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Piccola storia della barrique (prima e seconda parte) Le analisi degli oli Occhio ai frantoi Indicazioni per la raccolta delle olive Il diradamento dei grappoli La lotta alla mosca dell'olivo La nutrizione fogliare della vite Rapporto da Olea Lunae 2002 Vendemmia2001: non tutti i mali... Vite 2001: i cloni di chardonnay i cloni di sangiovese Un po' di chiarezza sull'olio di oliva Nuova DOC per la Toscana? Vino fragolino:
il fuorilegge |
L'apporto dato dai contenitori in legno alla qualità dei vini dipendeva molto dal tipo di conservazione. L'affinamento avveniva sempre e solo con contenitori colmi e otturati, ma gli stessi inconvenienti relativi alle anfore si riscontravano nel caso che il il recipiente fosse scolmo e aperto da tempo. Le anfore, però, che avevano conosciuto grande utilizzo sotto l'Impero Romano videro progressivamente e definitivamente il declino con la fine dello stesso. Le orde barbariche avevano distrutto le agiate vie di comunicazione costruite dall'Impero e la botte nelle sue varie fogge, divenne un mezzo ben più resistente e trasportabile delle pesanti anfore che pesavano quanto il loro contenuto. Così dal Medio Evo si ebbe l'assoluta supremazia della botte come contenitore per trasporto e conservazione di vini ed alimenti vari. I vantaggi della barriques e dei tonnaux si manifestarono e si imposero con i trasporti che si svilupparono nel basso Medio Evo tra le vigne, nelle vicinanze delle città, e nei mercati cittadini. I trasporti avvenivano spesso con barconi o con navi a chiglia piatta che navigavano i fiumi, in particolare della Francia e della Germania; erano trasporti di prossimità e la funzione dell'affinamento non era ancora così conosciuta e sviluppata. Si trattava di trasportare dalla cantina al mercato cittadino quantità di vino velocemente commerciabili. Sicuramente il legame tra navigazione e botti era in quell'epoca molto stretto visto che si valutava la capacità di carico delle navi in tonnaux (all'epoca di 8-10 ql di capacità) da cui deriva il nostro termine tonnellaggio. Quando il trasporto su mare divenne possibile anche per le medie e lunghe distanze oceaniche, la botte fu la regina dei contenitori per trasporto: citiamo due riferimenti, uno letterario e l'altro storico. Il giovane Jim, protagonista de "L 'Isola del Tesoro", scopre il proposito di ammutinamento nascosto in una botte che serviva da contenitore per le mele. Nel 1849 una nave che sbarcava da Cork verso il Canada presentava
la seguente lista di prodotti imbarcati: Come si vede erano i contenitori in legno, e soprattutto botti e barili, a farla da padrone come contenitori nel trasporto via mare. Questo favorì un loro uso massiccio nel settore enologico, soprattutto nei tagli da 200 - 500 - 800 litri che consentirono, quasi involontariamente, di fare esperienze di affinamento in volumi diversi. Ma una particolare osservazione deve essere fatta a proposito del legno utilizzato nella realizzazione dei contenitori. Oggi quasi la totalità delle botti e delle barriques sono prodotte in legno di rovere ma fino a 50 anni fa non era così. Il castagno, l'acacia, il ciliegio, il frassino e altre essenze minori venivano utizzate per la produzione di botti e contenitori diversi. Questo era dovuto sia all'esigenza di utilizzare il legno più facilmente disponibile, sia perché non era chiaro il ruolo specifico dei composti rilasciati dal legno nell'evoluzione e nella caratterizzazione dei vini. Quando si sono approfonditi gli studi sull'influenza dei tannini ellagici nell'affinamento dei vini, ci si è resi conto delle caratteristiche organolettiche importanti di quelli di rovere e della loro bassa caratterizzazione sulle note di amaro. Si è così sempre più preferito il legno di quercia petrea o pedunculata, anche seguendo quella che era una ampia e comprovata tradizione francese. Si giunge così ai giorni nostri dove l'uso delle barriques è sempre più diffuso, e l'utilizzo pratico sempre più supportato da accurati studi scientifici. Ma questa non è più storia, ma attualità. 15 agosto 2003
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