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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Dolcetto d'Acqui DOC La Muiette 2004 - Poderi Traversa Cascina Bertolotto

Sotto-zona/cru: Vigneto Muiette - Cascina Bertolotto

Data assaggi: ottobre 2006

Il commento:

Qui c'è un rosso rubino poco sottolineato, chiaro e luminoso, che non si vergogna delle trasparenze. Qui c'è un naso intrigante e finissimo, carezzevole e modulato, di terra lieve e candida florealità. Sono suggestioni di rosellina selvatica e viola mammola, succo di lampone e fragola; sono strie cuoiose d'accompagno e sentita mineralità. E' un naso aereo, circuitore, irresistibile, tanto penetrante quanto garbato nella esposizione.

Qui hai una bocca snella, agile e fresca, di gaudente bevibilità ed ammirevole calor buono; non una sovrastruttura, non un'ostruzione, ma una fluida succosità, una palese naturalezza, un enorme equilibrio di vino gioviale e raffinato. E' proprio così, ho incontrato un dolcetto acquese paradigmatico, che sa librarsi senza appesantire, e che fa dell'agilità e del sottile intreccio aromatico le armi legittime su cui fondare l'intrigante suo richiamo.Grazie a lui, per una volta, mi permetto di ribaltare gli asserti di un parlare a volte fin troppo ossequioso e prostrante: no, non è la mia Muiette a "pinotnereggiare", casomai son certi Haut Cotes de Nuits a " dolcetteggiare"!

Ecco qua un sorso sincero di territorio, da bere senza sosta e senza pensieri, quale genuino compagno di ogni tavola, a 10 euro o giù di lì nelle enoteche d'Italia. Se del caso, da ricercare con impegno, anche se ciò comportasse di recarsi tout de suite alla Cascina Bertolotto.

La chiosa:

Quest'estate sono rimasto stregato dalla archetipica presenza scenica di questo Dolcetto, ma anche dalla bellezza delle colline acquesi, appartate e ricche di vigna. Perché pure la natura qui contribuisce a preservare una "ingenua genuinità" negli animi dei contadini del posto, una genuinità quasi anacronistica se solo stai alla frenesia rampante delle moderne "strategie" agricole. Eppure, questi luoghi non sono stati risparmiati dalle lusinghe di certe rivisitazioni stilistiche oggi tanto in voga, da quando ti accorgi che in molti casi la tenerezza e la suadenza dei tipici Dolcetto acquesi si è andata vestendo di nuovi paramenti, paramenti pesanti, colorati, difficili da indossare ma così ammiccanti da mostrare. Ecco quindi saturazioni cromatiche, morbide vacuità, muscoli da appiccicare su corpicini inadatti; ecco la lordure impadronirsi della scena, per affondare carisma aromatico e leggiadria nel nome della modernità imperante. In mezzo a questa latente confusione, c'èperò La Muiette a sparigliare e mettere il pungolo, un dolcetto -derivato dal vecchio vigneto omonimo in Spigno Monferrato- quale approdo sicuro per tutti coloro che desiderano sobrietà e raffinatezza, tipicità e naturalezza. Qui è dove la precisione del disegno non scade mai nell'accademia, qui è dove l'acidità si fa peperina e vibrante, il corpo sottile e la tannicità solo accennata. Qui è dove il tempo ha ripreso a scorrere lento, eppure ne scorgi il futuro. Solo una stonatura, del tutto formale, mi vien da ricordare: è legata ad una controetichetta che non condivido, da quando mi si vuol imporre questo vino come "vino da meditazione" e la temperatura di servizio dai 18 ai 20 gradi. Dalla terza generazione della famiglia Traversa mi aspetterei più "calzante" la verità, perché non c'é nulla di che vergognarsi nel proporre un vino per quello che è: in questo caso un vino che ha nelle sue corde spensieratezza e non elucubrazione, freschezza e non calore. Ancora, un vino portato di più alla pastasciutta che non al selvatico cinghiale.

31 ottobre 2006

 
 
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