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Vi sono consolidate realtà produttive, per la maggior parte in mano a stranieri, e piccole aziende in sviluppo, condotte da Rumeni. Si ha una buona scolarizzazione che però si ferma alla generazione passata (gli attuali 35 enni) dato che oggi le scuole costano moltissimo. A fronte di un costo della manodopera molto basso è però presente un'inflazione del 35%, che mina una vera crescita economica e sociale della nazione. Ma la Romania ha anche una grande tradizione occidentale; sicuramente maggiore degli stati confinanti. Intanto la lingua: il 54% delle parole rumene sono di derivazione diretta dal Latino, e se anche la maggior parte dei fedeli sono di religione Ortodossa vi sono enclave consolidate di protestanti e cattolici che hanno influito moltissimo nella cultura del paese. Un esempio per tutti lo dà la viticoltura: in Romania si ritrovano varietà tipiche dell'area tedesca come il riesling, il tocai, i pinot, i cabernet, il merlot, i sauvignon, i muscat ottonel, e una serie di varietà locali come la feteasca nelle varie tipologie regala, neagra, alba, da ricondursi alla tipologia riesling renano. Ma queste varietà internazionali sono patrimonio della Romania da secoli, non da recenti introduzioni come in molte altre nazioni viticole moderne. Negli anni ottanta la Romania era il sesto produttore mondiale di vino con una grossa esportazione in tutti i paesi centro-europei. D'altro canto questa vocazione per i vitigni franco tedeschi è dovuta anche alla posizione geografica, considerando che la Transilvania, zona della nostra esplorazione è sullo stesso parallelo di Monaco di Baviera. La scuola vitivinicola rumena vanta basi scientifiche ampie e consolidate. Nella locale biblioteca comunale (quella di Satu Mare), ho rinvenuto testi di alto valore scientifico: uno sulla viticoltura transilvana, ed uno più in generale sulla enoclimatologia della Romania. Il primo edito nel 1975, il secondo nel 1987, ma con abbondanza di dati sia climatici sia tecnici di cui riportiamo alcune immagini.
Satu Mare è adagiata alla fine della pianura magiara dato che il confine con l'Ungheria dista pochi km. Una ordinata scacchiera di vie ci conduce al centro della città dove la piazza principale è delimitata a est dall'Hotel Dacia a sud dalla chiesa cattolica e a ovest e nord dai palazzi che corrono lungo le vie principali della città. Nella sua configurazione attuale e per l'architettura del centro storico la città è visibilmente asburgica anche se i palazzi più antichi, che avrebbero bisogno di una sostanziale manutenzione, confinano con la zona più moderna costruita sotto il regime comunista. Essa è costituita da imponenti costruzioni in cemento prefabbricato.
La sera è dedicata ad una cena a base di cucina locale, nella quale spiccano formaggi salati e insalate locali con un risotto a base di porcini. Il tutto innaffiato con birra ed un vino della zona viticola dei Dabuleni in prossimità del Danubio. Si trattava di un Merlot di mediocre fattura, almeno al gusto occidentale. Questo perché molti vini prodotti in Romania e in tutta la regione balcanica incontrano il gusto locale se dotati di un residuo zuccherino sempre importante, anche in presenza di vini rossi da vitigni internazionali quali il merlot, il cabernet, il pinot nero, e tutta la gamma dei bianchi dal pinot grigio, al traminer, allo chardonnay. Nelle degustazioni successive, ho avuto la possibilità di apprezzare maggiormente le caratteristiche delle produzioni enologiche rumene degustando vini prodotti per il mercato tedesco ed austriaco, dove l'elaborazione enologica è di stile più internazionale. L'impressione che se ne trae è comunque segnata da una nota di rusticità, presente soprattutto nelle varietà a bacca rossa, che, almeno nelle annate degustate, esprimono sensazioni di erbaceo e di tannini verdi che denotano una insufficiente maturazione. I vini bianchi invece hanno una loro connotazione sia varietale che enologica precisa e, in alcuni casi, anche di pregio.
Per nostra fortuna il signor Benedek ha contattato un'atra azienda agricola della zona, da cui siamo stati accolti con tutt'altra cortesia e dopo la visita alla cantina sotterranea, formata da circa 2 km di gallerie scavate nel calcare, abbiamo potuto degustare, direttamente dai vasi vinari, le produzioni dell'azienda ed, in particolare, un Muscato Ottonel, un Sauvignon Blanc ed una Feteasca Regala di ottima fattura. A questo proposito bisogna però precisare una cosa: l'azienda in questione sita in località Tirnaveni, sul fiume Tirnava Mica, deteneva questi vini da alcuni anni (annata 2001) dato che solo ora riprendeva l'attività dopo essere stata privatizzata da circa un mese prima della nostra visita. Questo aveva condotto i vini, in origine pronti per l'imbottigliamento con un congruo residuo zuccherino, a divenire secchi e molto più evoluti. Il simpatico cantiniere, che ci guidava nella visita di questo stabilimento enologico, ci sorprese con l'apertura della sala di ricevimento e pressatura delle uve dove facevano ancora bella mostra di sé una batteria di 12 maceratori rotativi e di 12 presse pneumatiche da 120 hl. Il tutto naturalmente raccordato da impianti di trasporto e scarico delle uve in arrivo dal piazzale superiore. Questa ultima visita dà la dimensione delle capacità produttive
della Romania e di quello che la viticoltura ha rappresentato in questo
paese. L'ultimo ricordo della Romania è legato al paesaggio. La superficie nazionale è divisa equamente tra pianura, montagna e collina, e la parte centrale del paese è attraversata dalla catena carpatica che delimita anche la zona della Transilvania dalla pianura solcata dal corso del Danubio. Ampie vallate si estendono ai confini delle strade e la povertà delle popolazioni agricole è evidenziata dai gruppi di braccianti che coltivano la terra senza nessun mezzo motorizzato, dato che molti di essi sono ancora visibili abbandonati in mezzo ai campi. I boschi, in particolare di querce e conifere, ricoprono le alture e molte zone interne risultano scarsamente abitate. In queste lande si scorgono spesso monasteri ortodossi dalle splendenti cupole e le torri di qualche castello nascosto tra i boschi. Il tutto contornato dalle abitazioni rurali che nella loro semplicità rimandano a tempi meno caotici dei nostri. Il ritorno in Italia ha il sapore della nostalgia per un paese dai grandi spazi e dai grandi vini, che deve ritrovare la propria posizione nel panorama enologico internazionale. 28 ottobre 2003
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