L'interiorità
del vino: un incontro con Teobaldo Cappellano
di Paolo Rossi
Arrivo
al suo tavolo in serata, quando il grosso del pubblico è ormai
passato, e nella sala i vignaioli cominciano a tirare una boccata
daria, si scambiano battute e bicchieri, e latmosfera
si fa più rilassata. Teobaldo Cappellano è accanto ai
suoi vini, si osserva intorno; è il momento giusto per farsi
avanti, per conoscere questo personaggio. Dei suoi Barolo in
degustazione cera il Barolo Gabutti Rupestris 1999 e il Barolo
Gabutti Franco 2000, oltre al Barolo Chinato il primo è
prodotto, come tutti i normali vini in commercio, da viti innestate
con portainnesti di vitis rupestris. Il secondo è invece prodotto
a partire da piante di vite europea non innestate, o come si dice
in gergo, su piede franco, e quindi, in pratica, indifese di fronte
al rischio della fillossera.
È visibilmente provato, dopo una giornata intera in piedi a
raccontare i suoi vini; mi versa nel bicchiere i suoi prodotti e mi
chiede, quasi scusandosi:
-Non si offende se mi siedo un attimo qua... è stata una giornata
intensa...
Figuriamoci. Intanto mi astraggo un po e tento di capire quello
che ho nel bicchiere.... la differenza tra i due vini è enorme,
la cosa comincia a farsi interessante.
-Lei produce Barolo da vite a piede franco... in Italia sono pochissime
le vigne che hanno resistito allepidemia di fillossera... lei
ha ereditato una di quelle vigne antichissime, o...
-No, in realtà ed è già subito in piedi,
subito grintoso la vigna franca lho piantata io, per
mia volontà. Non si può immaginare quanti sforzi per
capire il vecchio metodo, quanti libri ho dovuto cercare.
Qualcuno
lo interrompe con una domanda:
-Non teme la fillossera?
Non risponde a parole, ma la sua espressione è bellissima:
allarga le braccia, e il suo sguardo fa capire che la passione non
può che farlo rischiare, pur di produrre quel vino.
Poi depone larma del silenzio, e parte con una bordata forte
e chiara:
-Fate attenzione: chi vi ha detto che linnesto è il rimedio
alla fillossera? Siamo proprio sicuri che linnesto sia senza
colpe, che addirittura linnesto non sia causa della fillossera?
Gli astanti sbigottiscono.
Seconda bordata, ancora più forte:
-Facciamo due conti: la pratica dellinnesto con vitis rupestris
è stata introdotta in Europa a partire dal 1850. La fillossera
ha cominciato a devastare vigneti a partire dal 1880. A furia di innestare
si è importata la fillossera, ecco dovè il problema.
Un interlocutore (già, mi rendo conto che si è creato
un piccolo capannello qua intorno) incalza:
-Ma allora perché è stata introdotta la pratica dellinnesto?
Sorride sornione, poi terza bordata:
-Sapete quanto produce una vite di nebbiolo franco? La metà
di una innestata. Sapete quanta cura in più richiede? Vi lascio
immaginare. È un fattore economico che ha spinto allintroduzione
dellinnesto, nientaltro. Ma è nella qualità
del vino che vengono fuori le differenze...
Poi si volta verso di me e mi dice, tra il serio e lironico:
-Ma queste cose non le scriva... meglio che non si sappia in giro...
Poi la sua espressione si rasserena, e passa alla pars construens,
e mi piacerebbe poter ricordare a lungo questa sua frase:
-Noi non facciamo niente di nuovo. Non cè niente, di
quello che facciamo nel mondo del vino, che non sia stato già
fatto migliaia di anni fa, ad Oriente. Non abbiamo inventato nulla.
E questo dovrebbe farci capire che la nostra cultura non è
per niente al centro del mondo.
Teobaldo
Cappellano è estremo ma coerente, forte ma dolcissimo. Verrebbe
voglia di stare ore e ore a parlare con lui. Non sono un degustatore
professionista, non posso certo descrivere analiticamente i vini di
Cappellano; di fronte a differenze così nette posso però
dire due cose: il Barolo Rupestris 99 è il classico Barolo
tradizionale, buono, forte, sincero; il Franco 2000 colpisce invece,
fin da subito, per la sensazione di profondità che innesca.
È un incontro parimenti sensitivo e mentale: stupisce per la
quantità di evocazioni che riesce a dare, per la dote di solleticare
una sensazione di interiorità, per la sua profondità.
Corpo e anima, quindi, e mi scuso per limpossibilità
di usare parole più chiare. Il bello è che di questo
vino (dimenticavo, ottenuto da una singola varietà del nebbiolo,
la michet) non si sentirà parlare molto: Cappellano rifiuta
in toto il sistema delle valutazioni, e non compare su nessuna guida
ai vini dItalia.
Mi resterebbe da parlare del Barolo Chinato, anche questo un autentico
capolavoro allo stesso tempo sensoriale e intellettivo, un monumento
allinteriorità del vino che si fa pensiero... E del figlio
di Teobaldo, giovane ingegnere ritornato alla vigna, gentile e ospitale,
anchegli portatore di valori che dal vino si estendono e spaziano
oltre...
Permettete che chiuda con unultima frase di Teobaldo Cappellano,
una frase che mi ha detto allinizio della conversazione, troppo
bella per non calarla alla fine, come sfondo serio-ironico di una
chiacchierata piacevolissima, e di una assaggio di vini altrettanto
piacevole.Se cè una cosa che mi fa arrabbiare,
sono gli sputatori di vino. Quelli che vengono ad assaggiare il tuo
vino, se lo girano un po in bocca e poi te lo sputano davanti.
Ma come, io mi sono fatto un culo così per farlo, e quelli
me lo sputano davanti! Io faccio il vino per chi lo beve, non per
chi lo sputa."
Nella seconda foto: Cappellano con Beppe Rinaldi ed Elio Altare
13 giugno 2005