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Il diradamento dei grappoli di Lamberto Tosi, Agronomo Con la ricerca di una sempre
maggiore qualità delle uve e di una loro migliore ed uniforme
maturazione si sta diffondendo la pratica del diradamento dei grappoli.
Pratica un tempo avversata
dagli agricoltori, essa è sempre più presente nelle aziende
che producono vini di elevati standard qualitativi. Essa però
non può essere attuata senza una attenta valutazione degli obbiettivi
perseguiti e del decorso dell'annata.
Con essa si tende a portare la vite in equilibrio tra parte vegetativa e parte produttiva tramite la regolazione del numero di gemme per ettaro e per ceppo. Il diradamento dei grappoli affina questa tecnica consentendo di proporzionare la produzione alla superficie fogliare esposta. Bisogna poi considerare che l'epoca e la percentuale del diradamento influiscono notevolmente sul risultato finale. Come si evince quindi da queste considerazioni lo scopo del diradamento dei grappoli è duplice: accentuare l'uniformità dei grappoli sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo (eliminando i male esposti, quelli eccessivamente grossi o eccesivamente piccoli), consentire un reale equilibrio produttivo e una eccellenza qualitativa alla produzione. Il primo obbiettivo va perseguito con tempestività; già alla prima potatura verde occorre intervenire per eliminare i grappoli soprannumerari e mal posizionati all'interno della vegetazione, al fine di porre i restanti tutti in egual misura in condizione di crescita ottimale e di uniformita di risposta agli stimoli esterni. Il secondo obbiettivo segue criteri qualitativi precisi ma legati all'andamento stagionale. Effettuato il primo intervento, il secondo (da effettuarsi intorno alla fase di invaiatura) dovrebbe basarsi su una corretta gestione del carico per pianta, valutato in base al peso medio del grappolo, al numero medio di grappoli per ceppo, al numero di ceppi ad ettaro. Con questi dati e con un obbiettivo enologico ben preciso in mente, si può calcolare il numero di grappoli per ceppo da mantenere. Facendo un esempio pratico ed ipotizzando di voler produrre 80 ql/ha si procede come segue: si valuta con un campionamento il numero medio di grappoli per ceppo nel vigneto in questione, sapendo il numero di ceppi per ettaro si può facilmente calcolare la produzione reale e sapendo il peso medio dei grappoli a maturità si può calcolare il numero di grappoli da lasciare per ceppo per ottenere la produzione desiderata. esempio: peso medio dei
grappoli 220 - numero ceppi per ha 4000
Si può notare come il carico teorico di 8 grappoli per ceppo risponda alla produzione predefinita per il vigneto. Conviene comunque valutare una crescita proporzionale all'andamento climatico ed alle piogge estive, che possono indurre un aumento ponderale dei grappoli in conseguenza al diradamento, influenzando così il risultato finale. E' quindi sempre opportuno un aggiustamento in corso d'opera, che comunque sarà meno necessario se si sarà proceduto in maniera tempestiva ed accurata alla prima fase come sopra esposto. In aggiunta a queste operazioni si può intervenire, in produzioni di elevatissima qualità, a mutilazioni del grappolo (racemi apicali, ali laterali) basate sul fatto che talune parti del grappolo, in varietà di elevate dimensioni, tendono a maturare in ritardo o a non maturare affatto. Rimane da valutare il costo economico di queste operazioni, da compiere completamente a mano, che influiscono non poco sul costo di produzione dell'uva; è ovvio quindi che tali pratiche devono essere dedicate principalmente a produzioni di elevato standard qualitativo e conseguente livello di prezzo. (18/09/2002) |
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