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Vino, territorio e cultura:
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Sicilia en primeur, vetrina
del vino siciliano
I falsi non si distinguono dai veri
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nella tradizione
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Sicilia en Primeur, vetrina del vino siciliano
di Riccardo Farchioni
Il
mondo del vino italiano è un mosaico composto da una miriade di
territori con una forte individualità e che sentono sempre più
il bisogno di presentare in modo netto e convincente la propria immagine
ad un mercato ampio e competitivo. È necessario naturalmente un
compromesso fra la giusta esaltazione delle proprie peculiarità
da una parte ed il raggiungiumento di una massa critica che
non costringa losservatorio nazionale e mondiale a munirsi di una lente
dingrandimento troppo forte. Ecco perché sono sempre più
frequenti le dinamiche che vedono lorganizzazione ed il coordinamento
di realtà geograficamente contigue ed il più possibile omogenee;
naturalmente più un territorio è (per tradizione o affermazione
recente) di grande impatto, più può permettersi di starsene
per conto suo, anche se poi sente comunque la necessità di una
aggregazione nei momenti di comunicazione dei propri risultati.
Detto questo, poteva permettersi una gigantesca realtà della nostra
viticoltura nazionale come la Sicilia (stiamo parlando di 130 mila ettari
vitati) di rimanere ancora con una immagine del territorio affidata agli
efficaci ma sicuramente troppo circoscritti mezzi di poche aziende dalla
grande tradizione o dal recente successo? Sicilia en Primeur, svoltasi
nei pressi di Palermo il 12 e 13 marzo è stata indubbiamente una
risposta indiretta a questa domanda: no, la Sicilia, nella sua consapevolezza
ormai raggiunta dei propri straordinari mezzi, ha deciso di dare una visione
dei suoi vini quale risultato della articolazione di un territorio.
La
rete di aziende che ha dato vita a Sicilia en Primeur si chiama Assovini
Sicilia, e comprende realtà piccole, medie e grandi; nel suo
bilancio non cè un centesimo di denaro pubblico, visto che
si sostiene solo con i contributi degli associati. Quelli che hanno aderito
alla manifestazione sono, in ordine alfabetico: Baglio di Pianetto, Baglio
Hopps, Benanti, Calatrasi, Cantina Sociale di Trapani, Casa Vinicola Romolo
Buccellato, Case Vinicole di Sicilia-Duca di Salaparuta, Cusumano, Donnafugata,
Fazio Wines, Feudo Principi di Butera, Firriato, Fondo Antico, Grottarossa
Vini, Masseria del Feudo Grottarossa, Maurigi-Baudonetto, Miceli, Morgante,
Pellegrino, Planeta, Pollara, Rapitalà, Settesoli, Tasca dAlmerita.
Questi
24 pionieri che hanno presentato i loro vini nel Castello
Utveggio, a picco sulla spiaggia palermitana, hanno costituito dunque
la prima linea di una viticoltura siciliana che sta emergendo
in modo sempre più imperioso e sfaccettato (come abbiamo del resto
avuto modo di descrivere più volte sulle nostre pagine), e sono
stati capaci di mettere in luce in modo adeguato lo stato dellarte
nellinterpretazione di terroir molto diversi quali il palermitano,
il trapanese, lagrigentino, letneo. E cè da augurarsi
che, dopo le aziende antiche e blasonate, dopo le aziende-investimento
dei grandi imprenditori come Zonin e Marzotto, anche i piccoli riusciranno,
nelle future edizioni, ad esprimersi e a stupire.
Ma un messaggio forte e chiaro è giunto già in questa prima
edizione: la terra di Sicilia è terra generosa. Le sue verdure
hanno profumi irripetibili, la sua cucina sa essere travolgente; possiede
vitigni rossi straordinari, bianchi di grande interesse, acclimata le
uve internazionali con grande personalità e fornisce gli strumenti
per realizzare, se ben governati, vini dalla espressione ed impatto trascinanti,
tali che non temono confronti. Anche se governare strumenti dalle grandi
potenzialità richiede naturalmente perizia, bravura e anche, consentiteci,
cultura: e sicuramente implica il resistere alla tentazione di realizzare
vini dimostrativi che se allinizio stupiscono, presto
o tardi finiscono per stancare anche chi li aveva a gran voce elogiati.
18 marzo 2004
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