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Le quattro stelle del vino toscano,
fra inquititudini e minacce europee
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Le quattro
stelle del vino toscano, fra inquietitudini e minacce europee
di Riccardo Farchioni
Nel
corso della "settimana di fuoco" appena trascorsa, nella quale
i tre Consorzi di tutela del Chianti Classico, del Vino Nobile di Montepulciano
e del Brunello di Montalcino hanno presentato uno di seguito allaltro
alla stampa di settore le nuove annate che usciranno a breve sul mercato,
gli occhi erano puntati sulla valutazione che sarebbe stata data alla
vendemmia 2003. Sì, perché questa annata segue la sfortunata
2002, ed era concreto il timore di farsi prendere la mano e, per voglia
di riscatto e di rivincita, assegnare le "cinque stelle" dell'eccellenza.
Invece, per fortuna, non è stato così: in tutti e tre i
territori la 2003 è stata giudicata annata da quattro stelle. Una
decisione saggia, perché riconosce giustamente ai vini una qualità
alta ma non eccezionale, evitando di inflazionare così il "bonus"
delle cinque stelle, riservandolo solo alle annate veramente straordinarie:
come la 1997, per intenderci. E la 2003 eccezionale non è stata:
i picchi eccezionalmente alti delle temperature estive hanno provocato
non pochi problemi di stress idrico e di sovramaturazione (quando non
appassimento) che hanno costretto ad una selezione degli acini simile
e speculare a quella che ha caratterizzato la raccolta 2002, e che nelle
zone meno alte o fresche si rifletteranno inevitabilmente in una diminuita
finezza dei profumi. Comunque, ripetiamo, la qualità complessiva
è più che buona, e farà dimenticare l'"anno
orribile" 2002.
Ma
qual è stato il clima respirato in questa settimana dei vini toscani,
quali i discorsi più spesso ricorrenti sentiti dai produttori e
dagli addetti ai lavori? La parola più giusta per riassumere
le sensazioni avute è sicuramente: preoccupazione. Preoccupazione
per un mercato che non tira più, che sente la crisi e lascia i
vini nelle cantine. Sul versante delle esportazioni, ci si consola con
la tenuta (anzi, il leggero incremento) della richiesta USA, nonostante
leuro forte che comunque viene compensato con piccoli sconti
da parte di produttori ed importatori.
È la ricettività europea che dà molti più
problemi, quella tedesca in testa. E poi i nuovi mercati, quelli che si
dovrebbero aprire con lallargamento dell Unione Europea, sono
naturalmente attenti al rapporto qualità prezzo e molto laici
nella scelta dei vini da importare. Il riflesso di questa situazione è
la grande attenzione verso vini di fascia di prezzo bassa, quali Rosso
di Montepulciano e Rosso di Montalcino, che nella versione 2002 hanno
beneficiato della confluenza di molte delle uve migliori e che si configurano
dunque come un prodotto capace di dare fiato alle finanze di molte aziende.
E
come se non bastasse, con una scelta dei tempi veramente teatrale, nel
bel mezzo delle presentazioni delle nuove annate è piombata come
un macigno la notizia che la proposta della Commissione Europea di rendere
utilizzabili fuori dal territorio di riferimento nomi tradizionali quali
Brunello, Amarone, Morellino, Vinsanto, va avanti senza curarsi del fatto
che, pur essendo questi nomi di fantasia (dunque non geografici e non
utilizzabili come Barolo o Barbaresco), indicano lavorazioni legate ad
una storia e ad una territorio ben precisi. Insomma, pur senza lasciarsi
andare ad eccessivi allarmismi, non è escluso che potremo trovare
in futuro negli scaffali delle enoteche un Brunello o un Amarone prodotti
negli Stati Uniti o in Australia.
E il miglior commento a questa notizia lha sicuramente fatto il
presidente del Consorzio del vino Nobile di Montepulciano, Alamanno Contucci:
Sarebbe davvero un bel risultato, dopo tutti gli sforzi in fatto
di ricerca della qualità, investimenti e sforzi per migliorarci.
Nelle foto:
Degustazioni dei Chianti Classico alla Stazione Leopolda di Firenze
Un sommelier al lavoro alla fortezza di Montalcino
Alamanno Contucci, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano
16 febbraio 2004
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