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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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| L'appunto al vino di Fernando Pardini Il vino: Collio Ribolla Gialla 2000 - Stanko Radikon Sotto-zona/cru: Vigneti in Oslavia Data assaggi: Febbraio 2006 Il commento:
La sua bocca è forte e longilinea insieme, sinuosa e carezzevole, là dove la tensione sapida si fa elettiva, lieve la macerazione del frutto, vitale la sensazione di uva sotto ai denti. C'è garbo e diffusione, trattenuta grassezza, sfumatura tannica, freschezza ed equilibrio, secco incedere ingentilito da rivoli di miele. Tutto questo ti lascia con la voglia di ripossederlo, dopo che quel finale pulitissimo, asciutto e corroborante, ne ha decretato l'allure. Nel bicchiere di oggi c'è un vino flemmatico, orgoglioso e sincero, da cui respirare espressività senza filtri. A 30 euro o giù di lì, è un vino che va oltre e scava, libero e bello, fra coscienze e cuori, a tracciarne le strade. La chiosa: Si fa tanto parlare oggi di vini e naturalità. Di vini cioè alla base dei quali, ben oltre l'efficacia organolettica, vi siano genuinità e purezza di intenti. A comandare l'asserto ci stanno pratiche e ragioni di profonda suggestione, che si muovono coraggiose e non senza rischi fra arcaismi e futuribilità, alla scoperta di aromi e sapori primigeni, obnubilati dalla inflazione tecnologica e dalle voci enologiche imperanti, portando alla luce altresì un modo diverso di praticare la terra, vissuta nella bellissima ossessione di poterne godere i frutti senza offenderla. Ma mentre prima erano il rigore del silenzio ed i vini di qualche mitico vigneron a parlare e far breccia nei cuori degli appassionati, oggi non passa giorno in cui qualche produttore non si (ri)scopra biologico o biodinamico. C'è in giro una sana, conclamata inflazione di naturalità, ecco cosa c'è. Ora, dribblando con scioltezza tutta una serie di filtri e trabocchetti, messi in piedi da una comunicazione di settore spesso approssimativa e furbetta, è indubbio trattarsi di un segnale importante, che mette il pungolo e beatamente inquieta, e che attesta del singolare avvenimento riguardante la rinnovata coscienza critica dell'uomo di vigna, che più di uno aveva dato per dispersa da qualche anno a questa parte. Prendiamone atto, e prendiamone anche tutto il buono che c'è, se può servire all'allargamento della conoscenza, ad imparare, a lenire struggimenti, a dare risposta ad annosi e scomodi perché. Ecco, di questa rinascenza enoica di matrice naturalista non fa parte Stanislao Radikon, detto Stanko, da Oslavia. Non ne fa parte perché lui c'era già in tempi non sospetti, ben prima del tanto parlare e della sana inflazione di oggi. Davanti alla mia Ribolla 2000, e con in testa uno Jacot 2001 di fatale attrazione, mi tornano alla mente parole vignaiole che non scorderò, e che dicevano di quanto la natura sia netta nelle punizioni quando si accorge di non essere rispettata o quando l'uomo di campagna non crede veramente in ciò che fa. Ecco, un vino così, emblematico e non allineato, senti che è frutto di due congiunzioni: di un uomo che fonda sull'onestà e la sensibilità il suo agire diverso, e di una terra risvegliata che "sente" l'affetto per restituircelo nei frutti liberati. Dentro questo bicchiere, a ben vedere, c'è tutto quel che cerchi.
Tutt'intorno, vivaddio, un silenzio fitto di natura. |
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