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I titoli
appello ieri ad alba davanti a migliaia di visitatori della festa del vino. La tutela di Langhe e Roero ora passa anche da Internet (La Stampa, 1/10/2001) La
vendemmia sta per concludersi e si prevede che il prodotto regionale sarà
di buona qualità ma in quantità ridotta. Più caro
il vino made in Lazio. Nella Tuscia raccolta in calo del 40%, nel Pontino
invece del 25%
Un discendente di Dante Alighieri è
ritornato alle radici della sua famiglia in Toscana a causa di un accordo
con la firma di vini veneti Masi. I partner hanno acquistato una fattoria
con circa 200 acri di terra adatta a vigneto nell'area di Montecucco
(vicino alla denominazione Brunello di Montalcino), dove progettano
di stabilire una importante azienda per la produzione di vini rossi.
Il prezzo di acquisto non è stato rivelato, ma la cifra dovrebbe
aggirarsi attorno ai 5 milioni di dollari investiti per piantare le
vigne e costruire una cantina. "Volevamo espanderci fuori dal Veneto,
ma con un progetto che combinasse il nostro background veneto con il
rispetto della storia," ha detto il presidente e proprietario della
Masi, Sandro Boscaini, che ha comprato la proprietà insieme a
Pieralvise Serego Alighieri. Boscaini ha prodotto vini con la famiglia
Alighieri per tre decenni nella loro tenuta nel Veneto. Quindi, ha detto
Boscaini, "abbiamo pensato 'Perché non riportare Dante in
Toscana?'". Sono passati circa sette secoli da quando Dante Alighieri,
autore della Divina Commedia, fu costretto all'esilio dal governo di
Firenze. La famiglia Alighieri si stabilì in Veneto, dove nel
1353 Pietro, il figlio di Dante, comprò una tenuta dal nome Possessione
Casal dei Ronchi, circa 12 miglia fuori Verona. Da allora la famiglia
ha prodotto vino nella tenuta di 300 ettari e, in anni recenti, ha prodotto
Valpolicella e Amaroni molto buoni sotto l'etichetta Masi. Le relazioni
commerciali tra la tenuta di Serego Alighieri e Masi risale agli anni
'70, quando le due aziende firmarono un accordo commerciale e di assistenza
tecnica. Nel 1990, Serego Alighieri è diventato partner del gruppo
Masi, mantenendo la sua etichetta per i vini prodotti nella sua tenuta.
L'intento del loro progetto in Toscana è di produrre due rossi:
un supertuscan importante e un secondo vino, con la prima vendemmia
commerciale nel 2005. "Abbiamo la potenzialità di produrre
Presto
il debutto dell'ente, che promuovera' anche i prodotti del biellese e
del novarese. Gattinara «capitale»
del vino.
GATTINARA Gattinara
capitale del vino del Piemonte settentrionale. La Regione l'ha scelta
infatti come sede del Distretto, un nuovo ente che entrerà in funzione
fra poche settimane e che si occuperà di tutela e promozione dell'enologia
locale. Non soltanto della zona di Gattinara, ma anche del Biellese
(spingendosi fino al lago di Viverone) e del Novarese. L'assessorato
all'agricoltura regionale ha istituito due Distretti, uno per il
Sud Piemonte e l'altro per la parte alta: tra Monferrato, Langhe
e Roero ad averla spuntata è stata Asti, patria del Moscato, mentre
per quanto riguarda la seconda metà del Piemonte è stata scelta
appunto Gattinara. «E per questo dobbiamo ringraziare soprattutto
l'assessore all'agricoltura della Provincia Marco Fra - sottolinea
il sindaco Mario Mantovani -, che ci ha sostenuti sin dal primo giorno
in cui è stata avanzata la candidatura». Per la città
si tratta di avere a disposizione un ulteriore strumento per la promozione
dei prodotti tipici, che si affiancherà al lavoro che già
sta facendo da anni l'Enoteca delle Terre del Nebbiolo del Nord
Piemonte, presieduta da Gian Mario Scribante. «Le finalità
saranno diverse - precisa il sindaco -: mentre l'Enoteca si occupa
anche di commercializzazione, il Distretto seguirà soprattutto
sviluppo e promozione». Ma, quel che più conta, è che
gli obiettivi non riguardano soltanto il vino, ma più in generale
l'intero settore turistico che ruota intorno all'enologia. Quindi
territorio, tradizioni, ristorazione. Insomma, una nuova spinta soprattutto
per la zona valsesiana che da tempo sta cercando di trovare una sua
giusta collocazione anche nel turismo enogastronomico, che è in
continua espansione. Il Distretto avrà uomini e risorse a disposizione.
Per il momento dalla Regione è stato assegnato un funzionario che
avvierà l'ufficio e i progetti, ma le intenzioni sono quelle
di potenziare i due poli, sia quello astigiano sia quello gattinarese.
Il Distretto avrà sede nella storica Villa Paolotti, che già
ospita la sala convegni e l'Enoteca regionale. Per il momento il
nuovo ente avrà solo un locale a disposizione: proprio in queste
settimane sta infatti partendo la maxi ristrutturazione dell'immobile
dell'Ottocento, che a lavori ultimati sarà interamente dedicato
al vino e alle attività connesse. «Quando Villa Paolotti sarà
finita - precisa Mantovani - al Distretto saranno assegnati altri spazi,
dove si potrà lavorare con più comodità». Nella
villa di corso Valsesia sorgerà così una cittadella del vino.
Oltre agli uffici dell'Enoteca e del Distretto, lì è già
ospitata l'accogliente negozio dedicato ai prodotti del territorio,
poi troveranno spazio una cucina a servizio di iniziative particolare
e banchetti e almeno due sale degustazione. Poi sarà realizzata
la biblioteca della vite e un museo con gli attrezzi utilizzati in passato
nelle vigne e per la produzione della bevanda tanto cara a Bacco. Imperia. Duemila opuscoli sono scritti in lingua tedesca. Guida ai vini doc di Riviera, in distribuzione 7 mila copie La promozione del nettare doc delle vallate imperiesi passa anche attraverso un volumetto di trenta pagine: una pubblicazione che sta comodamente in borsa, ma anche sulla tavola. «Andar per vini tra gli ulivi» è lennesima promozione della Comunità montana, pubblicato in 7 mila copie, 2 mila delle quali in lingua tedesca. Dai prossimi giorni, con lavvio della nuova stagione vinicola, la guida verrà distribuita in alberghi e sedi dellAzienda di soggiorno. Lopuscolo rende onore al chiaro Vermentino, che vanta nobili perentele con la Malvasia di Madeira: è «da bersi giovane, ad una temperatura intorno agli 11 gradi», e accompagna in modo magistrale prelibatezze locali come la pasta al pesto, le farinate, le fritture di pesce. Un altro principe di queste campagne è il Pigato, che deve il suo nome della «pighe», macchie che caratterizzano gli acini. Va consumato «nei primi tre anni di vita», affianca branzino, crostacei, molluschi. E ancora, il Rossese. La varietà sviluppata a Dolceacqua pare che arricchisse già il desco di Papa Paolo III, mentre Napoleone Bonaparte lo scoprì durante la campagna dItalia. Pasta fresca, coniglio alla ligure, cima alla genovese sono fra i suoi «compagni di pasto». Il volumetto traccia anche una concisa storia del vino in Italia, e naturalmente riserva spazio ai produttori imperiesi: a tenere alta la bandiera della doc, Giacomo Alberti e Laura Aschero di Pontedassio; Giovanni Ardissone e La Rocca di San Nicolao di frazione Gazzelli a Chiusanico; Luigi Bianchi Carenzo di Diano San Pietro; Rosella Saguato di frazione Borganzo a Diano san Pietro; La Cànova di Dolcedo; Domenico Ramoino di frazione Sarola a Chiusavecchia. (La Stampa, 28/9/2001) Roseto
degli Abruzzi. Casal Thaulero, in dubbio la cessione al "Panducale"
ROSETO - Immergere il Panducale di Atri nel vino della Casal Thaulero, era il sogno, forse svanito, della proprietà del famoso dolce abruzzese. Pasquale D’Amario, infatti, patron dell’industria alimentare atriana, a capo di una cordata di industriali pronta a rilevare la gloriosa società vinicola, si sarebbe visto negare la cessione dai liquidatori fallimentari. La cooperativa vinicola, che per decenni è stata sinonimo di vini d’Abruzzo di qualità, sta dunque scomparendo. Sono anni che soffre una grave crisi finanziaria e quella della cessione appariva la sola strada da percorrere. Il grandioso complesso della ex cooperativa sono ormai vuoti; così come gli affitti non sono stati riscossi e gli operai tutti licenziati. Nelle intenzioni del gruppo che si era detto pronto a rilevare la società, c’era prima di tutto il rilancio dell’azienda in crisi. Il progetto era quello di creare sinergie tra le attività dei nuovi proprietari, gran parte appartenenti al settore agro alimentare, e quelle proprie della Casal Thaulero. (Il Messaggero, 29/9/2001) Si sposa la signora del vino una bottiglia per bomboniera. Oggi a Menfi le nozze tra Francesca Planeta e Gian Paolo Tagliavia. Duecento invitati UN VINO tutto per gli sposi, al matrimonio che si celebra oggi a Menfi, feudo delle cantine Settesoli. Non poteva che essere una bottiglia di pregiato vino rosso, con le iniziali dei nomi stampate sul collo e la riproduzione del bacio di Klimt nell'etichetta, la bomboniera scelta da Francesca Planeta per il suo matrimonio con Gian Paolo Tagliavia. La lady siciliana del vino, responsabile del marketing delle cantine Planeta, si sposa nel pomeriggio con una cerimonia nella chiesa di Santa Maria Santissima della Conciliazione, a Menfi. La sposa, che tra i testimoni avrà il fratello Santi, sarà «scortata» in chiesa da un nugolo di nipoti, vestiti da paggetti e damigelle. Un matrimonio in stile campagnolo, volutamente semplice e familiare, con poco più di duecento invitati. Dopo la messa, il trattenimento nella tenuta La Gurra del papà Diego Planeta, presidente delle cantine Settesoli. Nella residenza nascosta in una macchia di verde mediterraneo, in un promontorio che digrada verso la spiaggia, il pranzo nuziale sarà preparato da un'inedita associazione di ingegni culinari, creata per l'occasione dalle zie della sposa, le sorelle Annamaria, Francesca, Carolina e Marina Planeta e Nino Graziano, che proporrà le migliori ricette, in formato marriage, del ristorante "Mulinazzo". Un matrimonio che avrà anche un tocco di internazionalità: i due sposi hanno entrambi una mamma straniera. E così ci saranno ospiti inglesi, accanto alla madre di lei, Angela Page; canadesi al fianco di Sheila Bourke, madre di Pinì Tagliavia, 33 anni, palermitano, milanese d'adozione, ex pubblicitario di Publitalia e oggi responsabile del sito del canale Mtv (music television). Il loro vinoricordo, prodotto in mille bottiglie, un nettare di Nero d'Avola, Shiraz e Merlot, farà da cornice a tutta la festa. E sarà spedito agli amici assenti, con i confetti bianchi legati. (La Repubblica - Palermo, 29/9/2001) La storica azienda triestina entra in forze nel settore sfruttando la sua rete commerciale. La Stock scommette sul business del vino Vanni Cornero TRIESTE Cè il vino nel futuro della Stock. La celebre azienda, che da oltre 115 anni si dedica prevalentemente ai distillati, coglie al volo le indicazioni di mercato, non solo per allargare il suo portafoglio di concessionaria di grandi firme del mondo vinicolo, ma anche con lobiettivo di diventare produttrice diretta. A parlare delle nuove strategie della Stock è il top manager Carlo Sigliano: «La Federvini, attraverso il suo osservatorio di cui sono presidente, segnala un possibile accentuarsi del consumo di vino in alcuni segmenti, come quello dei vini esotici. Ed è proprio questo uno dei nostri obiettivi». Attraverso la sua organizzazione commerciale la Stock distribuisce già lo Champagne Laurent Perrier e il Cava spagnolo Freixenet, che vende 50 milioni di bottiglie allanno solo in Germania. Ma le intenzioni future sono di un impegno ben più massiccio nel settore: «I report della Federvini indicano come di massimo interesse il mercato dei vini esotici, sarà soprattutto lì che ci impegneremo», spiega Sigliano, che dal 1996 è presidente ed amministratore delegato della Stock. Con il 1995 la proprietà dellazienda è infatti passata dalle mani di una gruppo di famiglie triestine a quelle della tedesca Eckes A.G., società leader in Germania per la produzione e distribuzione di alcolici e succhi di frutta. Da allora lattività sotto legida dellantico nome è diventata sempre più dinamica: capofila resta lo storico stabilimento di Trieste, che lavora in tandem con le cantine dinvecchiamento di Portogruaro, ma la rete Stock comprende anche stabilimenti a Linz, in Austria, a New York, a Pilzen Boskow, nella Repubblica Ceca, mentre, negli ultimi mesi, sono state aperte sedi in Slovenia e Polonia. Parallelamente sono state costituite joint venture in Bosnia Erzegovina, Croazia e Canada. Tutto questo, gestito da una squadra di manager estremamente motivati, ha garantito, negli ultimi dati di bilancio, un fatturato di 200 miliardi ed un utile netto di 5800 milioni. «La scelta della Stock - sottolinea Sigliano - è stata peculiare: puntare sulla qualità e segmentare il mercato lanciando nuovi prodotti propri o commercializzando in Italia quelli acquistati da terzi. Per quanto riguarda il primo aspetto la società si è mantenuta fedele ad un atteggiamento costante nella storia aziendale: La diversificazione produttiva e commerciale è invece un processo avviato da qualche anno». Ed è in questo contesto che si inquadra la più forte attenzione verso il settore vinicolo. Larea di azione più probabile per lespansione della Stock in questa direzione è quella che si rende disponibile dopo la vendita di Seagram, unoperazione che ha messo sul mercato alcuni prestigiosi marchi e il gruppo triestino non nasconde il suo interesse, tantopiù che lo «shopping» potrebbe coprire tanto il segmento dei vini esotici, grazie ad aziende in Australia e California, tanto quello della più alta tradizione europea, con case produttrici che operano in Francia ed in Italia. Lidea di Sigliano è quella di mettere a frutto per i vini la capillare rete di distribuzione indirizzata a bar e ristoranti di prestigio. Un comparto attentamente monitorato per anni ed in cui ora la Stock conta, in Italia, ben 3000 riferimenti estremamente qualificati, tra cui lHarrys Bar e il Danieli, tanto per citare nomi universalmente noti. «Tutto questo fa parte della nostra politica di parlare poco ed agire molto - conclude Sigliano - che ci ha consentito performance di tutto rilievo, sostenute da forti investimenti in pubblicità». Una politica che, probabilmente, comprenderà a breve alleanze strategiche, tanto a livello italiano che internazionale. (La Stampa, 30/9/2001) |
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