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I titoli
L'imprenditore: meno vincoli all'assunzione di personale per essere piu'; competitivi e battere i concorrenti esteri. «Il futuro del vino? Sarà sicuramente globale» SOLE, acqua, manodopera: queste le tre chiavi di volta del «Sistema-vino», una formula antica come il vino stesso, ma che oggi, con i cambiamenti climatici e sociali sempre più evidenti, si ripropone in tutta la sua importanza. Non per niente i paesi emergenti nella vitivinicoltura mondiale sono quelli che possono contare stabilmente su questi elementi (o hanno saputo, nel caso dellacqua, ovviare ai problemi con luso di efficaci tecniche di irrigazione). In Italia per vincere questa sfida è sempre più marcata la tendenza dei grandi imprenditori del settore ad investire in nuove aziende nel Centro-Sud: hanno fatto così, per citare qualche esempio particolarmente significativo, la famiglia Gancia, Paolo Marzotto e, soprattutto, Gianni Zonin, che ha aggiunto alle sue sette tenute del nord quattro aziende in Toscana, una in Sicilia ed una in Puglia. Dottor Zonin, la «marcia verso il sole» è un fatto irreversibile per la nostra vitivinicoltura? «Per produrre vini di gusto internazionale, come da tempo sono Cabernet Sauvignon, Merlot, Sangiovese e Shiraz, oppure vini tradizionali di certe aree, ma molto vicini a questo tipo di gusto, come il Nero dAvola, lInzolia, lAglianico o il Primitivo di Manduria, direi proprio di sì». Nelle regioni più solatie cè però il problema della siccità e di temperature spesso africane. «Sì, ma sono problemi superabilissimi con lirrigazione a goccia e la vinificazione a temperatura controllata». Quali sono le aree più promettenti per soddisfare le richieste di questo mercato? «Certamente la Sicilia e la Puglia, a cui aggiungo senzaltro la Maremma: non per nulla i miei più recenti acquisti sono stati il feudo dei Principi di Butera, presso Caltanissetta, le Masserie del Conte Martini-Carissimo, nella penisola salentina, e la Fattoria Pian del Bichi in provincia di Grosseto. In tutto 800 ettari». Che costituiscono più della metà dei terreni di sua proprietà, compresi quelli che ha in Usa, nel cuore della Virginia. Lobiettivo della Zonin è una produzione globalizzata? «Sono convinto che il futuro della vitivinicoltura italiana non possa prescindere da unottica positiva di globalizzazione. E lunica strada che vedo per controbattere la concorrenza dei grandi vini stranieri, anche perché secondo me, nei prossimi cinque-dieci anni, il consumo nella fascia alta di qualità aumenterà: si aprono nuovi spazi in Europa, crescono quelli di americhe ed Australia, ma, soprattutto, cè la grande chance della Cina e dellIndia. Un mercato che si giocherà tutto su vini di gusto internazionale». E i nostri grandi vini? «Resteranno grandi e richiesti, ma il loro mercato lo hanno già e la produzione non può aumentare più di tanto. Sono vini per consumatori fedeli». Perché, come sono invece i nuovi consumatori? «Curiosi, alla ricerca di spunti inediti e quindi sempre meno fedeli ad ununica tipologia. Bisogna rendersi conto che il vino, oggi, è un prodotto di mercato puro, governato solo dalla legge della domanda e dellofferta di qualità». A proposito di qualità, che valutazione dà della vendemmia 2001? «Ancora in crescita. Ormai, dal 1997, stiamo andando verso la norma di una classificazione a cinque stelle. Per quanto riguarda la produzione delle mie aziende batterà di una buona lunghezza quella dellanno scorso e, mi creda, non è un giudizio di parte. Però ci sono altri problemi». Quali? «Quelli di manodopera, che daltronde si presentano non solo in tempo di vendemmia: ci sono troppi vincoli allassunzione di personale, soprattutto stagionale. Serve una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro per evitare che i costi diventino proibitivi». (La Stampa, 16/9/2001) Il
Roero incorona la vendemmia.
Gianpaolo Marro MONTALDO ROERO Orgogliosi del vino e del paesaggio. Oggi il Roero celebra la vendemmia e presenta l'annata '99, una produzione da 800 mila bottiglie che promette un nuovo sviluppo, dopo aver conquistato il mercato estero ed in particolare quello tedesco e dOltreoceano. La giornata sarà una celebrazione del territorio, della cultura enoica e della gastronomia. Un'occasione per rivendicare e ribadire la tipicità, l'unicità di questarea piemontese. Il vino Roero, nobile, si produce nelle terre del Nebbiolo ed è il figlio di questo vitigno: una successione di profumi fruttati dal lampone alle fragole, ciliegia e un retrogusto di liquirizia. Oggi il vino (nell85 ha ricevuto la consacrazione della Doc) punta sulleccellenza ed in questo senso si colloca la revisione del disciplinare che mira a rese ad ettaro inferiori ed a un periodo dinvecchiamento prolungato. Il percorso che si sta seguendo è della memoria enoica e della valorizzazione del terreno, geologicamente più giovane rispetto all'area di Langa. E il vino ha caratteristiche proprie ben precise: più delicato nei profumi e con una chiara eleganza che lo distinguono rispetto al Barolo e al Barbaresco, gli altri due figli del Nebbiolo. Ma il territorio del Roero è il paesaggio delle Rocche (un fenomeno di erosione che racconta la storia di queste terre) e dei crotin (utilizzati come «frigoriferi naturali», stalle, ricoveri per attrezzi e cantine per conservare la foglia dei gelsi). Oggi il Roero rende omaggio a questo patrimonio. La giornata sarà una festa della vendemmia, indetta dall'enoteca regionale del Roero presieduta da Luciano Bertello, all'insegna di un itinerario proprio fra rocche e crotin fra Santo Stefano Roero, Monteu e Montaldo Roero. Un mix fra paesaggio dal passato medievale, cultura, vino e tradizioni contadine per poi terminare con una grande cena sul ponte sospeso sulle rocche che è una cerniera fra le due anime del Roero: e così la cena sarà un incontro a tavola fra le castagne della Madonna, le tinche di Ceresole, il peperone corno di bue di Carmagnola, la salsiccia di Bra e i funghi e dal Tanaro arriveranno uva, vino, frutta e verdura. Il ponte dei sapori sarà poi un motivo in più per dare il benvenuto alla Comunità collinare del Roero che abbraccia anche Carmagnola. E non mancheranno due gioielli riscoperti di una tradizione contadina: l'uva molle di Montaldo regina delle uve da tavola di fine Ottocento ora quasi introvabile e il sansup (pane d'uva fatta appassire). E in più un omaggio alle pesche Beicme ben (guardami bene), varietà storica dell'ortofrutta roerina. Centro della giornata sarà un appuntamento con la cultura: alle 17 alla torre medievale incontro con gli scrittori Nico Orengo e Francesco Biamonti e con il critico letterario Giovanni Tesio. Si dialogherà su «Rocche bianche e terre blu: sguardi di Roero e di riviere». Uno sguardo del territorio a 360 gradi. Quindi il momento della vetrina del Roero con la presentazione dell'annata '99 a partire dal Roche dampsej, un cult prodotto da Matteo Correggia, un viticoltore recentemente scomparso che ha aperto nuovi orizzonti a questo vino. (La Stampa, 16/9/2001) E'
iniziata con due settimane di anticipo la raccolta delle uve destinate
alla produzione del "Colli della Sabina". Vendemmia 2001, vino
superiore. Enzo Nesta (Vicosa): "La stagione si preannuncia di grande
qualità"
di ALESSANDRA LANCIA Pompei, il vino dei romani a 2000 anni dall'eruzione. Pronta la vendemmia con vitigni riprodotti dagli scienziati dell'enoarcheologia Ottanta per cento «Piedirosso», il resto «Sciascinoso». Gli esperti riconosceranno la carta d'identità del vino di Pompei riprodotto, con l'aiuto della studiosa Anna Maria Ciarallo e del sovrintendente Pier Giovanni Guzzo, dai tecnici dell'azienda vinicola Mastroberardino. «Un vino rosso, importante e strutturato», prevedono che sarà il risultato della prima ricerca di enoarcheologia: 1000 bottiglie. Siamo quest'anno alla terza vendemmia nell'ettaro di vigna, con uve macerate a freddo, affinato in botti di legno e in vetro. La prima uscita ufficiale per questo prodotto dell'antichità rivisitato, per arrivare al quale, oltre agli studi di paleobotanica, si è passati per le ricerche degli ampelografi, i superesperti capaci di riconoscere i vitigni dalle pitture murarie dell'antica città. «Siamo partiti dalle informazioni dei testi classici spiega Ciarallo l'uso del vino era diffuso anche nella farmacopea e alimentava il commercio». Scene bacchiche, dunque, a Pompei. Saranno ambientate nel Foro Boario, la Casa della Fontana a Mosaico, la Casa della Nave Europa e in altri due vigneti. Nel '96 a Pompei fu piantato Piedirosso e Sciascinoso, e in percentuali sperimentali la Aminea Geminens (corrispondente all'attuale Greco) come bianco. «Mastroberardino punta sulla riscoperta dello Sciascinoso, un vitigno vesuviano non più usato spiega Enzo Irlante, decano dei sommelier titolare di una enoteca al S. Carlo vinificheranno alla francese e in base ai risultati faranno una cuvée in percentuali variabili. La pioggia ha raffreddato il clima, ma non ha danneggiato il vigneto». La vendemmia è prevista per il 21, ma, secondo Piero Mastroberardino, tutto potrebbe slittare di qualche giorno. (st. cerv.) (La Repubblica - Napoli, 19/9/2001) La
Tasca d'Almerita lancia la malvasia e la Regione prepara un comitato per
i doc
La tasca d'Almerita sta per lanciare per la prima volta sul mercato un vino dolce: la malvasia. «Verrà prodotto nel 2003 dopo una fase di sperimentazione», ha detto il presidente dell'azienda Lucio Tasca. Le uve saranno prodotte in un terreno di sei ettari a Salina. La notizia è stata ufficializzata ieri al termine di un incontro al quale ha preso parte l'assessore regionale all'Agricoltura Giuseppe Castiglione. «La Regione sta valutando - ha detto Castiglione - le proposte dell'Assovini per far accrescere la qualità del vino in Sicilia. Sfrutteremo i fondi di Agenda 2000 e presenteremo un accordo di programma con il governo nazionale per destinare le risorse più cospicue alla promozione e commercializzazione dei vini». Č in cantiere un comitato regionale per i vini doc. (La Repubblica - Palermo, 20/9/2001) Cantine fantasma truffavano la Ue. Intascati contributi per sedici miliardi, in manette il clan Bonomo. Quattordici persone arrestate dalla Guardia di finanza. Le pratiche per l'istruttoria erano falsificate alla perfezione FRANCESCO VIVIANO La firma del certificato antimafia era quella del prefetto, quella dei vari ispettorati agricoli, dell'Aima, della Camera di Commercio, erano dei rispettivi dirigenti, tutta la documentazione era protocollata, vistata e autenticata. Ma era tutto falso. False, meglio inesistenti, anche le "Cantine Sociali" che sulla carta producevano vino ed altri derivati che permettavano ai "proprietari" ed ai "soci" delle cantine di richiedere ed ottenere dall'Aima e dall'Unione Europea contributi e finanziamenti per decine di miliardi di lire. La pacchia ieri è finita. I 14 falsi produttori di vino ed altri soci delle cantine vinicole che esistevano solo sulla carta, sparse tra Palermo, Borgetto e Partinico, sono finiti in galera con l'accusa di associazione per delinquere, truffa e falso. Ad arrestarli sono stati gli uomini della Guardia di finanza di Palermo su richiesta del gip e dei sostituti procuratori di Palermo, Gianfranco Scarfò ed Ennio Petrigni che per mesi hanno coordinato l'inchiesta delle fiamme gialle che ieri hanno impiegato un centinaio di uomini per arrestare i truffatori e per sequestrare atti e documenti nelle loro abitazioni, nei loro uffici ed in altri uffici pubblici. Tra gli arrestati il fratello, il figlio e il nipote di un nome noto e blasonato, quello del boss Salvatore Bonomo di Partinico, latitante da molti anni. Ed il cuore e la mente della truffa era proprio a Partinico, l'ex patria del vino adulterato con lo zucchero e che negli ultimi anni ha cambiato metodi per fare sempre soldi in maniera illegale. La truffa era ben architettata. Bonomo e gli altri avevano messo su una vera e propria organizzazione, utilizzando tutti i moderni sistemi dell'informatizzazione e della falsificazione di atti e documenti che erano tali e quali a quelli in uso ai vari uffici pubblici. Dal timbro alla firma del prefetto e degli altri funzionari pubblici che, a vario titolo, debbono accertare e certificare tutta quella parte burocratica relativa alle aziende che producono e che chiedono finanziamenti statali, regionali e comunitari. La banda di Bonomo si era attrezzata in maniera egregia. Dalla documentazione che loro fornivano per chiedere ed ottenere i finanziamenti pubblici ed europei risultava che erano titolari di aziende vinicole, di terreni a vigneto, di cantine sociali con tanto di iscrizioni alle camere di commercio ed alle varie associazioni di categoria. Con questo sistema si sarebbero messi in tasca sedici miliardi di lire senza però avere i requisiti necessari per ottenerli. L'inchiesta della Guardia di Finanza è relativa alle "vendemmie" del 9798 e 9899 ma la banda era già pronta a chiedere i contributi anche per l'ultima vendemmia. Le fiamme gialle sono però intervenute in tempo bloccando gli ultimi contributi miliardari in arrivo. L'indagine era nata lo scorso anno quando in Procura era giunto un dettagliato rapporto dell'ispettorato centrale repressioni frodi agricole di via Libertà che ha competenza sulla Sicilia occidentale. In quel rapporto si segnalavano alcune "anomalie" relative ai contributi e finanziamenti ottenuti dalle aziende vinicole prese in esame. L'inghippo era stato scoperto perché era stato fatto una sorta di riscontro incrociato tra i contributi richiesti e quelli ottenuti dalla aziende che risultano iscritte in uno speciale elenco. Da questo raffronto era emerso che le aziende finite sotto inchiesta non risultavano negli elenchi giusti, anzi non esistevano nemmeno. A quel punto la Procura ha sguinzagliato gli uomini della Guardia di finanza che in pochi mesi hanno ricostruito tutto l'iter truffaldino individuando i responsabili che sono stati arrestati e sequestrando tutta l'attrezzatura, informatica e cartacea utilizzata per elaborare i falsi documenti, compreso quello antimafia. (La Repubblica - Palermo, 20/9/2001) Il futuro. I vitigni all'Università Anche nei secoli passati, il vino di Montefalco
ha costituito una sorta di “passaporto" per Montefalco, tanto che
ne faceva omaggio a personaggi illustri, come Papi, Principi e cardinali.
La viticoltura veniva praticata anche all'interno del centro storico.
Ancora oggi, dentro le trecentesche mura della città è possibile ammirare
molte vigne storiche: la più vecchia, 150 anni, si trova nell'orto del
convento di Santa Chiara. Tre racconti per brindare alle nozze tra vino e letteratura. Martedì a Marsala la premiazione del concorso letterario bandito da una casa vinicola. Oltre cento testi dedicati a storie di uve pregiate SALVATORE FERLITA «Brava gente, bevitori illustrissimi, e voi, preziosissimi gottosi...»: con questo inequivocabile incipit Francois Rabelais, nel divertente prologo a Gargantua e Pantagruel, circoscriveva i destinatari della sua opera, le cui pagine sembrano quasi essere state vergate non con l'inchiostro, ma direttamente col vino. Anzi, ad un certo punto del libro, ci si imbatte in alcune esilaranti «conversazioncine» sul bere, nel corso delle quali allegri beoni si scambiano vivacissime battute, del tipo: «L'appetito vien mangiando, dice Augest il venerando, ma la sete va via trincando». Č solo uno degli innumerevoli casi che sostanziano tutta una tradizione, illustre e non, sul rapporto tra vino e letteratura e che va dalle pagine omeriche dell'Odissea, in cui troviamo un Ciclope ghiotto dello «zampillo di nettare e d'ambrosia» a quelle di Alceo, cantore del vino oblioso e autore del famosissimo verso «ora è tempo di ubriacarsi». Ma ci sarebbero anche Orazio, sempre lieto di poter bere una bottiglia di Falerno in un prato solitario e, avvicinandoci ai tempi nostri, Baudelaire, il quale ne I Fiori del male dà voce direttamente all'anima del vino, gioiosa di scendere «giù per la gola d'un uomo affranto di fatica». Nell'ambito della prosa, troviamo ad esempio Maupassant che, in un racconto, narra la singolare vicenda di Isidoro, «ubriaco e abbrutito da otto giorni di sbornia», o Pirandello, intento a tratteggiare la bizzarra figura di un marchese che, per sopportare il mondo, aveva bisogno di mettere dentro del buon vino. Per arrivare infine a Camilleri il quale, da par suo, descrive ne La stagione della caccia un singolare approccio amoroso all'interno di un palmeto nelle campagne di Porto Empedocle. E proprio in forza di questo profondo legame tra il vino e l'universo letterario che l'azienda vitivinicola di Marsala Carlo Pellegrino, in occasione dei festeggiamenti per i centoventi anni dalla fondazione, ha bandito un concorso letterario ispirato al mondo del vino e rivolto a tutti. Oltre cento i racconti inviati da tutt'Italia. Una giuria presieduta dallo scrittore Vincenzo Consolo e di cui fanno parte l'enologo Giacomo Tachis e alcuni giornalisti, premierà martedì prossimo a Marsala Giovanni Corbo di Ponte, provincia di Belluno, Gaetano Ciuppa di Sant'Agata di Militello e Massimo Viola di Piacenza, autori rispettivamente dei racconti intitolati Le terre dell'Aglianico, Il marsala di Nelson e I Crocini e i Sarmoni. Il vino come rimedio contro le avversità è al centro del racconto di Giovanni Corbo, in cui il protagonista, costretto all'immobilità, attraverso un bicchiere di Aglianico riesce quasi a «raggiungere l'odore dell'uva matura appesa alle viti» e a «percorrere le ondulazioni della terra dove era piantata la sua vigna». Un componimento che stilla continuamente umori proustiani, tanto che anche l'assaggio di un acino può far rivivere mnemonicamente lontani attimi di una passione bruciante. Con Il marsala di Nelson ci si trova di fronte ad un vero e proprio racconto d'avventura, ambientato negli ultimi anni del Settecento, che si sviluppa attraverso l'espediente della lettera e che risulta invecchiato grazie a una patina linguistica arcaicizzante. In esso vengono narrate le peripezie a cui andò incontro Casimiro Schepis, incaricato da un mercante di Liverpool di «consegnare direttamente nelle mani dell'ammiraglio inglese Horatio Nelson una cassetta contenente sei bottiglie di un vino liquoroso, detto per l'appunto Marsala». Una missione ostacolata da diversi impedimenti, a causa dei quali alcune bottiglie andranno perdute. E tra violente indigestioni e incontri pericolosi in bische e locande malfamate, si svolge l'avventuroso viaggio alla volta di Palermo. Massimo Viola infine racconta i preparativi, approntati da una coppia di sposi, in vista di un delicato invito a cena rivolto ai coniugi Crocini e Salmoni, «punto di riferimento della vita sociale cittadina». Ma il vero ospite d'onore della serata sarà l'inaccessibile «vin du Monat», prodotto in una regione compresa tra la costa atlantica meridionale e il corso dei due fiumi Bellieu e Douceau; tanto inaccessibile che una bottiglia di questo pregiatissimo nettare, «il miglior vino del secolo», costa al padrone di casa la bellezza di tre milioni. Prezzo che, una volta confessato, provoca incredulità e sgomento tra gli invitati, i quali però, impalliditi all'inizio, riprendono colore non appena quel prezzo viene smentito; per loro «già centomila è tanto». Tre racconti, selezionati e premiati dalla giuria, rappresentano altri tre esempi di come possano facilmente fraternizzare vino e letteratura, venendo a costituire una coppia a volte inseparabile, a tal punto che Omero ed Ennio, ci racconta Orazio, erano convinti che l'ora giusta per scrivere fosse quella destinata alla refezione corporale. Esagerazioni a parte, a questo punto è bene concludere con l'esortazione finale rivolta da Rabelais ai lettori di Gargantua e Pantagruel: «Ricordatevi bene di bere alla mia salute per ricompensa». E sicuramente martedì sera, con la bottiglia magnum di vino rosso destinata al primo classificato, si brinderà alla salute dei vincitori. (La Repubblica - Palermo, 21/9/2001) I parenti in vendemmia. ASTI Non solo fino al quinto grado di parentela, ma più genericamente a parenti ed affini. A parte la difficoltà di capire che cosa davvero si intenda per «parenti ed affini», la recentissima circolare del Ministero del Lavoro sulla collaborazione familiare in agricoltura sembra andare verso la creazione di una sorta di «zona franca» contributiva in grado di risolvere alcuni problemi che in passato avevano originato numerosi conflitti sul trattamento previdenziale e assicurativo di chi andava ad aiutare parenti vicini e lontani nella vendemmia. La Finanziaria del 2000 aveva già previsto la possibilità di utilizzare parenti entro il quinto grado, cosa che era stata più volte richiesta dalla CIA al fine di fare chiarezza su una vicenda che aveva aspetti del tutto specifici e anomali rispetto alle altre operazioni colturali agricole. Ora la circolare ministeriale rende ancora più "libera" la disposizione, a patto che le collaborazioni occasionali siano rese a titolo gratuito. A suo tempo la CIA aveva sollecitato l'opportunità di rendere meno complicata la normativa riguardante le grandi raccolte agricole come quella dell'uva. Soprattutto nei periodi di vendemmia, infatti, nascevano - anche se con diverse modalità tra provincia e provincia - problemi di interpretazione su chi fosse parente ed il grado da prendere a riferimento. La norma della Finanziaria 2000 e questa nuova circolare hanno di fatto reso assai più larghe le maglie dell'uso di personale in qualche modo legato alla famiglia dell'agricoltore, tenendo comunque presente che tale deroga vale per prestazioni che non superino i tre mesi nell'arco dell'anno. Sempre a proposito di «campagne di raccolta» è opportuno ricordare che il contratto integrativo di lavoro per gli operai agricoli della provincia di Asti (10.256 lire di paga oraria) considera tali solo quelli assunti per determinate operazioni tra cui: raccolta pesche (15 giugno-30 settembre); susine e prugne (1° luglio-30 settembre); pere (15 giugno-31 ottobre); mele (!° agosto-15 novembre); peperoni (1° agosto-15 ottobre); nocciole (10 agosto-15 settembre); uva da vino (1° settembre-10 novembre); cardi e sedani (1° ottobre-15 dicembre). La retribuzione prevista per tale qualifica si applica per le aziende che rispettano le norme in materia di collocamento agricolo e per la manodopera impiegata solo per le citate raccolte. La retribuzione non si applicherà per le aziende che non siano in regola con il pagamento del C.A.C. e del contributo extra legem FAILA. Per informazioni su contratti integrativi e norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, è consigliato contattare gli uffici della CIA di Asti. (La Stampa, 22/9/2001) |
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