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Breve Viaggio in Romania

di Lamberto Tosi

L'occasione di questo breve viaggio in Romania mi fu data dalla ditta BARIC B.B.B., rappresentata in Italia dal signor Gerardo Regi. In occasione di alcuni incontri per la presentazioni di barriques e tonnaux prodotti in Romania dalla Baric, avevo espresso il desiderio di vedere la tonnellerie per rendermi conto delle reali capacità produttive dell'azienda e della maestria dei suoi operai, per valutarne le reali prospettive in ordine alla standardizzazione delle produzioni e alla capacità di produzione stessa. In occasione di uno dei suoi frequenti viaggi in Romania, Regi mi invitò ad accompagnarlo per concretizzare il mio desiderio e così, concordata la partenza, ci ritrovammo all'aeroporto di Firenze per un volo diretto Firenze-Timisoara.

La nostra parentesi Romena inzia così da questa città, da cui abbiamo poi raggiunto Cluje, sempre in aereo, e successivamente, in taxi, Satu Mare, in Transilvania, obiettivo della nostro viaggio. Ai miei occhi la realtà rumena è apparsa per certi versi migliore, e per altri peggiore di quella che avevo immaginato. Si ha la sensazione di vivere in una società fortemente destrutturata ma ancora ordinata, dove spinte diverse e a volte contraddittorie, condizionano ancora lo sviluppo di questo futuro stato dell'Unione Europea.

Vi sono consolidate realtà produttive, per la maggior parte in mano a stranieri, e piccole aziende in sviluppo, condotte da Rumeni. Si ha una buona scolarizzazione che però si ferma alla generazione passata (gli attuali 35 enni) dato che oggi le scuole costano moltissimo. A fronte di un costo della manodopera molto basso è però presente un'inflazione del 35%, che mina una vera crescita economica e sociale della nazione.

Ma la Romania ha anche una grande tradizione occidentale; sicuramente maggiore degli stati confinanti. Intanto la lingua: il 54% delle parole rumene sono di derivazione diretta dal Latino, e se anche la maggior parte dei fedeli sono di religione Ortodossa vi sono enclave consolidate di protestanti e cattolici che hanno influito moltissimo nella cultura del paese.

Un esempio per tutti lo dà la viticoltura: in Romania si ritrovano varietà tipiche dell'area tedesca come il riesling, il tocai, i pinot, i cabernet, il merlot, i sauvignon, i muscat ottonel, e una serie di varietà locali come la feteasca nelle varie tipologie regala, neagra, alba, da ricondursi alla tipologia riesling renano. Ma queste varietà internazionali sono patrimonio della Romania da secoli, non da recenti introduzioni come in molte altre nazioni viticole moderne. Negli anni ottanta la Romania era il sesto produttore mondiale di vino con una grossa esportazione in tutti i paesi centro-europei. D'altro canto questa vocazione per i vitigni franco tedeschi è dovuta anche alla posizione geografica, considerando che la Transilvania, zona della nostra esplorazione è sullo stesso parallelo di Monaco di Baviera.

La scuola vitivinicola rumena vanta basi scientifiche ampie e consolidate. Nella locale biblioteca comunale (quella di Satu Mare), ho rinvenuto testi di alto valore scientifico: uno sulla viticoltura transilvana, ed uno più in generale sulla enoclimatologia della Romania. Il primo edito nel 1975, il secondo nel 1987, ma con abbondanza di dati sia climatici sia tecnici di cui riportiamo alcune immagini.

Il nostro arrivo a Satu Mare avviene di sera. Le strade in Romania non assomigliano un granché a quelle a che siamo abituati a percorrere. Non esistono, in gran parte del paese, autostrade o superstrade a 4 corsie. La via che abbiamo percorso, costruita da una ditta italiana con sovvenzioni comunitarie, assomiglia più alla vecchia Cassia che ad una moderna strada, anche se è una delle migliori superstrade presenti in Romania. Le strade normali non godono di quasi nessuna manutenzione e, se la velocità media sulle strade è bassa, molto lo dobbiamo al fondo stradale particolarmente sconnesso.

Satu Mare è adagiata alla fine della pianura magiara dato che il confine con l'Ungheria dista pochi km. Una ordinata scacchiera di vie ci conduce al centro della città dove la piazza principale è delimitata a est dall'Hotel Dacia a sud dalla chiesa cattolica e a ovest e nord dai palazzi che corrono lungo le vie principali della città. Nella sua configurazione attuale e per l'architettura del centro storico la città è visibilmente asburgica anche se i palazzi più antichi, che avrebbero bisogno di una sostanziale manutenzione, confinano con la zona più moderna costruita sotto il regime comunista. Essa è costituita da imponenti costruzioni in cemento prefabbricato.

Ma lo scopo principale della nostra visita è legato al mondo del vino. Il secondo giorno visitiamo la tonnelleria situata alla periferia della città. I laboratori sono all'interno di un centro aziendale di notevoli dimensioni dove la produzione di botti interessa solo un gruppo di fabbricati, il piazzale antistante gli stessi è occupato dalle cataste in stagionatura, che vengono controllate periodicamente da personale qualificato. La lavorazione del legame avviene praticamente tutta a mano, con l'ausilio solo dei macchinari essenziali. Si può notare come l'ambiente di lavoro sia organizzato seguendo le varie fasi lavorative: dalla preparazione e scelta delle doghe al loro assemblaggio, tostatura e piegatura per la successiva formazione delle barriques. Nella foto seguente si vede un operaio intento alla costruzione di un fondo di barriques con il classico giunco tra un asse e l'altro.

Il legno di rovere sessile, o petrea, viene ricavato dalle foreste rumene e sottoposto a 2-3 anni di stagionatura in piazzale, dove le doghe subiscono quel processo di lisciviazione dei tannini più aggressivi ed amari e un successivo affioramento di quelli del legno più profondi, che consentono alla fine della stagionatura di avere cessioni ben definite di tannini ellagici e di componenti aromatiche di prima qualità. La successiva lavorazione, ed in particolare la tostatura eseguita a fuoco diretto, consentono la formazione e la liberazione di composti aromatici, come il whisky-lattone, la vanillina, le aldeidi furaniche, che in debita quantità compongono l'aroma trasferibile ai vini. Ma di particolare importanza risulta anche la grana del legno. I legni rumeni, essendo quasi tutti di Quercus Petraea, e cresciuti in zone ad accrescimento lento della pianta, hanno una grana medio fine e una tessitura fitta, qualità che permettono apporti controllati di tannini e trasmissione di ossigeno lenta e costante.

Le caratteristi tecnologiche delle barriques prodotte sono di standard medio-alto e il materiale di origine particolarmente pregiato è disponibile in quantità ben standardizzata. La visita alla fabbrica si conclude con un incontro con l'ingegner Teodor Benedek, uno dei proprietari della fabbrica, che mi illustra l'intera gamma produttiva che va dalla botte da 50 hl al piccolo caratello per vin santo o aceto balsamico, costruiti anche con essenze particolari quali il ciliegio, l'acacia o il gelso.

La sera è dedicata ad una cena a base di cucina locale, nella quale spiccano formaggi salati e insalate locali con un risotto a base di porcini. Il tutto innaffiato con birra ed un vino della zona viticola dei Dabuleni in prossimità del Danubio. Si trattava di un Merlot di mediocre fattura, almeno al gusto occidentale. Questo perché molti vini prodotti in Romania e in tutta la regione balcanica incontrano il gusto locale se dotati di un residuo zuccherino sempre importante, anche in presenza di vini rossi da vitigni internazionali quali il merlot, il cabernet, il pinot nero, e tutta la gamma dei bianchi dal pinot grigio, al traminer, allo chardonnay. Nelle degustazioni successive, ho avuto la possibilità di apprezzare maggiormente le caratteristiche delle produzioni enologiche rumene degustando vini prodotti per il mercato tedesco ed austriaco, dove l'elaborazione enologica è di stile più internazionale. L'impressione che se ne trae è comunque segnata da una nota di rusticità, presente soprattutto nelle varietà a bacca rossa, che, almeno nelle annate degustate, esprimono sensazioni di erbaceo e di tannini verdi che denotano una insufficiente maturazione. I vini bianchi invece hanno una loro connotazione sia varietale che enologica precisa e, in alcuni casi, anche di pregio.

A questo proposito debbo però esprimere la mia riprovazione per una delle più grosse aziende viticole rumene che ha riservato al sottoscritto e a chi lo accompagnava un pessimo trattamento. Incuriositi da degustazioni effettuate sia in Italia che in Romania abbiamo richiesto una visita alla Cantine Jdvei di Alba Julia, città situata molto più a sud di Satu Mare a circa 350 km. Dopo contatti telefonici ci viene concessa una visita alle cantine e il giorno stabilito si parte per Alba Julia; ho già descritto la situazione della viabilità rumena, quindi si po' immaginare il disagio ed il tempo necessario per il viaggio. All'arrivo all'azienda dopo 6 ore di viaggio, non ci viene concesso di visitare le cantine per la mancanza del direttore marketing. Il nostro disappunto è stato enorme dato che il viaggio aveva occupato praticamente l'intera giornata.

Per nostra fortuna il signor Benedek ha contattato un'atra azienda agricola della zona, da cui siamo stati accolti con tutt'altra cortesia e dopo la visita alla cantina sotterranea, formata da circa 2 km di gallerie scavate nel calcare, abbiamo potuto degustare, direttamente dai vasi vinari, le produzioni dell'azienda ed, in particolare, un Muscato Ottonel, un Sauvignon Blanc ed una Feteasca Regala di ottima fattura. A questo proposito bisogna però precisare una cosa: l'azienda in questione sita in località Tirnaveni, sul fiume Tirnava Mica, deteneva questi vini da alcuni anni (annata 2001) dato che solo ora riprendeva l'attività dopo essere stata privatizzata da circa un mese prima della nostra visita. Questo aveva condotto i vini, in origine pronti per l'imbottigliamento con un congruo residuo zuccherino, a divenire secchi e molto più evoluti. Il simpatico cantiniere, che ci guidava nella visita di questo stabilimento enologico, ci sorprese con l'apertura della sala di ricevimento e pressatura delle uve dove facevano ancora bella mostra di sé una batteria di 12 maceratori rotativi e di 12 presse pneumatiche da 120 hl. Il tutto naturalmente raccordato da impianti di trasporto e scarico delle uve in arrivo dal piazzale superiore.

Questa ultima visita dà la dimensione delle capacità produttive della Romania e di quello che la viticoltura ha rappresentato in questo paese.

L'ultimo ricordo della Romania è legato al paesaggio. La superficie nazionale è divisa equamente tra pianura, montagna e collina, e la parte centrale del paese è attraversata dalla catena carpatica che delimita anche la zona della Transilvania dalla pianura solcata dal corso del Danubio. Ampie vallate si estendono ai confini delle strade e la povertà delle popolazioni agricole è evidenziata dai gruppi di braccianti che coltivano la terra senza nessun mezzo motorizzato, dato che molti di essi sono ancora visibili abbandonati in mezzo ai campi. I boschi, in particolare di querce e conifere, ricoprono le alture e molte zone interne risultano scarsamente abitate. In queste lande si scorgono spesso monasteri ortodossi dalle splendenti cupole e le torri di qualche castello nascosto tra i boschi. Il tutto contornato dalle abitazioni rurali che nella loro semplicità rimandano a tempi meno caotici dei nostri. Il ritorno in Italia ha il sapore della nostalgia per un paese dai grandi spazi e dai grandi vini, che deve ritrovare la propria posizione nel panorama enologico internazionale.

28 ottobre 2003
Visita effettuata nel giugno 2003

 


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