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Inaugurata la cantina di Petra
di Riccardo Farchioni


Si è configurata come un vero e proprio bagno di folla, sabato 11 ottobre, l'inaugurazione della cantina di Petra, nuova grande realtà della livornese Val Di Cornia, emergente e già importante area vitivinicola toscana.

Eh sì, Vittorio Moretti, imprenditore delle costruzioni "abituato a fare due più due e a far quadrare i bilanci", con un solido presente di produttore di vino (che in Franciacorta, corrisponde ai nomi di Bellavista e Contadi Castaldi) e sua figlia Francesca che gestirà in prima persona questa nuova avventura sono decisamente persone fortunate. La festa dedicata al grande investimento toscano (93 ettari di vigneti "mappati" dal professor Attilio Scienza in persona, 8000 metri quadrati di cantina con una capacità produttiva di 800mila bottiglie) è stata celebrata in una giornata di sole di quelle da abbronzarsi, una "ottobrata toscana" che al calare della luce ha modellato morbidamente la collina accarezzando la avveniristica (ma cromaticamente ben integrata) opera dell'architetto svizzero Mario Botta che le si adagia sopra. E poi, è stata una sfolgorante luna piena a rischiarare la sera, mentre le musiche risuonavano, i "mitici" Falorni (salumiere da Greve in Chianti) e Cecchini (macellaio da Panzano in Chianti) davano il meglio di sé per intrattenere un pubblico già piacevolmente predisposto da deliziosi stuzzichini (pregevolissimo il sushi!) del ristorante "Da Vittorio" di Bergamo.

La conferenza stampa che ha aperto la giornata, moderata dallo smagliante sorriso di Cesara Buonamici, ha visto evocare ben presto i nomi di Cosimo de' Medici, di Vasari e di Michelangelo. Grandi committenti e grandi architetti. E come Michelangelo "toglieva" marmo per dar vita alle sue sculture, così Mario Botta ha applicato "l'arte del levare" al bosco dando vita alla sua opera che, come abbiamo avuto modo di osservare da riprese effettuate dall'alto, assume tutto il suo senso quando viene vista assieme alle sagome dei vigneti, con le quali appare integrata in un disegno superiore.

A "benedire" l'impresa sono stati Carlin Petrini che ha ammonito a non lasciarsi incantare da chi insiste troppo sul concetto di tradizione, e soprattutto il sindaco di Suvereto, che è anche uno storico, convinto che l'identità della Toscana debba essere delineata anche da un dinamico presente, oltre che dal glorioso passato.

Una cosa è certa: la costruzione di Botta, come certe cattedrali o come la cupola del Brunelleschi quando si arriva a Firenze in treno, la si nota da molto lontano, anzi diciamo che se si sta percorrendo la Strada del Vino della Costa degli Etruschi non si può fare a meno di rimanerne quasi ipnotizzati. Dopo il cancello e la grande scritta, una leggera salita attorniata da ulivi conduce all'ingresso, dal quale si accede ad un vasto ed altissimo ambiente con un corridoio sopraelevato posto in corrispondenza ai tini di acciaio.

Più avanti la sterminata barriccaia, con i fusti appoggiati su "binari" di marmo: antichi stili architettonici sono evocati mediante colonne (o pilastri) a tortiglione e volte a crociera.

Infine, un lungo tunnel concluso bruscamente da una parete di roccia: qui c'è l'ambiente designato per le degustazioni.

Al livello superiore si accede salendo delle scale metalliche o aggirando da dietro l'edificio: qui troviamo il piazzale di accoglienza delle uve, l'ambiente per l'eventuale refrigerazione, e per il diraspamento. Sul pavimento sporgono leggermente i grandi coperchi dei tini dove, per gravità, viene fatto cadere il mosto per la fermentazione. Ed al centro, a dominare il tutto, il grande quadro con decine di temperature perfettamente controllate: vero e proprio "totem" di una viticoltura che fa pieno affidamento su una tecnologia dalla quale anzi non può più prescindere.

È da qui che da ora in poi aspetteremo i vini di Petra, il Val di Cornia Rosso DOC Petra e il Toscana IGT Petra. Vini che ci sono già, ma che con queste condizioni al contorno possono crescere molto, se saranno aiutati a far esprimere con personalità la potenza di questa terra calda e dal carattere vigoroso.

17 ottobre 2003

   

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