Visite in azienda
 
 

Flavio Fanti
La Palazzetta

Azienda Agricola Marchetti

Tenuta di Capezzana

Barone Ricasoli

A. A. Poggio Salvi

Maso Furli
Abbazia di Novacella
Azienda Agricola
Le Murelle

Tenuta di Ghizzano

Rocca di Montegrossi
Il Colle dei fratelli
Montrasio

Ansitz Plattner Waldgries

Fattoria Derenzis Sonnino


Camigliano
Il Torchio


Ottaviano Lambruschi 
La Colombiera


Podere Terenzuola

Cascina Garitina

Riecine

Cascina Garitina
per il risveglio del Monferrato

Questa volta la nostra "visita in cantina" non era stata programmata in anticipo, ma ci trovavamo in viaggio verso un capodanno da trascorrere in Monferrato, e abbiamo deciso di non lasciarci sfuggire l'occasione di "tastare il polso" a questa bella realtà del "vigneto Piemonte", preparandoci una lista di aziende interessanti della zona. Visto che ci trovavamo a cavallo fra il Natale e la fine dell'anno, abbiamo deciso, una volta usciti dall'autostrada Torino-Savona ad Ovada, di fare qualche telefonata per controllare in anticipo se avremmo trovato qualcuno al nostro arrivo. 

Al nostro secondo tentativo abbiamo avuto successo, e quindi abbiamo decisamente preso la direzione Asti, lungo la quale avremmo trovato Castel Boglione, piccola località fra Acqui Terme e Nizza Monferrato nella quale è situata la Cascina Garitina. Lungo la strada intravvediamo il bel centro storico di Acqui Terme, elegantemente illuminato e addobbato per le feste. Qualche piccola difficoltà per trovare il posto esatto, ma alla fine arriviamo e c'è ancora la luce per ammirare il bel panorama circostante.

Ci accoglie sorridente Gianluca Morino, un ragazzone alto e simpatico che ci conduce subito in una bella sala di degustazione, accogliente e ben arredata,  dove, prima ancora che noi ci presentassimo come "inviati" di una rivista on-line sul mondo del vino, ci racconta in modo partecipe e dettagliato la storia dell'azienda, che poi sta diventando comune in questa zona. 
È infatti una classica azienda agricola di famiglia, per la quale la produzione di vino, che veniva venduto in damigiane, era solo una delle attività. All'inizio degli anni novanta, viene deciso un impegno maggiore sul versante enologico e qui entra in scena Gianluca, che frequenta la scuola di enologia di Alba e prende in mano la conduzione dell'azienda. A questo proposito ci dice che se tornasse indietro sceglierebbe la scuola di San Michele all'Adige, molto più dinamica e moderna. E noi gli chiediamo: ma se non avessi avuto alle spalle quast'azienda di famiglia, avresti fatto lo stesso questo lavoro? "Certamente - ci risponde - è questa la mia passione". Oggi qui decide tutto lui, quali vitigni impiantare, quali vini fare, quali metodi di vinificazione adottare, guardando un po' al Bordeaux e un po' alla Borgogna, e cercando di farci capire come dal risultato ottenuto decide quali modifiche fare su di essi.

Il 70% per cento dei 14 ettari dei vigneti dell'azienda sono costituiti da Barbera impiantato in varie mandate a partire dal 1942, e la parte restante, in ordine decrescente di estensione, da Dolcetto (1985, 1988), Pinot Nero (un clone francese impiantato nel 1991, in collaborazione con l'Università di Torino), Brachetto d'Acqui (1996) e Cabernet Sauvignon (1985).
Apprendiamo che il grosso problema che si ha lavorando con il Barbera è che la ricerca clonale è ancora a zero, e ci si trova a lavorare con uva che è stata sempre concepita per la grossa produzione e non per la qualità, e che spesso presenta una buccia sottile rispetto alla grandezza dell'acino. In questo inconveniente non incorre il Barbera più vecchio dell'azienda, dal quale si trae la Barbera D'Asti Superiore "Neuvsent" ottenuta con una resa per ettaro di 40 quintali.

Ed è proprio alla qualità che punta Gianluca, cercando di creare un coordinamento con gli altri giovani vignaioli del Monferrato che, volendo da una parte cancellare la memoria dello scandalo del vino al metanolo, dall'altra guardano al successo delle Langhe come un obbiettivo che si può raggiungere anche da queste parti. 
Per fare questo, sostiene, bisogna accettare il fatto che solo gli appassionati pagano il prezzo di un tannino duro e in generale vini difficili da bere per apprezzare profumi eleganti e complessi. Dunque elegge Elio Altare come "profeta" di una nuova filosofia che vuole superare il modello di vino piemontese come vino che si ammorbidisce e si può stappare solo dopo molti anni e sceglie la barrique come strumento principale per raggiungere lo scopo di ottenere ottimi risultati subito pronti da bere. A questo proposito, traspare una punta d'invidia per i produttori toscani, diventati così smaliziati nell'uso di questo mezzo. "Enologi toscani cominciano ad essere chiamati qui per questo. A me piace molto Stefano Chioccioli, e se dovessi scegliere un consulente, opterei per Carlo Ferrini".

Osserviamo dunque che la produzione della Cascina Garitina si distribuisce in due versanti nettamente diversi: vini fatti esclusivamente in acciaio e vini che passano in barrique. Alla prima famiglia appartengono la Barbera del Monferrato vivace Il Morinaccio, i Dolcetto d'Asti Caranzano e Da Cein e il Brachetto d'Acqui "fermo" Niades, alla seconda la Barbera d'Asti Bricco Garitta (in barrique per il 10%), il Monferrato Rosso Estremis (Cabernet Sauvignon) che vi sta per 14 mesi, il Monferrato Rosso Amis (50% Barbera, 40% Pinot Nero, 10% Cabernet Sauvignon) per 12 mesi e la Barbera d'Asti Superiore Neuvsent per 13 mesi.
"Il mio desiderio - ci dice Giancluca - sarebbe quello di ridurre drasticamente il numero di vini prodotti e di aumentare la produzione dei vini di punta". E ce li vorrebbe fare assaggiare tutti, i suoi vini. Ad eccezione del Cabernet Sauvignon sono tutti lì, sei bottiglie schierate in fila in attesa di essere aperte; ma noi siamo in viaggio e scegliamo di assaggiare solo i due prodotti di punta, più il Brachetto "fermo". 

Ci troviamo al cospetto di due esempi della grande annata 1997, che nella zona è stata calda e siccitosa al punto di dover richiedere, per il Neuvsent, una vendemmia "scalare" in due passaggi: infatti il progressivo appassimento degli acini più esposti al sole ne richiese una frettolosa raccolta, e una settimana dopo si completò la vendemmia. D'altra parte, anche questo rientra nei dettami del grande Elio Altare, che effettua vendemmie in più fasi in modo che le uve di diversa maturazione infondano ciascuna una diversa proprietà al vino rendendolo più complesso.

Il Monferrato Rosso Amis 1997, taglio di Barbera al 50%, Pinot Nero al 40% e Cabernet Sauvignon 10%, ottenuto affinando il taglio già precedentemente compiuto per 12 mesi in barrique e fatto riposare due-tre mesi in vasca prima dell'imbottigliamento, si presenta con un colore rubino cupo ed investe il naso di profumi intensi piuttosto marcati dalla tostatura del legno; l'effetto del Pinot Nero si sente sia al naso, a cui contribuisce con l'eleganza dei suoi profumi floreali, sia in bocca dove va a smorzare la naturale acidità del Barbera. Il vino si mostra fragrante, con un bel finale giustamente tannico e di grande lunghezza.

La Barbera d'Asti Superiore Neuvsent 1997 mostra un colore rubino quasi impenetrabile. All'inizio al naso si mostra più chiuso dell'Amis, ma si percepisce "sullo sfondo" una grande concentrazione di frutto che si apre pian piano, fino a dispiegarsi in sentori potenti di ciliegia matura, che con l'ossigenazione si accompagnano a dolcezze vanigliate e note di cioccolata. In bocca è fluido, morbido, dolce ("molti mi chiedono se c'è del Merlot", dice Gianluca) con un bellissimo finale caratterizzato da tannini dolci e da grande lunghezza. 

Assaggiamo infine il Brachetto d'Acqui Niades 1999, in versione ferma, che si mostra come un vino di grande piacevolezza, con spiccati profumi di rosa e una intensa nota di mela cotta al palato.

Per i vini del prossimo anno ci sono ottime speranze: l'annata 1998 è stata climaticamente migliore alla precedente, perché è stata calda nella stessa misura ma meno siccitosa; diverso il discorso per il 1999, che fino a Settembre ha fatto temere il disastro, per poi riprendersi nel finale.

Gianluca si deve assentare un momento, e ci fa compagnia il padre Pasquale, figura completamente diversa, un po' impacciato nella sua timidezza gentile di vero contadino. Lo provochiamo un po' chiedendogli se gli stà bene che il figlio decida tutto quello che deve essere fatto in campo vinicolo. "Ma certo - risponde - nell'azienda ormai siamo in società, a me va bene tutto quello che fa lui... io sono in pensione!"

Arrivati alla fine della nostra visita, vorremmo portarci via un po' delle belle cose assaggiate. Nella nostra mente ormai navigata di compratori proviamo a stimare il prezzo del Neuvcent in base al suo valore, arrivando mentalmente alla cifra di 25 mila lire, e cominciamo a farci i nostri conti. Sgraniamo gli occhi quindi quando ci vengono detti i prezzi dei suoi vini: 14 mila lire la Barbera Neuvsent, 9 mila lire l'Amis, 10 mila il Brachetto. Da non credere; ma, ci avverte, il prezzo da noi pensato è quello del Neuvsent nelle enoteche.
All'uscita, la campagna si fa sentire con un bell'odore di stallatico, che ci accompagna mentre torniamo verso la macchina. Quest'odore è per Gianluca un segno preciso: è arrivato il vento di mare, quello che qui chiamano il "Marin", che rinfresca le giornate più assolate e che favorisce una migliore maturazione delle uve. Insomma, un aspetto concreto di quel concetto talvolta fumoso che viene chiamato "microclima".

Cascina Garitina, Via Gianola 20, 14040 Castel Boglione (AT)
Visitata il 30/12/1999
 

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