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Vino, territorio e cultura:
il piacevole percorso dei giovanissimi
Le nuove annate di Langa e Roero: Alba
Wines Exhibition 2004
1-5 Aprile: torna
Vinitaly
Sicilia en primeur, vetrina
del vino siciliano
I falsi non si distinguono dai veri
Inaugurata
la Strada Medicea dei Vini di Carmignano: proiettati
nella tradizione
Bianchi
non significa adolescenti
Bei ricordi: Gaurano
castel monte Petrino 1971 Michele Moio fu Luigi
Le quattro stelle del vino toscano,
fra inquititudini e minacce europee
Cuore
sardo alla settimana dell'olio
Non
ho l'età
La
festa del maiale
Orizzonti
e Vertici. Il Brunello di Montalcino in Versilia
Una bella avventura
Etica e
impresa vitivinicola
PrimoVolo, tre
territori in un vino
Impressioni dal Wine
Festival di Merano
8-10 Novembre: torna
il Winefestival di Merano
Inaugurata la cantina di
Petra
Vignaioli, finalmente!
Quattro
anni di AcquaBuona
In archivio


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Le nuove annate di Langa e Roero: Alba Wines Exhibition 2004
di Riccardo Farchioni
Il legame con il territorio è diventato requisito imprescindibile per un vino che voglia essere riconosciuto fra mille altre proposte. Ecco perché gli appuntamenti di presentazione delle nuove annate, che si vanno moltiplicando, si svolgono nel contesto più adatto perché ad essi si associno un paesaggio, una cultura, una gente.
E quando i vini sono quelli di Langa e Roero, quando sono cioè Barolo, Barbaresco e Roero, presentarli in modo adeguato è cosa da far tremare le vene ai polsi. Doppiamente significativo è dunque lo sforzo della Unione dei produttori vini albesi (Albeisa, dal nome della classica bottiglia) e del suo giovane presidente Pietro Ratti ai quali si deve Alba Wines Exhibition, ormai oliato modello di efficienza e ogni anno con qualche novità da mettere in campo.
Una
manifestazione che riesce a restituire bene, attraverso il contatto non
solo con i vini ma anche con chi li produce, l’anima del Piemonte
vinicolo: e se è vero che molta della “contadinità”
più profonda si è talvolta persa dietro un repentino successo,
non c’è dubbio che anche le mode più trascinanti non
sono riuscite a mettere in ombra quella sottile apprensione (quando non
ansia) con la quale anche il produttore del più osannato gioiello
enologico attende i risultati del proprio lavoro. E questo anche perché
in Piemonte il vino raramente è uno degli investimenti da esibire
con orgoglio ma anche con scioltezza e un tantino di distacco; è
stato, ed è, la propria storia familiare, la propria passione,
insomma la propria vita.
Quest’anno
erano di scena Barolo 2000 e Barolo Riserva 1998, Barbaresco
2001 e Roero 2001, oltre ai Nebbiolo d’Alba 2002.
E se la scorsa tornata era stata favorevole al Barolo con una bellissima
annata 1999, stavolta è toccato al Barbaresco sfoggiare i suoi
grintosi 2001, nati da una vendemmia dalla caratura in generale senz’altro
superiore alla precedente. E in effetti si sono sentiti Barbaresco di
grande spessore e carattere ma anche con qualche giovanile crudezza (e
influssi del legno spesso ancora evidentissimi) che ne fanno prevedere
la probabile buona longevità. Belli comunque anche i Barolo, nati
da una annata molto “pronta”, vini che sarà meglio
non lasciare in cantina troppo tempo ma da aprire e bere (quasi) subito.
Caratteristica questa che viene sottolineata senza particolare entusiasmo
da produttori di una terra dopo tutto ancora affezionata ad una idea di
attesa paziente del momento giusto per avere il meglio dai propri amati
“figli”.
18 maggio 2004
Nella seconda foto: Pietro Ratti
Nella terza foto: il sindaco di Alba
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