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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Rosso di Montalcino DOC 2003 - Il Colle

Sotto-zona/cru: Colle al Matrichese e La Velona in Montalcino (SI)

Data assaggi: ottobre 2005

Il commento:

Una veste d'antan - rubino brillante con molte trasparenze attorno- annuncia un naso rigoroso e terragno, lento e circuitore, dedicato e senza fronzoli, di selva e frutta secca. A lasciarlo respirare emergerà la cerasa: ne avrai in dono carnosità e dolcezza. A lasciarlo respirare ne scoprirai il nervo minerale e la scia fumé: assieme a una malinconica vena floreale, vedrai, disegneranno un quadro espressivo di forte impronta, archetipico e affascinante, nel quale la terra che c'è lì, senza filtri, si rivelerà nella sua nuda essenza.

Dopo di lui scoprirai una bocca scorrevole e corrispondente; non una slabbratura, non un calcare la mano, bensì una vena acida percettibile e beneaugurante a pervaderla tutta, sostenendone lo sviluppo assieme al battito sapido-minerale della prim'ora, per riuscire in quell'assetto a mitigare con successo il calor alcolico portato in dote dal millesimo. La beva ne uscirà tonica, sfumata, speziata, di nobile elezione, con la matrice tannica accogliente, sia pur nella tendenziale severità. Se odorerai il fondo del bicchiere infine, potrai apprezzarne l'intrìco di terriccio e frutta macerata. E' un forte richiamo alla beva, questo è, orgoglioso della sua austera compostezza, sì da combattere a testa alta, senza armi improprie, un'annata temibile, confondendo beatamente il viandante. In un piccolo bicchiere che non ti aspetti c'é lo spirito ilcinese finalmente liberato, il regalo intimo di un artigiano, il richiamo e il monito, la voce intonata fuori dal coro, la purezza di spirito, il messaggio "non pacificato", la vibratile suggestione degli umori contadini sbandierati senza vergognarsene, l'assenza di cliché, la suggestione obliqua di un vino che racconta la memoria puntando dritto verso il futuro. Nonostante tutto ciò, sento che non riempirà le pagine patinate della critica enologica imperante. E forse anche per questo, più ci penso e più me ne innamoro.

A 12 euro o giù di lì, per continuare a sperare.

La chiosa

No, non è stato facile tirar fuori un Rosso equilibrato a Montalcino dalla difficile vendemmia 2003. Ecco qua un'eccezione, che ha scelto di presentarsi peraltro parlando la lingua della autenticità, snobbando le facili scorciatoie. Non hai certo l'emozione da grand vin, emozione che per esempio respiri se solo ti accosti al fantastico Brunello 2000 de Il Colle. Ma non importa, non è essenziale; la dignità del messaggio non va colta qui nella perfezione o nella eclatanza di una performance. Sta più semplicemente nella caratterizzazione leale e veritiera, nella splendente nudità di una terra mai celata nel bicchiere che bevi. E' vero, avrei potuto dedicare la ribalta al Brunello 2000, quale commovente messaggio d'amore verso una idea di vino abbondantemente dimenticata dai più, dove la tenerezza tattile, la delicatezza dei tratti e lo sfumare armonico appartengono di diritto alla aristocrazia vinosa e al mio sentire più appagato. Lo faccio di rimando qui, nel raccontarvi le suggestioni di un giorno legate a un incontro voluto, dopo la meraviglia dei precedenti incontri, solo vinosi.

Caterina Carli è una giovane donna senese approdata al mondo del vino per discendenza e forse per destino, dopo la scomparsa del padre Alberto -notaio per mestiere, contadino per vocazione- e gli annosi dubbi giovanili sul "che fare?". Il richiamo costituito da una storia contadina familiare coccolata da 30 anni, che praticamente ha accompagnato la sua vita fin dall'infanzia, ha avuto il sopravvento. Studi di economia e lavoro in città ormai alle spalle, ecco che da un paio d'anni si cala fortemente nella "nuova" realtà di provincia per iniziare la sua di storie, intrapresa devo dire con spirito giusto, grande passione, umiltà e lavorìo costante, assieme al sostegno tecnico e umano di una figura quasi paterna, quella di Giulio Gambelli, collaboratore di sempre. Che dire? che quel giorno ho ritrovato finalmente la misura e il senso, la poesia intimista dei piccoli numeri, la capacità di sorprendermi ancora, la meraviglia dove non te lo aspetti, la magia piccola e assorta di un infernotto, la verità di una campagna vissuta, sofferta e ambita. Da quell'incontro ho avuto la conferma di una intuizione: che in quei vini possa trasmettersi davvero il territorio senza intercessioni, con un senso innato di arcaica ingenuità, di tenerezza, dolcezza, leggiadria che va ben oltre le ritrosie aromatiche della prim'ora, discendenti dirette dello stile di vinificazione prescelto, per accogliere invero i messaggi amorevoli di un terroir - alto sul colle, a maturazione lenta e meditata, nel versante nord della denominazione- che mi parlano di marcature tanniche garbate, eteree consistenze, mineralità ed acidità sempre in prima linea. Nel futuro, mi è parso di capire, la voglia di continuare per spingersi ancor più decisamente verso una agricoltura tradizionale e consapevole, poco interventista, naturale e senza sovrastrutture. Le linee fondanti dei nuovi brunello potranno subire qualche modifica, dal momento in cui vi entreranno a far parte le uve provenienti dai nuovi vigneti "meridionali", giù alla Velona, per dare un senso ulteriore alla ricerca di equilibrio, incarnato nel probabile gioco futuro fra seduzione e potenza. Il Rosso di Montalcino 2003 è il primo vino curato esclusivamente da Caterina, dopo 30 anni di rosso e brunello accuditi dal padre. So che a questo vino è molto affezionata. L'aver vinto una sfida importante, lei così giovane, di fronte ad un'annata "tecnica" e birichina, non è poca cosa. E' un viatico e un auspicio. So anche che le attenzioni nel vigneto saranno moltiplicate, per subliminare nella pratica enologica tradizionale tutte le virtù che possono portare in dote solo uve sane e belle. Sono vini sentimentali, quelli de Il Colle, che mal si addicono agli auto-compiacimenti e alle placide complicità di certi camuffamenti tanto in voga. Forse per questo il loro messaggio introspettivo e sussurrato appare come fuori dal tempo, fatto per chi vuole, una volta almeno, del tempo dimenticarsene. Ma la loro impalpabile seduzione ha il dono grande di placare inquietudini, questo è, e io insieme a loro mi sento maledettamente bene.

22 novembre 2005

 

 

 

 

 

 
 
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