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PrimoVolo, tre territori in un vino
di Riccardo Farchioni
Prendete
tre regioni cardine della nostra vitivinicoltura: Piemonte, Toscana, Veneto.
Prendete poi tre vitigni che appartengono al loro rispettivo "codice
genetico": il barbera, il sangiovese, il merlot. Prendete infine
tre produttori che sanno interpretare al meglio i caratteri di queste
tre uve, che si sono conosciuti nel corso del loro lavoro ed hanno stretto
unamicizia. Perché non provare a costruire qualcosa assieme?
Da queste premesse nasce un vino particolare, un vino che lega tre territori
attraverso una unione di intenti costituendo un banco di prova che disorienterebbe
più di un degustatore. Il suo nome è PrimoVolo, ed
è appunto un taglio di barbera, sangiovese e merlot ciascuno nella
proporzione del 30%, con un saldo del 10% libero di fluttuare a seconda
degli andamenti dellannata.
Il barbera viene da Villa Giada, azienda con vigneti nelle zone
di Agliana Terme, Canelli e Calosso condotta dal simpatico Andrea Faccio;
il merlot è quello dei Colli Euganei ed è "fornito"
da La Montecchia di Giordano Emo Capodilista. Ad essi, si
è aggiunto in questa seconda annata (la 2000), il sangiovese di
Castellina in Chianti dellazienda Rocca delle Macie di Sergio
Zingarelli. La vinificazione delle tre componenti viene eseguita separatamente
seguendo i criteri delle rispettive aziende (le dimensioni dei legni variano
dai 225 ai 500 litri), e poi assemblato in Piemonte e lì seguito
nellultima fase da Andrea Faccio, in qualche modo il più
"vignaiolo" dei tre.
Cosa ci si può aspettare unendo questi tre vitigni? Sicuramente
il merlot e il barbera possiedono una componente fruttata molto caratterizzante,
una grande morbidezza il primo ed una spiccata acidità il secondo.
Ed il sangiovese sa prenderli per mano e condurli con energia verso un
finale lungo e brillante, nel quale si sentano le spezie ed il sottobosco
che specie nel territorio senese questa uva sa evocare.
Il PrimoVolo 2000, che è allolfatto inizialmente piuttosto
marcato dallimpronta del merlot, si espande presto nel bicchiere
mostrandosi intenso e suadente ed esprimendo in un secondo momento belle
note di bacca e sensazioni balsamiche. In bocca svela pienamente il suo
carattere di vino che sa piacere: pieno ed opulento, mostra un morbido
velluto nella beva, una progressione gustativa ed un tannino di straordinaria
tessitura. Una piacevolezza e serenità di espressione quasi "raffaellesca"
che alla lunga arriva a far rimpiangere qualche contrasto in più.
Ed
è curioso osservare come il PrimoVolo sia diverso, nella stilistica,
dai vini delle rispettive "case madri". Il Colli Euganei
Rosso Villa Capodilista 1999 di La Montecchia (merlot, cabernet sauvignon
e carmernere, con un saldo di raboso) si espande immediatamente ampio,
elegante e comunicativo con una bella frutta rossa (marasca), ma anche
floreale, minerale e leggermente mentolato. Silhouette snella in
una bocca di medio corpo fresca ed anche progressiva, ancora fruttata,
leggermente marcata da note vegetali e tostate e dal finale di impronta
minerale.
Il Ser Gioveto 2000, sangiovese in purezza di Rocca delle Macie
è invece un vino "maschio", anche per certi versi serioso
caratterizzato da una frutta nera compatta e da ricordi di rovo: è
concentrato, carnoso, e concluso al palato da un tannino di una certa
grinta.
Ed
infine, ecco il buonissimo Moscato dAsti Ceirole 2003 di
Villa Giada, un vino dalla struttura non trascurabile nel quale mela e
pera sono fuse ai fiori del frutteto in un quadro aromatico di straordinaria
piacevolezza. E la nota netta di mandarino che percepiamo in un secondo
momento rimanda l'attenzione al caramello allarancia su cui poggia
il cremino di cioccolata bianca del Ristorante Oliviero (tel. 055/212421),
punto di riferimento della ristorazione fiorentina.
Il PrimoVolo (www.primovolo.it),
prodotto in un numero di diecimila bottiglie circa, si trova ad una ventina
di euro nelle enoteche care.
3 dicembre 2003
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