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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Chianti Classico Le Trame 2002 - Podere Le Boncie

Sotto-zona/cru: Vigneti in Castelnuovo Berardenga

Data assaggi: Febbraio 2006

Il commento:

E' un colore di buona saldezza rubina che ben si fonde alla luce per risultare sgargiante. E' un naso umorale e di stoffa buona che strappa i profumi alla terra e te li dà. Sono profumi ben scanditi, circuitori, senza fretta di emergere. Solo l'attesa li renderà manifesti e armoniosi. Ciliegia nera, pansé, mandorla, erbe aromatiche, pepe e minerale, lì a disegnare un quadro calibrato e giusto, di imbrigliato calor alcolico, solo sfiorato dalle garbate dolcezze del rovere. Attendi giorni e giorni e lui, impassibile, ti sorprenderà senza flessioni.

E' una bocca terragna e definita, integra e nuda, austera e piacevolissima, che trattiene le suggestioni belle di una vocazione mai sopita. Ci stanno impegno, volontà, tenacia, sentimento e sottobosco ad intrigare. Ci sta un finale agile e limpido ad attenderti, sfumato da un trama tannica sabbiosa e melodica. C'é una beva traditrice, sapida e fresca, diritta e orgogliosa, senza peli sulla lingua, a confonderti. C'è l'evidenza di una razza pura e la struggente compagnia di terriccio e sole in quel fondo di bicchiere. C'è un vino giovane e bello, dall'animo profondamente "sangioveso", che in silenzio mostra le sue insegne.

Dalle mie stanze di oggi, il Chianti non appare poi così lontano. A 15 euro o giù di lì, è un discorso di cuore, che pervade un per l'altro i bicchieri rossi della mia immedesimazione.

La chiosa

Dopo la folgorazione, l'attesa riprova. L' incontro amoroso con il Chianti Classico Le Trame 2001 mi ha portato fin qua, a cercare con insistenza le nuove proposte. Giovanna Morganti, a quanto so, non ama "compagnie cantanti", clamori e riflettori. Dai suoi vini così poco "conciliatori" quanto parlanti, la sensazione netta di una battaglia che non si nutra soltanto di vacue idealità ma dia evidenza di sè con i gesti concreti e le risposte. Non sento filtri qui, non vedo muri né altre costruzioni nei paraggi. E' un edificare naturale che impalpabile tesse le sue trame, coinvolgendoti. Ed è così che nella suggestione appena sfiorata di un privilegio c'é tutto lo struggimento della mia non conoscenza, tutta la rabbia per parlarne solo adesso, ma anche la convinzione ingenua e felice che una strada sia ancora possibile nel nome della autenticità e del territorio. Sì, da questi "vini resistenti" ho tutti i conforti per sentire una storia contadina pulsare, al punto da farsi storia condivisa e futuro.

16 marzo 2006
 
 
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