L'appunto al vino di Fernando Pardini
Il vino: Toscana
Rosso IGT Sacromonte 2001 - Castello di Potentino
Sotto-zona/cru: Castello
di Potentino - Seggiano (GR)
Data assaggi: Maggio
2005
Il commento:
Un
rubino classico senza tentennamenti nè forzature, beneaugurante
e luminoso, si apre ad un naso aereo e leggiadro di visciole e lampone,
humus, ghianda, viola, pepe bianco e cannella, di grande elezione e
sentimento.
La bocca squisitamente "sangiovesa", netta di ciliegia macerata
e lontani echi fumé, rivela una sostanza sopraffina ed una naturalezza
espressiva coinvolgente. Qui hai un attacco d'ordinanza con generosa
verve acida, un proseguio carezzevole e melodico diretto con stile e
coerenza, lievi tannini a chiosare in liquirizia dolce uno sviluppo
tenero ed armonioso, di grande dignità territoriale. Alla fine,
oltre alla voglia di riprovarci ché la beva è traditrice,
sei conscio di aver toccato con mano ( occhi naso bocca) un vino diverso,
personale, riconoscente, rispettoso e bello. Nessuna ostentazione nei
dintorni, nessuna ovvietà, solo un'idea di
purezza
e gaudente semplicità, che ti scava dentro. Nel ricordo manterrai
la freschezza, l'agilità, l'amichevole beva, il battito profondo
di un sangiovese d'altura che ammicca da par suo ad un pinot noir di
Borgogna.
Sì, una delle sorprese più fulgide del panorama vinicolo
toscano la troverai sugli scaffali d'Italia ad un prezzo commovente
di 9 euro o giù di lì. Inevitabile si farà la ricerca
per il conseguente innamoramento.
La chiosa:
Sapete
quelle volte che non te l'aspetti? Ecco, è stato il caso del
mio incontro con il castello di Potentino e con tutto ciò che
ci ruota attorno. Potentino è un angolo di paradiso appartato
e struggente, nato e cresciuto alle falde del sacromonte Amiata, a un
tiro di schioppo da Seggiano, che non si lascia cogliere dai viaggiatori
sfaticati perché non dimora a portata d'occhio. La sua struttura,
possente e suggestiva, si staglia orgogliosa nel grande catino verde
della campagna attorno, tra olivi di olivastra, boschi intonsi e vecchi
filari. Quattrocenti i metri sopra il mare. Ho saputo così che
stava andando in rovina un bene architettonico prestigioso e commovente
risalente all'anno mille, se non ci avessero pensato Charlotte Horton
e sua madre, Sally Greene, a farlo rivivere. Queste due tenacissime
inglesi, di anima ed intelligenza fulgide, ci hanno messo del loro per
riadattarlo con sentimento, senza snaturare affatto gli assetti ma sostanzialmente
conservando il conservabile, con perizia e certosina pazienza. Ci sono
riuscite. Ciò che vedi lì non ha bisogno di commenti,
basta e avanza. Ma l'idea di base non era quella di acquistare un castello
così, tanto per fare, bensì quella di trovare terra per
coltivare la loro idea di vino. In quell'angolo nascosto di Toscana,
incredibilmente irreale quanto vero, l'hanno alfine trovata. Era il
1999. Là fuori, 4 ettari di vigne vecchie a base quasi esclusiva
di sangiovese, governate malamente da disincantati contadini dei luoghi
ma assolutamente estranee alla chimica, forse non attendevano che nuove
cure ed attenzioni per farsi valere. I risultati non si sono fatti attendere.
Quelle vigne hanno capito.
Dalle
storiche cantine castellane, dai grandi tini tronco-conici in legno
dove prima avviene la fermentazione sui propri lieviti poi l'affinamento
per 16 mesi, ecco spuntare un elogio liquido al territorio quale ripescaggio
benemerito di un sapore perduto, summa di finezza e bevibilità,
schiettezza e naturalezza. E' Sacromonte. Da far drizzare le orecchie
fin dall'esordio, annata 2000, tocca vertici di maggiore profondità
e spessore grazie al generoso millesimo 2001, e insieme ai vertici i
cuori degli appassionati. Castello di Potentino non è un vezzo
da ricchi ed annoiati borghesi di città. E' invece viatico di
esperienze ed incontri, è vita agreste vissuta e sudata, è
impegno e perseveranza con in testa un'idea pulita di socialità
ed agricoltura. Sono saperi contadini declinati con sensibilità,
nel pieno rispetto di ciò che la natura ha voluto per quei luoghi.
Nessun turbamento. Quei luoghi, con la carica positiva e la voglia di
fare della dinamica Charlotte, mi hanno profondamente colpito.
Perché
non me li aspettavo, o forse perché in cuor mio speravo prima
o poi che brandelli di ruralità consapevole mi si rivelassero,
per rigenerarmi e credere ancora. Bene, Potentino è dove si rimuovono
incrostazioni, è dove il tempo scorre lento e maestro. A Potentino
il silenzio è d'oro, i vini complici ed affettuosi, le amicizie
canterine. Da Potentino in poi le penne hanno ritrovato parole da scrivere,
i viandanti da viaggiare, gli innamorati da innamorare.
28 giugno 2005