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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Dinamica donna del
vino: Elena Walch
Due chiacchiere con la produttrice altoatesina Incontrai per la prima volta Elena Walch tre-quattro anni fa,
a Pietrasanta, alle degustazioni del Premio AIS Versilia. Io ero appena
all'inizio del mio apprendistato enologico. Ricordo che mi aggiravo
per il chiostro di Sant'Agostino col bicchiere in mano, come un bambino
nel paese dei balocchi. Mi aggiravo tra i banchi delle degustazioni
osservando le bottiglie, guardando i personaggi indaffarati nel rappresentare
i vini... Lo confesso: ero assai inesperto di vini, ero più impressionato dal legno selvaggio che dalla finezza e dai bei profumi. Gli chardonnay allora avevano la mia preferenza indiscriminata. Quindi i vini fini, sottili, fruttati, eleganti di Elena Walch non mi impressionavano. Mi impressionò il personaggio, però, che si prendeva cura di me e mi faceva conoscere quasi l'intera gamma aziendale. Non ricordo di preciso quali bianchi assaggiai. Ovvero; ne ricordo solo uno, per il nome insolito: il Beyond the Clouds, che mi dette l'impressione di potenza che cercavo e che non avevo trovato nel resto della gamma. -Questo è un vino più particolare, più complesso. Ci rimasi un po' male. Avevamo chiacchierato molto, avevo assaggiato molti suoi vini, ma il moscato rosa di Elena Walch mi sarebbe piaciuto come conclusione dell'incontro. Pazienza. Mi riproposi di passare a fine giornata... poi non riuscii. Nel pomeriggio il suo tavolo era assediato da decine di persone. E così si concluse il mio primo incontro con Elena Walch. L'ho rincontrata al Vinitaly 2005. Passare davanti al suo affollato stand mi ha fatto venire la voglia di fare due chiacchiere su come si è mosso il mondo del vino, di tentare un bilancio degli anni trascorsi. Ed allora ecco il nostro breve colloquio. -Elena Walch, negli ultimi 3-4 anni cosa è cambiato in vigna, e cosa è cambiato in cantina? -Secondo me il cambiamento più consistente c'è stato sul versante dei consumatori. Il bere è diventato più consapevole. C'è più attenzione, più cognizione di come si fa il vino. Il consumatore oggi vuole sapere di più. -E questo comporterà dei cambiamenti anche da parte dei produttori? -Sarà necessario, ci sarà chiesto di fare sempre il meglio.
E lo faremo. Ma dovremo esser sostenuti dal consumatore. Abbiamo bisogno
dell'attenzione e della fiducia del consumatore. -Già, la ristorazione... -Negli ultimi tempi la vendita del vino nella ristorazione è in stato di sofferenza: ciò che si nota non è un rallentamento degli acquisti da parte dei ristoratori, piuttosto uno spostamento temporale delle ordinazioni: si ordina il vino solo quando la cantina è quasi vuota. Non ci si arrischia in immobilizzazioni di capitali a lungo termine. -Cambio del tutto argomento:esiste una via femminile al fare il vino? -Non c'è una impostazione differente, né ci sono particolari approcci a livello produttivo. Quello che è importante, invece, è sul versante di chi consuma vino: secondo me è fondamentale che si riconosca un fatto: una donna che produce vino deve fare sforzi senza dubbio più grandi per farsi apprezzare sul mercato. Questo mi sta a cuore: che si riconosca l'impegno delle donne del vino. -La sua è considerata una delle più "agguerrite" aziende altoatesine. Qual è il punto di forza dell'Alto Adige nel panorama italiano? -Le montagne danno sicuramente una caratterizzazione molto accentuata ai nostri vini, sia a livello dei terreni sia a livello climatico. Sotto quest'ultimo aspetto infatti la grande escursione termica tra il giorno e la notte dona ai vini una particolarissima eleganza. Posso riassumere in tre parole i punti di forza del vino altoatesino: mineralità, frutto, freschezza. -Un'ultima domanda. Crede nelle DOC? -Credo nel produttore. Più chiaro di così! 5 agosto 2005 |
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