuto insieme con una compostezza che mancava
allannata precedente.
Un assaggio questo che invita a tenere docchio questa azienda anche
in futuro.
Azienda Agricola Villa Patrizia
58050 Cana Roccalbegna (GR)
tel. 0564/982028
fax 0564/982140
10 marzo 2003
visita in azienda effettuata il 23 novembre 2002
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