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Piccola storia della barrique (I)
di Lamberto Tosi, agronomo

Nella storia del vino i contenitori ad esso dedicati hanno avuto una loro evoluzione e sviluppo in funzione della cultura e della localizzazione dei popoli produttori di vino. Se ripercorriamo, anche attraverso i reperti archeologici, le tipologie di contenitori dedicati a contenere i liquidi e poi il vino, ci troviamo di fronte a una importante dicotomia.

I popoli mediterranei, scarsamente dotati dall'ambiente di ampie distese arborate e rivolti soprattutto a utilizzare tali risorse per la costruzione di imbarcazioni, svilupparono tutta una serie di contenitori in terra cotta e successivamente in metallo, dedicati a contenere vari liquidi tra cui il vino. Essi riempivano le stive delle navi che solcavano già prima dell'epoca romana le acque del Mediterraneo. I romani in particolare, utilizzando l'argilla, disponibile in grandi quantità, si specializzarono nella costruzione di anfore che, sigillate con vari sistemi, hanno conservato fino a noi i resti di questi "vini" di cui ci parlano i vari autori dell'epoca: dotati di grande concentrazione e gradazione (che ne giustificava la loro capacità di conservazione) e che venivano sempre serviti annacquati. Essi perdurarono nell'uso della terracotta come elemento costitutore dei contenitori anche se essa si dimostrava inadatta alla conservazione dei vini data la sua porosità, la sua fragilità, la sua difficoltà (sotto forma di anfora) ad essere facilmente stivata e trasportata per mare.

I popoli continentali svilupparono una cultura meno evoluta, più legata alla zona di origine e per certi versi più rozza. Essi furono costretti ad utilizzare il legno, unica vera risorsa disponibile in abbondanza per costruire gli utensili ed i contenitori necessari per le attività agricole. La realizzazione dei primi mastelli composti da doghe e tenuti assieme da fasce di legno più fresco ed elastico fu il primo passo verso la possibilità di realizzare contenitori chiusi in legno. E in effetti si arrivò a produrre tali contenitori quando si scoprì la possibiltà data dal riscaldamento del legno: ovvero la possibilità di essere incurvato attraverso il fuoco diretto. In questo modo si poterono costruire contenitori di maggiore capienza e minor ingombro e soprattutto capaci di resistere a una certa sovrapressione dato che i primi utilizzi delle botti in legno furono quelli di contenitori per la primordiale birra di allora.

L'avversità di Roma all'utilizzo delle botti sembra risalire anche ad un episodio raccontato nel "De Bello gallico" di Cesare in cui si racconta di come i Galli utilizzassero le botti rotolanti riempite di materiale infiammante contro l'esercito romano. A nulla valsero tali utilizzi, ma il ricordo delle perdite subite pose, forse, tra Cesare e il tonnaux una fiera inimicizia.

Un altro grande vantaggio della bulga celtica, la prima vera antesignana del tonnaux, fu la capacità data dalla piegatura di avere poca superficie di contatto col suolo e quindi di facilitarne in trasporto anche per rotolamento diretto. L'elasticità del legno poi ne faceva un contenitore particolarmente resistente agli urti.

Ma oltre a questo la natura stessa del legno è all'origine  del concetto stesso di affinamento del vino. I vini conservati in contenitori di terra cotta divenivano velocemente difettosi e dovevano essere mescolati con spezie o miele per mascherarne i cattivi odori e sapori, mentre quelli contenuti in legno...

Fine prima parte

15 giugno 2003

 

   

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