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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Toscana Rosso IGT Sacromonte 2001 - Castello di Potentino

Sotto-zona/cru: Castello di Potentino - Seggiano (GR)

Data assaggi: Maggio 2005

Il commento:

Un rubino classico senza tentennamenti nè forzature, beneaugurante e luminoso, si apre ad un naso aereo e leggiadro di visciole e lampone, humus, ghianda, viola, pepe bianco e cannella, di grande elezione e sentimento.

La bocca squisitamente "sangiovesa", netta di ciliegia macerata e lontani echi fumé, rivela una sostanza sopraffina ed una naturalezza espressiva coinvolgente. Qui hai un attacco d'ordinanza con generosa verve acida, un proseguio carezzevole e melodico diretto con stile e coerenza, lievi tannini a chiosare in liquirizia dolce uno sviluppo tenero ed armonioso, di grande dignità territoriale. Alla fine, oltre alla voglia di riprovarci ché la beva è traditrice, sei conscio di aver toccato con mano ( occhi naso bocca) un vino diverso, personale, riconoscente, rispettoso e bello. Nessuna ostentazione nei dintorni, nessuna ovvietà, solo un'idea di purezza e gaudente semplicità, che ti scava dentro. Nel ricordo manterrai la freschezza, l'agilità, l'amichevole beva, il battito profondo di un sangiovese d'altura che ammicca da par suo ad un pinot noir di Borgogna.

Sì, una delle sorprese più fulgide del panorama vinicolo toscano la troverai sugli scaffali d'Italia ad un prezzo commovente di 9 euro o giù di lì. Inevitabile si farà la ricerca per il conseguente innamoramento.

La chiosa:

Sapete quelle volte che non te l'aspetti? Ecco, è stato il caso del mio incontro con il castello di Potentino e con tutto ciò che ci ruota attorno. Potentino è un angolo di paradiso appartato e struggente, nato e cresciuto alle falde del sacromonte Amiata, a un tiro di schioppo da Seggiano, che non si lascia cogliere dai viaggiatori sfaticati perché non dimora a portata d'occhio. La sua struttura, possente e suggestiva, si staglia orgogliosa nel grande catino verde della campagna attorno, tra olivi di olivastra, boschi intonsi e vecchi filari. Quattrocenti i metri sopra il mare. Ho saputo così che stava andando in rovina un bene architettonico prestigioso e commovente risalente all'anno mille, se non ci avessero pensato Charlotte Horton e sua madre, Sally Greene, a farlo rivivere. Queste due tenacissime inglesi, di anima ed intelligenza fulgide, ci hanno messo del loro per riadattarlo con sentimento, senza snaturare affatto gli assetti ma sostanzialmente conservando il conservabile, con perizia e certosina pazienza. Ci sono riuscite. Ciò che vedi lì non ha bisogno di commenti, basta e avanza. Ma l'idea di base non era quella di acquistare un castello così, tanto per fare, bensì quella di trovare terra per coltivare la loro idea di vino. In quell'angolo nascosto di Toscana, incredibilmente irreale quanto vero, l'hanno alfine trovata. Era il 1999. Là fuori, 4 ettari di vigne vecchie a base quasi esclusiva di sangiovese, governate malamente da disincantati contadini dei luoghi ma assolutamente estranee alla chimica, forse non attendevano che nuove cure ed attenzioni per farsi valere. I risultati non si sono fatti attendere. Quelle vigne hanno capito. Dalle storiche cantine castellane, dai grandi tini tronco-conici in legno dove prima avviene la fermentazione sui propri lieviti poi l'affinamento per 16 mesi, ecco spuntare un elogio liquido al territorio quale ripescaggio benemerito di un sapore perduto, summa di finezza e bevibilità, schiettezza e naturalezza. E' Sacromonte. Da far drizzare le orecchie fin dall'esordio, annata 2000, tocca vertici di maggiore profondità e spessore grazie al generoso millesimo 2001, e insieme ai vertici i cuori degli appassionati. Castello di Potentino non è un vezzo da ricchi ed annoiati borghesi di città. E' invece viatico di esperienze ed incontri, è vita agreste vissuta e sudata, è impegno e perseveranza con in testa un'idea pulita di socialità ed agricoltura. Sono saperi contadini declinati con sensibilità, nel pieno rispetto di ciò che la natura ha voluto per quei luoghi. Nessun turbamento. Quei luoghi, con la carica positiva e la voglia di fare della dinamica Charlotte, mi hanno profondamente colpito. Perché non me li aspettavo, o forse perché in cuor mio speravo prima o poi che brandelli di ruralità consapevole mi si rivelassero, per rigenerarmi e credere ancora. Bene, Potentino è dove si rimuovono incrostazioni, è dove il tempo scorre lento e maestro. A Potentino il silenzio è d'oro, i vini complici ed affettuosi, le amicizie canterine. Da Potentino in poi le penne hanno ritrovato parole da scrivere, i viandanti da viaggiare, gli innamorati da innamorare.

28 giugno 2005

 
 
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