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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Alto Adige Val Venosta DOC Sauvignon 2004 - Falkenstein

Sotto-zona/cru: Val Venosta (BZ)

Data assaggi: giugno 2006

Il commento:

Da un giallo paglia di chiara e trasparente gioventù, dalla seducente sua lucentezza, dalla consistenza nient'affatto minacciosa del suo apparire, ecco la circuizione sottile ma inevitabile di un naso intenso e finissimo (sono sambuco, salvia, foglia di fico e corolla di fiori bianchi in amorevole abbraccio), dove impalpabile hai la profondità e sfumatissima la progressione, pacato ed instancabile lo sviluppo aromatico, sottesa la vitalità, fatta di garbo e continuo digradare. Non una smargiassata, non un calcare la mano sulle note a volte claustrofobiche e velleitarie della varietalità la più conclamata, bensì un animo vibratile, oltremodo interiorizzato, da cogliere senza fretta nei rimandi per apprenderne la deliziosa incastonatura di roccia e agrumi, per carpirne l'ineludibile purezza.Ti accorgerai allora come la lettura delle molteplici sue sfaccettature non contempli i tecnicismi conciliatori del main stream imperante, ma peschi a piene mani (piene nari?), orgogliosamente, dalle terre alte della sua appartenenza.

Poi arriva lei, la bocca melodica, elegante, quintessenziale. E' un soffio di bellezza, una carezza amorosa, per quanto la tridimensionalità della spina acida sorregge e illumina l'impalcatura tutta, e insieme ad essa si esaltano lena e profondità; il sapore sfumato, delicato, con la stuzzicante cremosità e il portamento sinuoso, faranno di lei una compagna sensuale e femminea, dal fascino imbarazzante, tale da spingere alla fantasia e alla immedesimazione.

Un atesino/a purosangue, con molti quarti di nobiltà vinosa, nelle enoteche d'Italia a 14 euro o giù di lì. E' manna per i sognatori.

La chiosa:

Poco da aggiungere ad un vino così, se non la suggestione rara di trovarci di fronte ad uno dei massimi esempi di sensualità vinosa vestita di bianco. Alla rarefazione degli umori, al loro inestricabile richiamo di purezza, si aggrappano d'altronde le mirabolanti esposizioni, e le altitudini, dei suoi terreni. La viticoltura di montagna trova oggi in Franz Pratzner una delle voci più lucide, capace di trasporre il magnifico isolamento delle vigne d'altura in frutti nei quali il disegno e la trasparenza espressiva, quando non la magnifica nudità, ne riflettono per intero i contorni. Ecco, un vino così si fa beffa di un vitigno, e di un nome, strombazzato (spesso sacrificato) in ogni dove. Un vino così ride in faccia ai luoghi comuni, perché in lui c'è la ragione della terra. Come il monito garbato (ma risoluto) disegnato sul volto dei bravi padri, senza bisogno di parole ti indica la strada.

 

 

 

 

 

 

 

 
 
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