Le "dirette" passate

Dinamica donna del vino: Elena Walch
L'interiorità del vino: un incontro con Teobaldo Cappellano
Un vino nato grande: Creato 1976
Fare un vino contadino: Il Manfano della Pieve
Enologi e le loro aziende: Franco Bernabei e le sue aziende di frontiera

Trittico bolgherese
prima tavola: Tenuta dell'Ornellaia
seconda tavola: Tenuta Guado al Tasso
terza tavola: Michele Satta

Barolo Luigi Arnulfo 1997 Costa di Bussìa

Una visione di Costantino Charrère

Lorenzo Fabiano: cosa fare di Custoza e Bardolino?

Franco Maria Martinetti e il suo primo Barolo
Tenuta Bonzara
Claudio Gori: "Il mio progetto si chiama 'Vino-Vigna'"
Tenimenti Luigi d'Alessandro
Azienda Agricola I Giusti e Zanza vigneti
Giulio Salvioni e Giancarlo Pacenti:  confronto ilcinese
Intervista a Giacomo Mela, esperto in analisi sensoriale
Luca D'Attoma:"L'enologo è come un sarto"
Carlo Ferrini: "Sono un uomo di vigna"

 

 


Nelle Fattoria Selvapiana e Fattoria di Felsina
Franco Bernabei e le sue aziende “di frontiera”
di Riccardo Farchioni


“Quando arrivo in una azienda guardo la famiglia, i figli…”. Dire, come fa Franco Bernabei, che seguire un’azienda è il progetto di una vita può sembrare enfatico, se non una vera e propria esagerazione. Ma poi si pensa a questo giovane, arrivato in Toscana dal Veneto a cavallo fra la fine degli anni settanta e i primi ottanta, che inizia il suo “discorso” alla Fattoria di Felsina, alla Fattoria Selvapiana, a Fontodi, un discorso che dura tuttora, e il concetto si fa più chiaro. Una azienda come progetto, un vino come progetto, e di nuovo il pensiero corre ad “istituzioni” quali il Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale, il Fontalloro, il Flaccianello della Pieve, tuttora veri e propri pilastri del panorama enologico toscano (e non).

“I rapporti, l’equilibrio, il dialogo”, sono tre parole chiave per capire il pensiero di un enologo che vuole fortemente vini nati dalla convinzione e dall’armonia di intenti, che non siano mai monumentali, né sopra le righe, che rispettino una architettura equilibrata e che rispecchino la storia e la geografia dei luoghi. Questo significa ad esempio, per il sangiovese, riutilizzare sempre il patrimonio viticolo aziendale, studiandolo, selezionandolo, ripiantandolo. Ma evitando nostalgie o sentimentalismi, anzi con una passione quasi maniacale per il controllo dei parametri tecnici, per gli strumenti avvenieristici che con un “colpo di laser” registrano decine di dati costruendo un archivio minuzioso di tutte le vinificazioni. E poi, continuando a monitorare la evoluzione del vino, col fine ultimo di costruirne la “curva ideale” nel tempo.

La prima frontiera guarda l’Appennino. Pensare alla Fattoria Selvapiana significa scegliere il punto di riferimento di un territorio difficile quale il Chianti Rufina. Difficile commercialmente, visto che deve combattere contro il limbo nel quale vivono le “sottozone” del Chianti. E difficile anche climaticamente, per le escursioni termiche, la altitudine e la prossimità delle montagne che tuttavia proteggono dai caldi eccessivi ricorrenti negli ultimi anni, e donano ai sangiovese il marchio di un’eleganza unica e inconfondibile in Toscana.

Con l’arrivo di Bernabei, nel 1978, iniziò subito la vinificazione separata delle uve dei vigneti Bucerchiale, Fornace, Torricella, l’imbottigliamento di annate quali la ’67, ’68, ’69 che erano da una decina di anni in botte, e il rinnovamento dei legni che poi significò per prima cosa rivestire di rovere i vecchi recipienti di castagno. Innovazioni ma con giudizio: basti pensare alle lunghissime macerazioni del Vigneto Bucerchiale, che sanno tanto di antico...

La Fattoria Selvapiana è una di quelle aziende che trasudano storia. Non solo vinicola, se si pensa agli occupanti tedeschi che svuotavano le botti già piene di "qualità" prima di ritirarsi. Ma soprattutto vinicola: non si può che rimanere affascinati e un po’ intimoriti dalle vecchissime bottiglie che, ordinate e accatastate, riempiono nere gli antichi ambienti bui.

Storia ma anche futuro, oggi che la gestione dell’azienda è stabilmente in mano di Federico Giuntini Masseti e di sua sorella Silvia; e se la gigantesca gru staziona da mesi perché il cantiere è ancora aperto, a Luglio sarà finalmente pronta la nuova cantina. Bella, altissima, capace di accogliere più di tremila quintali di uva dai cru di Selvapiana, Bucerchiale compreso, che si sta decidendo proprio ora se rinnovare con i metodi "bernabeiani".
E, infine, a custodire la memoria storica c’è Francesco Giuntini Antinori, a lungo anima dell'azienda, che ama ancora passeggiare lentamente fra le tenute aziendali e gioisce sorpreso davanti alla bontà di un Rufina Riserva 1956!

La seconda frontiera è rappresentata, fisicamente, da quella strada che separa la fine (o l’inizio) del Chianti Classico e l’inizio (o la fine) dal territorio del Chianti Colli Senesi. Una strada che non è un confine arbitrario, perché effettivamente segna una discontinuità nella composizione fra terreni maggiormente rocciosi e altri più sabbiosi. La Fattoria di Felsina, sta un po’ di qua e un po’ di là, a pochi chilometri da Castelnuovo Berardenga, un bel borgo che prende il suo nome da Berardo, luogotenente di Carlo Magno. Qui un tempo c’era un luogo di ristoro per i pellegrini della Via Francigena che non trovavano posto a Siena, qui circolavano monaci e qui oggi ci sta benissimo il volto, la voce e l’atteggiamento “spiritualeggianti” di Giuseppe Mazzocolin.

Anche qui, azienda storica e anche qui, con Bernabei (incontrato nei primi anni ottanta, in un convegno sulla barrique: “tutti avevano le idee chiare, e lui mi piacque perché era l’unico che non parlava…”) si inizia la vinificazione podere per podere.

A questo proposito, la parola chiave dalla quale partire è “granca”. Infatti nella piazzetta del minuscolo borgo, ad angolo con quella che a giudicare dall’architettura doveva essere la cappella c’è la granca, la cascina, il granaio dove ora è ospitata la cantina. In Spagna c’è un palazzo reale, vicino Madrid, chiamato "de La Granja", della fattoria. E da granca viene anche Rancia, il nome di una illustre Riserva di Chianti Classico, ma soprattutto nome del podere e del casolare che ci sta dentro, dal quale si può far perdere lo sguardo, e scrutare lontani (altra frontiera!) Montepulciano, Montalcino, fino al monte Amiata, provando una sensazione da “deserto dei tartari” (senza alludere a nemici né invasori, per carità….)

Grande razionalità, niente lasciato al caso: basti pensare che la programmazione dei vigneti arriva fino al 2015. Ma anche un amore segreto e profondo, la cosa che oggi probabilmente fa rivivere di più l’entusiasmo della sfida del Fontalloro: quello per l’olio d’oliva di qualità, prodotto abbracciando il progetto veronelliano della raccolta varietà per varietà, l'eliminazione del nocciolo dall’oliva, e la immediata frangitura, a produrre olii monocultivar (Leccino, Pendolino, Moraiolo, Raggiolo).

Un entusiasmo per il vino, e che si rinnova con l’olio, di chi ha iniziato un’avventura senza rete, con intorno poco o nulla a cui ispirarsi, con la consapevolezza di chi apre una strada. E quando Bernabei e Mazzocolin si guardano e ridendo si dicono “che tempi, quante ne abbiamo fatte, e in che condizioni!” ci sarebbero da fare molte domande, perché sarebbe come tornare indietro nel tempo, osservare come iniziò veramente questo "rinascimento enoico italiano". Per imparare, magari, come riacquistare un’innocenza che oggi sembra essersi persa e, chissà, trarre qualche spunto per superare le crisi che oggi sembra vogliano spingerlo indietro.


Fattoria Selvapiana
Località Selvapiana - Rufina (FI)
Tel. 055 8369848 - Fax 055 8316840
www.selvapiana.it

Fattoria di Felsina
Strada Chiantigiana, 484
Castelnuovo Berardenga (SI)
Tel. 0577 355117, fax 0577 355651


Visite effettuate il 3 novembre 2004


Nelle foto:
Franco Bernabei e Federico Giuntini Masseti
Un vigneto della Fattoria Selvapiana
Bottiglie della cantina storica
La strada di confine fra Chianti Colli Senesi (a sinistra) e Chianti Classico (a destra)
Franco Bernabei e Giuseppe Mazzocolin
La cappella nella Fattoria di Felsina
Mazzocolin apre il suo "denocciolatore" di olive


12 gennaio 2005

 

   

prima pagina | l'articolo | l'appunto al vino | la parola all'agronomo | in azienda
in dettaglio | rassegna | visioni da sud | la cucina | en passant | mbud
appunti di viaggio | le annate | la guida dei vini | rassegna stampa | sottoscrivi