|
Vino, territorio e cultura:
il piacevole percorso dei giovanissimi
Le nuove annate di Langa e Roero: Alba
Wines Exhibition 2004
1-5 Aprile: torna
Vinitaly
Sicilia en primeur, vetrina
del vino siciliano
I falsi non si distinguono dai veri
Inaugurata
la Strada Medicea dei Vini di Carmignano: proiettati
nella tradizione
Bianchi
non significa adolescenti
Bei ricordi: Gaurano
castel monte Petrino 1971 Michele Moio fu Luigi
Le quattro stelle del vino toscano,
fra inquititudini e minacce europee
Cuore
sardo alla settimana dell'olio
Non
ho l'età
La
festa del maiale
Orizzonti
e Vertici. Il Brunello di Montalcino in Versilia
Una bella avventura
Etica e
impresa vitivinicola
PrimoVolo, tre
territori in un vino
Impressioni dal Wine
Festival di Merano
8-10 Novembre: torna
il Winefestival di Merano
Inaugurata la cantina di
Petra
Vignaioli, finalmente!
Quattro
anni di AcquaBuona
In archivio


|
|
Bianchi non significa adolescenti
di Mario Crosta
In
un paese come il nostro, che penetra letteralmente dentro il mare ed è
anche uno dei più ricchi del mondo in corsi e specchi dacqua
dolce, è un vero paradosso che si consumi più carne che
pesce. La freschezza non è più un problema già da
molto tempo. Oggi arriva prima il pesce fresco nelle grandi metropoli
distanti dal mare, perfino in aereo, che non nelle pescherie dei borghi
affacciati sul mare. Anche il prezzo non costituisce un problema. Ci sono
tante varietà ittiche, e non solo di pesce azzurro, che costano
molto meno di qualsiasi tipo di carne bianca o rossa.
Un altro scoglio, se possiamo chiamarlo così, potrebbe essere il
tempo di cottura. Con i ritmi della vita che facciamo oggi è certamente
molto più comodo sbattere in padella una fettina di coscia di vitello
o di manzo che non un pesce da squamare, sventrare e diliscare. Ma ormai
in quasi tutte le pescherie e perfino presso le bancarelle ambulanti si
può comprare del pesce già pronto in filetti.
Forse la vera ragione dello scarso consumo di pesce sta da unaltra
parte. Finché in cucina non comandano i gatti, non a tutti piace
il diffondersi per la casa del profumo di pesce che si sta cucinando.
Per riassumere, gran parte degli italiani rinuncerebbe al piacere di gustare
in casa propria le prelibatissime pietanze di pesce solo perchè
non ha un giardino dove cucinarselo alla griglia o perchè non ha
un buon impianto di aspirazione in cucina. Siamo un popolo con la puzza
sempre sotto il naso...
È un vero peccato perdersi i piaceri della vita, che sono tanto
scarsi, per indolenza. Defenestrato il pesce dalla cucina casalinga (per
fortuna non in tutte le case), scompaiono in modo progressivo anche tutte
le altre ricette che richiedono un certo impegno e che consentono di risparmiare
sui tagli delle carni, come la pasta fresca fatta in casa, i brasati,
gli stufati, le torte. Una volta compravamo qualcosa in scatola. Oggi
invece compriamo quasi tutto in scatola od in confezioni già pronte
e non parlo solo dei ravioli, dei tortellini e della pasta alluovo,
ma anche delle salse e dei sughi, delle innumerevoli pietanze precucinate,
dei dolci e della stessa frutta per la macedonia. Certo che risulta molto
più comodo, ma perdiamo dei piaceri, perdiamo dei sapori, perdiamo
il gusto di una vita sana e soprattutto, nellaffidarci sempre più
alla professionalità degli altri, perdiamo la nostra preziosa capacità
dinventare anche in cucina, il nostro genio creativo, la nostra
voglia di scoprire cose nuove e di goderne.
Lo
stesso avviene per i vini. Bianco o rosso? E capita quindi che i rosati
(alcuni dei quali sono davvero favolosi) comincino a sparire e in questo
momento rappresentino soltanto luno per cento della produzione nazionale
imbottigliata. Che dire poi dei vini da dessert, bianchi e rossi, amabili
o dolci, relegati in un angolo dallinsana abitudine di considerare
da dessert soltanto gli spumanti? E fra i bianchi ed i rossi emergono
sempre più delle tendenze alla massificazione del gusto. I rossi
devono essere per forza alla moda e da collezione (quindi barricati, concentrati,
griffati e osannati da un famoso opinion-maker) ed i bianchi sempre più
secchi, paglierini, dellultima annata, cioè delle bevande
freschissime molto adatte a sostituire lacqua. Se non è dellultima
annata, è sempre più difficile per un vino bianco trovare
degli amatori, sia in enoteca che al ristorante. È capitato anche
a me, purtroppo, di ascoltare un avventore che al ristorante chiedeva
già oggi un bianco del 2004 (mentre sto scrivendo, non solo non
è ancora incominciata la vendemmia, ma non ci sono ancora nemmeno
le gemme sui tralci delle viti). Non è soltanto una questione di
ignoranza, ma si tratta di una pericolosa tendenza di mercato.
Perchè i vini bianchi cileni, argentini, australiani, sudafricani,
hanno quel grande successo di cui si parla? Perchè in Europa arrivano
le loro bottiglie del 2004 sei mesi prima delle nostre, in quanto nellemisfero
australe le vendemmie cominciano in febbraio e marzo e non in agosto e
settembre. Sono in gran parte dei vini da poco, vinificati in fretta e
furia su richiesta degli uffici marketing dei grandi buyers per anticipare
i bianchi europei sul mercato proprio prima dei grandi caldi estivi, quando
la gente comincia a comprare più vini bianchi che vini rossi. Ma
intanto fanno cassa, che non è cosa da poco, e si piazzano nei
magazzini dei supermercati e delle enoteche a precludere il posto, finchè
non sono venduti, ai futuri acquisti, cioè ai vini bianchi europei
che devono aspettare il loro turno a stagione fredda, quando di vini bianchi
se ne vende di meno. E poiché sono proprio i grandi buyers, oggi,
a regolare i mercati, tutta una serie di bottiglie di vini bianchi tipici
stanno scomparendo dalle loro offerte a favore di una marea di chardonnay,
un nome che si vende sempre meglio. Gli altri vini bianchi, per non scomparire,
devono assomigliare sempre più a questi ultimi, fino ad arrivare
al paradosso che gli stessi produttori stanno estirpando arneis, albana,
cortese, trebbiano e tante altre varietà bianche autoctone per
riconvertire le vigne ai ceppi del nuovo astro nascente della vitivinicoltura.
Un po quello che è accaduto ed accade con i vitigni rossi
estirpati in favore della sacra trimurti di cabernet sauvignon, merlot
e syrah.
Questo avviene in gran parte in Italia, dove la vinificazione di qualità
dei vini bianchi è piuttosto recente, salvo eccezioni. Allestero,
come nel nord della Francia ed in Germania, per esempio, dove per ragioni
climatiche i vini bianchi sono sempre stati degni delle stesse attenzioni
riservate ai vini rossi migliori, il fenomeno è poco avvertibile.
In queste due nazioni, come nei nostri Alto Adige e Friuli, la cultura
dei vini bianchi ha origini molto più antiche e la gente non è
poi così sprovveduta come quel malcapitato avventore che voleva
un vino bianco di unannata che ancora non cè. Anzi,
in quelle zone vinicole predilette dai vitigni Sauvignon, Chenin, Pinot
blanc, Traminer, Riesling renano, Veltliner, Muller Thurgau, Sylvaner
e via dicendo, ognuno dei vini bianchi prodotti ha un carattere ed una
personalità che si differenziano notevolmente da tutti gli altri
ed il consumatore, cercando dei vini bianchi di qualità, pretende
spesso, come raccontava anche Giorgio Grai, dei vini più maturi,
anche cinque o sei anni dopo la vendemmia, altrimenti non lo compra.
Le caratteristiche organolettiche dei vini bianchi più complessi,
non certo quelle dei vinelli da bottiglione, si sviluppano maturando esattamente
come quelle dei rossi, anche se in modo più accelerato. Ci sono
delle eccezioni anche in questi casi, per esempio un vino bianco libanese
di Chateau Musar del 1954 da uve obaideh e merwah, bevuto nel 2002 e ritenuto
un vero miracolo dagli esperti, oppure alcuni Sauternes. Ma senza andare
troppo lontano, anche in casa nostra abbiamo dei bianchi in grado di evolvere
ancora nel tempo, anche dieci anni oltre la vendemmia, come certi Malvasia
di Sardegna, Sudtiroler Weissburgunder, Verdicchio dei Castelli di Jesi,
per parlare soltanto dei vini bianchi secchi. Se andiamo poi a fare le
pulci ai vini bianchi abboccati, amabili, passiti e liquorosi, scopriremo
il piacere di bere qualcosa di straordinario, fenomenale, meraviglioso,
se sono stati vinificati con grande passione, attenzione ed impegno. E
non mi riferisco soltanto ai Tokaji ungheresi o ai vini della cantina
di Massandra in Crimea, che spopolano letteralmente alle grandi aste dei
vini invecchiati più a lungo, ma anche ai nostri vini tipici della
stessa tipologia di tutte le regioni italiane, attualmente poco consumati
perchè le mode vogliono vini molto secchi, rinfrescanti, prodotti
da uve non pienamente mature.
Il vero fascino sta nella diversità. Ad alcuni tra i nostri migliori
vini bianchi sono infatti destinate soltanto le uve perfettamente maturate
e questo permette di conferire al vino un ottimo equilibrio tra la sua
naturale potenza ed un gusto leggero, che col tempo tende allabboccato.
Da sottolineare la rara delicatezza ed il piacevole retrogusto, che ne
fanno dei vini particolarmente graditi al pubblico femminile. Per altri
eccelsi vini bianchi, le uve vengono raccolte un paio di settimane dopo
la piena maturazione o addirittura botritizzate e grazie a questo si avverte
un impalpabile livello superiore di zuccheri duva, con raffinatezza
e grazia ineguagliabili. Purtroppo, questi vini eccezionali hanno un costo
elevato proprio perchè richiedono le uve migliori e lofferta
è limitata, mentre la domanda si va spostando su impulso delle
mode pilotate dai buyers verso la massificazione, lomologazione
del gusto, quella che se un vino bianco non va bene con la pizza e non
possiede la parola magica Chardonnay sulletichetta allora non lo
si compra.
Non credo che siano meglio cento anni da pecora che un giorno da leone,
ho piuttosto fiducia nellintelligenza degli appassionati di vino,
ma ci vuole una scossa. Anche il nostro presidente Ciampi, in visita alla
sua città natale, stringendo la mano alle persone che erano venute
a salutarlo e che si lamentavano per il carovita subentrato con lEuro,
ha fatto appello al senso di giustizia e di ribellione tipico degli italiani:
«anche voi dovete reagire!». Occorre informarsi di più
sulle caratteristiche del vitigno, sul tipo di vinificazione, sul produttore,
perchè senza informazione non si va più in là del
proprio naso. Questo vale già per i vini rossi, che non sono certo
tutti adatti a evolvere nel tempo, ma è fondamentale soprattutto
per i vini bianchi.
Però
ne vale la pena. Vi auguro di rimanere come me meravigliati, stupefatti,
a bocca aperta, senza parole di fronte a dei gioiellini bianchi di unetà
ragguardevole, quando non memorabile, alcuni con dei tappi che già
presentavano segni di disfacimento. I bianchi secchi evolvono verso il
dolce e degusterete qualcosa di completamente diverso, vini dal colore
giallo dorato vivo, risplendente, con riflessi di pompelmo giallo o rosa.
Al naso dei profumi di buccia darancia e mandarino, molto pronunciati
e persistenti, note di pera kaiser matura e marzapane, che si sentono
perfino a qualche metro di distanza. Al gusto i sapori della mostarda
dolce di Cremona, di marasca, marmellata darancia, frutta candita,
cassata siciliana, papaia, ma molto delicati e sorprendentemente freschi,
con un bel finale di agrumi e di torrone che perdura molto a lungo.
Ma anche senza cercare apposta dei vini bianchi vecchi, vediamo piuttosto
di scegliere meglio, ma per favore cominciamo anche a bere degli ottimi
bianchi abbastanza maturi. Non saranno più dei vini da frutti di
mare o da grigliate di pesce, ma per il pesce esiste davvero soltanto
la griglia? Chi non beve lideale vodka liscia con il salmone affumicato
(quello rosso, non certo quello delle bustine di plastica, che è
anche salato) troverà senzaltro fra questi bianchi meno vivaci
il vino più adatto. Questi vini sono di una finezza superiore e
rasentano spesso leccellenza anche da giovani, quando accompagnerebbero
splendidamente i pesci di fiume cucinati in modo delicato, omelettes,
risotto alla milanese, canederli e formaggi cremosi e freschi, ma da maturi
sono indicati anche con carni bianche in agrodolce e in gelatina, paté
di fegato, manicaretti con la ricotta, prosciutto e melone, castelmagno
e con i gorgonzola cremosi e con i dessert meno dolci.
27 febbraio 2004
|