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Vino, territorio e cultura:
il piacevole percorso dei giovanissimi
Le nuove annate di Langa e Roero: Alba
Wines Exhibition 2004
1-5 Aprile: torna
Vinitaly
Sicilia en primeur, vetrina
del vino siciliano
I falsi non si distinguono dai veri
Inaugurata
la Strada Medicea dei Vini di Carmignano: proiettati
nella tradizione
Bianchi
non significa adolescenti
Bei ricordi: Gaurano
castel monte Petrino 1971 Michele Moio fu Luigi
Le quattro stelle del vino toscano,
fra inquititudini e minacce europee
Cuore
sardo alla settimana dell'olio
Non
ho l'età
La
festa del maiale
Orizzonti
e Vertici. Il Brunello di Montalcino in Versilia
Una bella avventura
Etica e
impresa vitivinicola
PrimoVolo, tre
territori in un vino
Impressioni dal Wine
Festival di Merano
8-10 Novembre: torna
il Winefestival di Merano
Inaugurata la cantina di
Petra
Vignaioli, finalmente!
Quattro
anni di AcquaBuona
In archivio


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Vino, territorio e cultura: il
piacevole percorso dei giovanissimi
di Mario Crosta
Il nostro Paese è frequentato da molti stranieri che vengono in
Italia attirati dal sole, dal mare e dal patrimonio artistico ed archeologico,
scoprendo fra le tante nostre ricchezze anche uno stile di vita completamente
diverso dal loro e le squisitezze della nostra cucina e della gastronomia.
Prima di venire in Italia, però, molti di loro conoscono poco i
nostri vini a causa dei prezzi troppo elevati rispetto alle loro bevande
abituali, sia di quelli in vendita nelle enoteche, sia di quelli offerti
dai ristoranti con cucina italiana, e scoprono quindi il buon vino a margine
del turismo culturale, niente di più semplice. In questo caso è
il territorio che fa la promozione. Ma esiste anche un percorso al contrario,
quello che è più abituale per noi, dovè il
vino a fare da ambasciatore del territorio. Quando da bambini non si beve
vino a tavola, perchè i genitori lo considerano una bevanda per
adulti oppure perchè il gusto non è gradito, la voglia di
scoprire il mondo, che è naturale per le menti aperte degli adolescenti,
fa scattare una molla. A volte in direzioni sbagliate, come quella del
fumo, dei superalcoolici e delle droghe, che non hanno nessun rapporto
con il territorio e la sua cultura. Spesso, invece, ad aprire la porta
al futuro è il buon vino.
Nella mia adolescenza studiavo a Novara e frequentavo lIstituto
Tecnico Industriale. Sul finire della scuola dellobbligo è
molto difficile per un ragazzo scegliere la strada giusta e questa mi
venne scelta dal nonno, convinto che mi sarebbe piaciuta. In effetti i
voti erano molto alti e avevo avuto la fortuna di trovare degli ottimi
insegnanti che sapevano adoperare le chiavi giuste per educare gli allievi.
Nei fine settimana non ci appesantivano di compiti e potevamo quindi svagarci
un po in bicicletta, in motorino, in moto, nelle vicinanze. A sud
e ad ovest, cerano solo risaie. Il lago Maggiore, con tutte le sue
luci, non era alla portata delle nostre tasche. La grande metropoli di
Milano non invitava certo alle gite. Perciò, con quei pochi soldi
che si mettevano in comune in base a regole non scritte che soltanto i
ragazzi sanno inventare, si prendeva la strada della Valsesia e si arrivava
fin dove gli spiccioli lo consentivano. In autunno a funghi, a cominciare
dai porcini delle baragge o dai chiodini dei fossi, ma in primavera o
in estate si andava a rane. La Trattoria del Ponte a Proh, cera
quasi quarantanni fa e cè ancora adesso, era la tappa
dobbligo. Le rane finivano infarinate nellolio bollente e
arrivavano in tavola nellallegria. Cosa volete berci, ragazzi, la
Coca Cola? Un po ridendo e un po scherzando, qualche avventore
anziano ci proponeva il vino bianco del posto, un bianco leggero, profumato,
fresco: Greco o Erbaluce. Quando in qualche circolo trovavamo dei salumi
sopraffini, meglio un rosso, sempre del posto, che sapeva pulire la bocca
e migliorare il gusto del cibo: Spanna, Vespolina, Bonarda, Caramino.
Cominciavano a piacerci sempre di più sia le pietanze che quei
vini e perciò appena si poteva facevamo sempre una scappatina in
quel di Briona. E finito di mangiare e di bere, tutti in fila ad innaffiare
lerba da qualche parte. Ma non cerano molti posti dove poter
dare qualche calcio alla palla in mezzo a quelle risaie o sulle rive del
Sesia, invece durante il pranzo qualche saggio ci consigliava di andare
a vedere un castello, una cascina, unantica pieve, insomma ci faceva
da guida turistica, non costava niente, e così scoprivamo il territorio
e tutti i suoi angoli più belli. Ma anche delle persone interessanti,
un consigliere comunale, un sindaco, un parroco, gente che ci raccontava
la storia delle località e dei monumenti. Era come vivere in una
favola, su un altro mondo. Queste campagne brulicavano di gente generosa,
sorridente, semplice, ma tanto simpatica e che incuriosiva la nostra sete
di sapere, arricchendo così il nostro bagaglio culturale, ampliandoci
gli orizzonti e aiutandoci a trovare una strada nella vita. Questa piccola
culla è stata molto utile a Bandi, Barello, Bellini, Bezzi, Cameroni,
Caucia, Casazza, Chiona, Crosta, De Magistri, Grosso, Mario, Negri, Oltrabella,
Roccio, Sigismondi, Sguazzini e Villa (trentacinque anni fa, ma lappello
lo ricordo ancora a memoria), quindi ve la propongo, perchè la
scoperta è un piacere che non ha prezzo. Questo piccolo mondo agricolo
aveva una storia favolosa, da non crederci, che risale nei millenni, ed
è anche ricco di bellezze (e non solo naturali) nascoste.
Nella frazione di San Bernardino di Briona è affiorata una necropoli
con numerosi reperti archeologici (corredi funerari, ceramiche, bronzi,
ferri) che documentano la presenza di un insediamento umano appartenente
alla cultura preistorica di Golasecca. Il territorio di Briona e delle
sue frazioni venne prescelto, infatti, sin dai tempi più antichi
per linsediamento umano. Nella zona collinare altre ricerche archeologiche
hanno evidenziato una grande disponibilità di selce di buona qualità
e la presenza di numerose officine litiche. Ovunque ci sono delle tracce
significative di scambi e di grande vitalità, per esempio sono
stati rinvenuti dei bellissimi elmi in bronzo di produzione vicina a quella
etrusca. Notevole è la stele lapidea trovata nel 1859, che reca
uniscrizione in caratteri nord etruschi o lepontici (ora al Museo
Lapidario della Canonica di Novara). Vi si leggono i nomi di alcuni personaggi
(Andokobokios, Setubokios, Esandekotios, Anarevisios, Tanotalos e Kvitos
Lekatos) accanto alla raffigurazione stilizzata di quattro ruote raggiate.
Non è certa la destinazione della stele: votiva, sepolcrale o,
più probabilmente, commemorativa di unopera pubblica. Si
tratta in ogni caso di una delle rare iscrizioni galliche del nord Italia,
databile (pare) al I secolo avanti Cristo.
Celtica è sicuramente lorigine del nome stesso di Briona:
forse da Breòn o da Brigodunum, che significa luogo fortificato
in alto, o rocca dellaltura (briga significa altura e dunum fortezza).
In epoca romana questa zona fu interessata da diversi insediamenti agrari
che in epoca feudale assunsero le caratteristiche di castello fortificato.
È del 955 il primo documento scritto in cui si cita il nome di
Briona, che nel secolo successivo apparteneva ai conti di Biandrate, anche
se i canonici di San Gaudenzio di Novara vi accampavano dei diritti signorili.
Nel 1140 fu al centro di una disputa tra il Conte Guido di Biandrate e
limperatore Corrado III che confermerà poi i diritti feudali
al potente signore di Novara.
Un Opizzone di Briona fu presente a Costanza nel 1183 a rappresentare
il comune di Novara che riceveva dal Barbarossa la legittimazione della
propria esistenza. II villaggio, oggetto del saccheggio degli inglesi
al soldo del marchese del Monferrato nel 1363, venne conteso nel 1356
con gian Galeazzo Visconti e nel 1449 fu infeudato da Francesco Sforza
ai Tornielli, che eressero a fine secolo la rocca che ancora si ammira
alle pendici della collina. Nel 1495 subì un altro assedio ad opera
di Ludovico il Moro a causa della politica filofrancese dei feudatari
e con lavvento dei Visconti di Milano il territorio divenne dominio
di quella città. Ai Tornelli si affiancarono come proprietari terrieri
i Caccia, alla cui famiglia appartenne il famigerato Giovanni Battista
detto Caccetta, giustiziato a Milano nel 1609 per i molti ed efferati
delitti commessi, ma soprattutto per laperta professione di fedeltà
politica ai Savoia. Il castello venne tenuto con titolo comitale dai Tornielli
fino al 1739, poi fu venduto ai Castellani di Borgosesia ed in seguito
passò ai Dal Pozzo di Annone e nel 1864 ai Solaroli. ll barone
e generale darmata Paolo Solaroli, che venne insignito nel 1867
da Vittorio Emanuele II del titolo di marchese di Briona, radunò
nel castello unimportante collezione di armi e di oggetti orientali
raccolti durante la sua permanenza in India. Allinterno della rocca
il cortile centrale è ricavato al di sopra di un vasto ambiente
al piano terreno coperto da volte a crociera che partono da un pilastro
centrale. II monumento più antico di Briona è la chiesa
di SantAlessandro, nel cimitero, antica parrocchiale fondata nellXI
secolo, ricostruita in parte nel XII secolo e che conserva affreschi dei
secoli XIII e XV. Degno di nota è soprattutto il fianco esterno
meridionale, per gli effetti di colore delle murature creati da ciottoli
di fiume a spina di pesce alternati a filari di cotto disposti in modo
regolare. La parrocchiale attuale, dedicata a Santa Maria della Neve,
è un edificio quattrocentesco in stile gotico a una navata con
cappelle laterali, tra cui una con pregevoli stucchi del Cinquecento.
Il piccolo oratorio di San Bernardo alla Mora custodisce affreschi della
seconda metà del Quattrocento di scuola novarese.
Dalla via principale del paese, su cui si affacciano case basse ed ampie
corti, si diramano numerosi itinerari collinari verso le vigne da cui
nascono i generosi vini rossi Caramino, Bonarda e Nebbiolo delle Colline
Novaresi e verso boschi ricchi di fauna e uccelli, in cui è diffusa
anche lapicoltura. La più importante è quella chiamata
strada lunga o delle Carrà, ma ce ne sono anche altre tra risaie,
campi di mais e zone di brughiera, dove sorgono numerose cascine: San
Martino, Borghignona, Grande, Dei Prati, Agnelle, Cella Nuova e Vecchia,
Pierina, Vespolina, Delle Coste e Dardanona.
Nei dintorni di Briona la frazione a me più cara è quella
di Proh, lantica Petrorzum o Petrurium (un sito petrorio, cioè
un luogo sassoso), una località di una certa importanza citata
per la prima volta nel 949 come Capus Plebis. Nel 1140 venne concessa
in feudo da Corrado III di Svevia ai Conti di Biandrate che probabilmente
furono i primi costruttori del fortilizio posto sullaltura ancora
oggi chiamata Castellaccio, dove si trovano la piccola e antica parrocchiale
di San Silvestro, del quattrocento con rimaneggiamenti barocchi (ora in
cattive condizioni di statica) e i resti della cinta interna e della torre
del fortilizio. Il castello quattrocentesco, con camminamenti e merlature,
munito di torrioni circolari e della torretta superstite sopra la pusterla
pedonale, appartenuto ai Caccia e poi ai Cattaneo di Cavaglietto, costituiva
dal 1362 il primo serio baluardo difensivo sulla strada che da Novara
saliva verso la Valsesia. Fu distrutto, come molti altri, durante la guerra
tra i Visconti di Milano e il Marchese del Monferrato. Il luogo passò
poi sotto il controllo dei Caccia di Mandello Vitta e infine dei Cattaneo
di Cavaglietto fino agli inizi dellOttocento. A poca distanza, ad
Est della provinciale che da Proh conduce al Comune di Barengo, sul tracciato
di una via che univa Proh a Camodeia (Castellazzo Novarese) sussistono
presso la cascina Cella Vecchia i resti della chiesa monastica di Santa
Maria della Cella, del secolo XII, un piccolo monastero benedettino dipendente
anticamente dallabbazia di San Silano di Romagnano Sesia. Poi cè
la Pieve di Proh (sec. XII), una fra le più antiche del Novarese,
documentata nel 949 e funzionante fino al 1132, quando le prerogative
pievane furono trasferite nella vicina Camodeia (lattuale Castellazzo
Novarese). Con una certa probabilità i territori di pertinenza
coincidevano con Briona, Castellazzo Novarese, San Martino (lantica
Orre, scomparsa nel Trecento), San Bernardino, Barengo, Agnellengo, Mandello
Vitta e tutta larea fino a Sillavengo compreso.
Ho scoperto ed amato in questo posto la storia e la gente, grazie al buon
vino di queste parti, ed auguro a tanti giovani di oggi di fare altrettanto:
vino, territorio e cultura: davvero inscindibili.
Nella prima foto: il Castello di Priona
Nella terza e quarta foto: il Castello di Proh
7 luglio 2004 |