Visite in azienda
 
 

Flavio Fanti
La Palazzetta

Azienda Agricola Marchetti

Tenuta di Capezzana

Barone Ricasoli

A. A. Poggio Salvi

Maso Furli
Abbazia di Novacella
Azienda Agricola
Le Murelle

Tenuta di Ghizzano

Rocca di Montegrossi
Il Colle dei fratelli
Montrasio

Ansitz Plattner Waldgries

Fattoria Derenzis Sonnino


Camigliano
Il Torchio


Ottaviano Lambruschi 
La Colombiera


Podere Terenzuola

Cascina Garitina

Riecine

Camigliano
Un borgo tra il Brunello

Percorrendo la strada che porta da Montalcino a Sant'Antimo si trova sulla nostra destra una piccola via che si inoltra in una delle zone vitate più spettacolari della zona. A destra e sinistra è tutta una prospettiva di filari. Alcuni ancora piantati come si usava nei decenni scorsi, con viti rade e rigogliose, molti altri di nuovissimo impianto, densi e geometricamente impressionanti. Qua e la’ compaiono celeberrime insegne. Pochi chilometri di questo spettacolo e le viti lasciano il posto agli olivi, proprio in prossimità del piccolo borgo di Camigliano. Un paesino arroccato tutto attorno alla villa principale, costruita su edifici risalenti al dodicesimo secolo. Parcheggiamo nella piazzetta centrale e subito notiamo un bel fiocco rosa appeso a un portone, ben più grande e sontuoso di quelli che siamo abituati a vedere in città. Una nascita in questi posti non deve essere roba di tutti i giorni!

A riceverci c’è Francesca Arquint, enologa della Camigliano s.r.l., ditta di proprietà della famiglia Ghezzi, che nel 1957 comprò tutta la tenuta, borgo compreso! Quella che Francesca ci racconta è una storia abbastanza comune nelle zone vinicole toscane. La tenuta che i Ghezzi acquistarono era immensa, vi si coltivava un po’ di tutto e il paese era il centro di riferimento di svariate case coloniche sparse sul territorio. Un piccolo mondo autosufficiente con i suoi allevamenti, le officine, la falegnameria e ben 600 ettari di vigneto! Poi, a poco a poco, la proprietà ha venduto terreni e razionalizzato la produzione, fino ad arrivare ad oggi, con una produzione concentrata su olio e vino e con 28 abitanti nel piccolo borgo, molti dei quali impiegati nell’azienda. Capiamo ancora di più il grande fiocco rosa e comunque Francesca ci rassicura, non è un evento rarissimo, lo scorso anno ce n’era uno azzurro!

Francesca Arquint non è del paese, ma vi si è trasferita da un paio di anni, lasciando la sua Forte dei Marmi dove comunque torna appena il lavoro le lascia un po’ di tempo. Diplomata enologa all’Università di Pisa fu subito assunta (un buon segnale per il centinaio di giovani che frequentano ogni anno questo corso di diploma) e si affretta a farci sapere che al suo fianco lavora, come consulente, Piero Rivella, quasi a voler scusare il suo breve curriculum.

Iniziamo la nostra visita nei vasti e moderni ambienti della cantina. La produzione dell'azienda è riguardevole, 350 mila bottiglie, e ce ne accorgiamo subito entrando nell’area di vinificazione. Sedici vasi di acciaio da 200 hl se ne stanno allineati in doppia fila di fronte a noi. La superficie vitata è attualmente di 55 ha, di cui il 90% a Brunello, e tra poco entreranno in produzione altre vigne per un totale di 80 ha. I dodici vigneti sono conosciuti uno per uno e in cantina si procede alla selezione delle uve, in base sia alla vigna di provenienza sia al contenuto zuccherino di ogni carrello.

La vinificazione avviene nei tini di acciaio che sono del tipo a cappello sommerso, ossia contengono una griglia che impedisce alle vinacce di arrivare alla superficie del liquido e le mantiene così costantemente a contatto col mosto. Per i primi quattro giorni si eseguono quattro rimontaggi quotidiani all’aria e la macerazione media si aggira sulle due settimane. Si procede poi alla svinatura, alla fermentazione malolattica, che avviene ancora in acciaio, e infine al trasferimento in botte.

Francesca e il nostro agronomo Tosi entrano in dettagli più tecnici e in un argomento un po’ delicato: la chimica! Le moderne tecnologie forniscono ormai ai produttori la possibilità di controllare la vinificazione nei minimi dettagli. Lieviti, enzimi, nutrienti, possono essere aggiunti al vino per aiutare la natura nel processo che trasforma il dolce succo d’uva nel suo duale alcolico.

Un episodio divertente interrompe la nostra chiacchierata: un tino perde il suo prezioso contenuto, ma a questo inconveniente viene preso rapidamente rimedio e torniamo alle domande scomode.

"Niente di speciale, solo aggiunta di lieviti e sali nutritivi," ci dice Francesca, "e tra l’altro abbiamo anche provato a non metterli e il risultato è stato identico!". "E comunque è chiaro che stiamo sperimentando nuove tecniche. Questo è uno dei vantaggi di lavorare in una grande azienda ed è molto importante per la mia formazione."

Così chiaccherando visitiamo gli altri ambienti della cantina, la barriccaia, il piccolo laboratorio di analisi regno di Francesca, la zona di imbottigliamento. Tutto ha l’aspetto un po’ disordinato dei posti di lavoro dove si bada più alle cose da fare che all’impressione sul visitatore. Vediamo una bella serie di barrique di Gamba ancora fasciate nel nylon e un paio di bottiglioni contenenti un liquido giallognolo. "Questa è una prova che abbiamo fatto con alcune viti di moscadello," ci spiega Francesca, "non mi ci fate pensare! Siamo impazziti a scegliere l’uva e a spremerla a mano." Quando si dice sperimentare!

Veniamo poi guidati nel bellissimi ambienti interrati sotto alla villa principale: volte a botte, mobili in legno presi dai proprietari appassionati di mercatini di antiquariato, e una grande collezione di vecchi brunelli. Ci attende una tavola imbandita, bicchieri bellissimi, e la sfilata dei prodotti di Camigliano di cui riportiamo le impressioni di assaggio.

S. Antimo Bianco 1997 (11.5%): iniziamo con questo uvaggio di trebbiano, chardonnay (passato in barrique), pinot grigio e moscadello. Il colore è dorato, e al naso si rivela minerale, etereo con una spiccata nota alcolica e profumi quasi da vendemmia tardiva (albicocca). In bocca mostra una buona struttura e morbidezza, anche se il finale è un po’ sfuggente. Si sente l'impronta del moscato, benché presente in piccola quantità.

Rosso di Montalcino 1998 (13%). Il rosso viene prodotto come declassamento del brunello, ci aspettiamo quindi un buon prodotto, e infatti questo vino dal colore rubino non troppo intenso si dimostra interessante. La componente aromatica è in grande evidenza con sentori vegetali e di erbe medicinali sovrapposti alla frutta rossa e a spunti dolciastri di confettura. In bocca è intenso e morbido, non grasso. Un po’ scivoloso, chiude rapidamente. Nel complesso un vino non completamente armonico, ma che puo’ dare buone emozioni specialmente dal punto di vista aromatico.

Brunello di Montalcino 1995 (13.5%). Assaggiamo questa anteprima del Brunello 1995, che verrà presentato ufficialmente alla ormai prossima edizione di Benvenuto Brunello. Colore rubino di media intensità e lucentezza cristallina si associano a notevole densità. Il naso è ancora un po' chiuso, austero, di media intensità e lunga persistenza. Profumi frutti di bosco (mora) e vaniglia. Corpo pieno. Il centrobocca è sempre un po’ aggressivo con una nota asprigna sul finale. Il frutto è ancora nascosto, ma ce lo immaginiamo veramente notevole!

Ed eccoci alla riserva del Brunello. Prodotta con l’uva di un unico vigneto e solo negli anni migliori. Il ’93 ha avuto un grande successo, ma non verrà prodotta la riserva 94, mentre sicuramente avremo il ’95 e forse verrà fatta la riserva 96.

Brunello di Montalcino Riserva 1993 (13%). Il colore di questa riserva è più scuro di quello del Brunello 1995 e già alla vista il vino mostra una grande densità. Il naso è più evidentemente terziarizzato con profumi più marcati dal legno e più penetranti, quasi "carnosi"! Forse meno grasso del ’95 ma perfetto, equilibrato e rotondo, caratterizzato da una vivace vena acida a centro bocca. Finale lungo con accentuate note di caffè e cacao. Un grande vino!

Laciamo i brunelli per i vini più moderni dell’azienda.

Poderuccio 1998 (12.5%). Un assemblaggio di sangiovese, cabernet sauvignon e merlot dal colore rubino tendente al melanzana. Al naso profumi di tabacco, caffè, rabarbaro. Di buona morbidezza e struttura, riempie bene la bocca e mostra una media lunghezza. Un prodotto sicuramente interessante, e in vendita a un buon prezzo.

E concludiamo col Cabernet 1998, che a dire il vero, dopo i grandi sangiovesi assaggiati, non riusciamo ad apprezzare molto. Sicuramente più vegetale del Poderuccio e di corpo medio. Un vino corretto, ma che non spicca nella sua classe di prodotto.

Tra un vino e l'altro abbiamo avuto anche il piacere di assaggiare l'ottimo olio. Un tipico olio toscano, più fruttato che potente.

Concludiamo così i nostri assaggi di questa azienda che, a nostro parere, merita un posto più stabile tra i grandi del Brunello. Sicuramente le potenzialità non mancano e la Riserva ’93 sta lì a dimostrarlo. Le buone annate di fine secolo saranno sicuramente un banco di prova per molti dei produttori ilcinesi, chi ha le vigne e l’abilità per sfruttarle non può mancare l’occasione. Auguriamo a Camigliano e alla sua enologa Francesca Arquint di vincere questa sfida.

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