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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Barbaresco DOCG Gaiun Martinenga 2000 - Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy

Sotto-zona/cru: Vigneto Gaiun, alla Martinenga di Barbaresco (CN)

Data assaggi: novembre 2005

Il commento:

Il rosso granato, di mirabile consistenza e lucentezza, ha molte trasparenze dalla sua e sa come farle brillare. Senza spiegarmelo, quel bicchiere mi infonde tenerezza già al primo sguardo. Il naso sfaccettato e dinamico poi, finissimo e floreal-speziato, denso di marasca e sfumato da nobili desinenze fumé, si fa struggente, caldo e soavemente malinconico via via che respira aria. Aumentano così spessore e profondità. Me ne accorgo da quando riesco a cogliervi imperiose le note di bacca di cipresso, menta, liquirizia, noce moscata e scorza d'arancio. Me ne accorgo dalla confusione beata e dal coinvolgimento.

Dopo di lui una bocca di seta e razza, che esplode a mezza via e si dilata, diffondendosi con un abbraccio forte su scia di liquirizia e goudron. I tannini preziosi e croccanti, il rovere che docile si smussa in una sensazione via via più carnosa e dolce, la maturità del frutto piena e sotto controllo, la tessitura e il portamento, concorrono alla bellezza di questo bicchiere nebbiolesco classico e sentimentale, di irraggiungibile eleganza e seducente complicità. Forza e purezza di spirito, vocazione e identità: i quattro pilastri di un privilegio li potrai avere a prezzi non amichevoli di 50 euro o giù di lì. Ma questo è vino delle feste, per di più nobile e saggio. Val la pena concedersi. Di ritorno ne avrete un intimo arricchimento. Come cogliere un bagliore di purezza in mezzo a tanta confusione.

La chiosa:

Immaginate di inventare una storia vignaiola contemporanea facendola interpretare ad un nobile rampollo di altrettanto nobile casata, di quelle che han fatto la storia di un territorio, tipo Grésy. Fatelo innamorare della propria terra e dei suoi significati (non è difficile). Sinceratevi però che si tratti di un nobile atipico e poco omologabile (e qui le cose si complicano), al quale per esempio stiano stretti i salamelecchi e le ingessature del bon ton ma che abbia nelle sue corde uno "scanzonato" understatement e una simpatia quasi "popolare", da trasformarsi d'incanto in indefessa serietà al solo trattare delle cose della terra. Poi mettetelo alla testa di una maison vinicola storica e importante, a fare e brigare. Affiancategli uno staff funzionale e accorto, ché la terra è tanta, capitanato da un giovane enologo generoso, appassionato,timido e cordiale, senza prosopopea, magari autoctono, infine cospargete il tutto con un mare di vigna elettivo, disposto alla bisogna in una conca beata.

Bene, non avete inventato niente che non esista di già. La storia esiste eccome, ha i suoi bravi protagonisti reali e non la racchiudi di certo nello spazio di una chiosa. Perché, a ben vedere, è storia con passato presente e futuro, difficile da svicolare e passare oltre, figuriamoci da chiosare. I nomi per questa storia ce li abbiamo: Alberto di Gresy è il nobiluomo "poco pacificato", Marco Dotta è l'enologo indigeno, Martinenga il cru del privilegio, con il cuore di marna azzurra. La terra madre è quella di Langa, sponda Barbaresco. Tutto il resto fate che diventi esperienza. Ne varrà la pena. Non affidatevi alle parole magre di uno scribacchino ingenuo e invaghito. Provate, camminate, parlate, conoscete ed assaggiate. Da quei vini ne ricaverete una idea di raffinatezza dai mille rimandi che ha pochi eguali nel panorama langarolo. Lì dentro vi troverete una nobiltà espressiva rara e preziosa, una impalpabile eppur chiarissima trasposizione di umori, un'appartenenza conclamata ai voleri del terroir. Non una sovraesposizione, non una sfocatura. Lì dentro vi attenderà una affascinante storia nella storia. Merita di più viverla che non raccontarla. Con vini così, senza più parole, si tratteggia il futuro. Come un segnale che passa fra le fitte disillusioni e le strabiche derive del mondo mio amato vitivinicolo, è un futuro che "sente" la strada e non la disperde.

27 dicembre 2005

Nelle foto: la parcella Gaiun alla Martinenga; Alberto di Grésy (a sinistra) e Marco Dotta; panoramica dal Monte Aribaldo.

 
 
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