acquabuona.com - italian wine e-zine
Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Rosso di Toscana IGT Massaretta 2003 - Cima

Sotto-zona/cru: Colline del Candia Massese (MS)

Data assaggi: Agosto 2005

Il commento:

Un rubino melanzana compatto dalle attraenti trasparenze rimanda ad un naso invitante e nature, sfumato e progressivo negli aromi che non lesina, di piccoli frutti del bosco, minerale e macchia su sospiro delicatamente speziato e boisé, molto ben integrato. Con l'aria lievi sussulti terrosi e più evidenti slanci floreali - sono geranio e rosa - rendono singolare l'intrico, adornandolo a festa. Mi attendono un ingresso cremoso ed uno sviluppo armonico, continuo, sinuoso. C'è anima d'uva nei paraggi, lo sento, ed una intrigante terrosità a rendere il mio bicchiere seduzione liquida senza ridondanza alcuna, laddove calibro e misura spadroneggiano ed una beneaugurante freschezza d'impianto ne decreta l'eccellenza della beva. Davanti a me, dopo tanto cercare, un vino finalmente diverso e singolare da terre che ho sperato essere parlanti. Amichevole e colloquiale, mi conquista per finezza e giocosità, felpa e calore, dolcezza e garbo, fino alla complicità.

Nelle enoteche d'Italia c'è un vino orgoglioso- autentica autoctonia- a 20 euro o giù di lì. Imperdibile.

La chiosa:

Da quanto tempo attendevo questo momento! Sì, di tornare a parlare dei vini di Aurelio e Giovanni Cima. Lo avevo già fatto (tarapars?) tre anni orsono, allorquando prendeva corpo in quella cantina una visione tutta nuova, fatta di vini bianchi e rossi impensabili fino ad allora per le terre pendenti del Candia massese: ecco quindi spuntare forza, struttura, concentrazione, fruttuosità, calore, quali legittime conseguenze di gesti diversi in vigna e in cantina, assolutamente estranei alla tradizione contadina dei luoghi. Ebbene qualcosa da allora è ulteriormente cambiato. Si è mosso, si è evoluto. Come dire, dall'età dell'innocenza alla consapevolezza della gioventù avveduta. Sì, quei vini, a partir dall'annata ultima in commercio ( 2003 per i rossi e 2004 per i bianchi) pare abbiano acquisito il dono della "trasparenza", fino a librarsi, e rispondere così a più chiare esigenze di purezza e caratterizzazione, per consentire -finalmente- letture prima non concesse, offuscate dalla evidente, massiccia presenza scenica, da quella voglia di apparire e da quella natura estrattiva che a volte restava orfana di sfumature e sottintesi, tanto care ai grandi vini. Intuisco da questo bicchiere, e dagli altri assaggiati a conforto, una ricerca ed una sensibilità tutte nuove, tese a modulare con maggiore decisione le caratteristiche aromatiche e gustative offerte dai vari vitigni e dai vari terroir. Nel bicchiere di oggi ci sta l'eclatanza della supposizione, laddove vi intuisco brillare e dispiegarsi l'intrigante, delicata, maliziosa sensualità dell'uva massaretta dei ricordi miei, a disegnare i confini di un vino distintivo e individuo, da sorseggiare con trasporto e malcelato godimento, con il sorriso dentro e fuori. E' un sospiro ripulito, quel vino, nitido e sentimentale, la cui suggestione - ancor'oggi che la scrivo - beatamente mi inquieta.

2 settembre 2005

 
 
prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola
presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici