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Le nuove annate di Langa e Roero: Alba Wines Exhibition 2004
di Riccardo Farchioni

Il legame con il territorio è diventato requisito imprescindibile per un vino che voglia essere riconosciuto fra mille altre proposte. Ecco perché gli appuntamenti di presentazione delle nuove annate, che si vanno moltiplicando, si svolgono nel contesto più adatto perché ad essi si associno un paesaggio, una cultura, una gente.

E quando i vini sono quelli di Langa e Roero, quando sono cioè Barolo, Barbaresco e Roero, presentarli in modo adeguato è cosa da far tremare le vene ai polsi. Doppiamente significativo è dunque lo sforzo della Unione dei produttori vini albesi (Albeisa, dal nome della classica bottiglia) e del suo giovane presidente Pietro Ratti ai quali si deve Alba Wines Exhibition, ormai oliato modello di efficienza e ogni anno con qualche novità da mettere in campo.

Una manifestazione che riesce a restituire bene, attraverso il contatto non solo con i vini ma anche con chi li produce, l’anima del Piemonte vinicolo: e se è vero che molta della “contadinità” più profonda si è talvolta persa dietro un repentino successo, non c’è dubbio che anche le mode più trascinanti non sono riuscite a mettere in ombra quella sottile apprensione (quando non ansia) con la quale anche il produttore del più osannato gioiello enologico attende i risultati del proprio lavoro. E questo anche perché in Piemonte il vino raramente è uno degli investimenti da esibire con orgoglio ma anche con scioltezza e un tantino di distacco; è stato, ed è, la propria storia familiare, la propria passione, insomma la propria vita.

Quest’anno erano di scena Barolo 2000 e Barolo Riserva 1998, Barbaresco 2001 e Roero 2001, oltre ai Nebbiolo d’Alba 2002. E se la scorsa tornata era stata favorevole al Barolo con una bellissima annata 1999, stavolta è toccato al Barbaresco sfoggiare i suoi grintosi 2001, nati da una vendemmia dalla caratura in generale senz’altro superiore alla precedente. E in effetti si sono sentiti Barbaresco di grande spessore e carattere ma anche con qualche giovanile crudezza (e influssi del legno spesso ancora evidentissimi) che ne fanno prevedere la probabile buona longevità. Belli comunque anche i Barolo, nati da una annata molto “pronta”, vini che sarà meglio non lasciare in cantina troppo tempo ma da aprire e bere (quasi) subito. Caratteristica questa che viene sottolineata senza particolare entusiasmo da produttori di una terra dopo tutto ancora affezionata ad una idea di attesa paziente del momento giusto per avere il meglio dai propri amati “figli”.


18 maggio 2004

Nella seconda foto: Pietro Ratti
Nella terza foto: il sindaco di Alba

 

   

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