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Mangiari di Langa. Oh antinè, antinè..... di Fernando Pardini
Antinè è uno dei pochi luoghi
del mio recente consapevole girovagare di cui mi riesce difficile pensare
il distacco. Ti resta nel cuore per una serie di motivi, alcuni dei quali,
come sempre, assai restii a rivelarsi con le parole: tra quelli descrivibili
c'è l'assoluta piacevolezza della cucina, che sa librarsi armonica,
conquistatrice, fresca, propositiva, cangiante sulle fondamenta solide
del territorio, deviando con accorta fantasia dal classico cliché
langarolo. C'è l'eleganza e allo stesso tempo il raro calor buono
che sanno trasmetterti le cose ed i gesti: l'intima sala con i suoi venticinque
posti ben distribuiti fra tavoli grandi e distanziati, la cura del particolare
che scovi in ogni angolo, nella fascinosa essenziale nudità degli
arredi -garbata ed accomodante- o nello scivolare premuroso e gentile
del servizio (femminili presenze). C'è l'impronta giovanile e la
voglia di condivisione, mai l'arroganza, nella filosofia del giovane e
simpatico chef-patron Andrea Marino (autoctono pure lui) e della
co-patronne Elisabetta Fariselli, curatrice della sala e dei vini.
C'è soprattutto un amorevole rapporto qualità-prezzo, di
quelli che fanno la differenza, a suggerire che si può offrire
una cucina intrigante e diversa, fatta di presentazioni accurate e di
sostanza, tovagliato e posaterie di pregio, bicchieri di classe ed accoglienza
garbata senza dissanguarsi affatto. Così....con semplicità,
senza troppo pensare, lasciandoti beatamente trasportare, o guidare, dai
mai banali menu degustazione in ambienti silenziosi e distensivi, senza
il peso opprimente di certe convenzioni/costrizioni. Tra le suggestioni più suggestionanti ho lo stupendo Petto di galletto al vapore con fegato grasso d'oca e uovo di quaglia fritto, più trasognante e perfetto dell'ultimo Petto di galletto su finocchi marinati all'arancia con salsa di caprino e uovo di quaglia fritto. Ho la carezza mediterranea della vellutata di pomodoro fresco profumata al basilico con pesce spada ed un concentrato di storia locale nei fantastici tajarin al coltello con ragù di cervo. Ho l'intrico agro-dolce e suggestivo nella lombata di maialino da latte scottata con radicchio rosso tardivo al rosmarino oppure l'incanto nelle stupende quaglie disossate al Moscato Passito con pinoli, uvetta e fegato grasso, quasi un must. Ho le sperimentazioni dolciarie in costante affinamento, per esempio-pesco qua e là- il flan di ricotta al mandarino con cioccolato caldo Valrhona (sensualità a go-go) o il tortino caramellato di ricotta con gelato d'asparagi. Il menù -cangiante a stagioni e fors'anche di più- è improntato su 5-6 proposte rispettivamente per antipasti, primi e secondi. La carta dei vini, in sensibile crescita ed ampliamento, è costruita con certosino rispetto verso gli innumerevoli cru langaroli (barbaresco in particolare) e verso gli ospiti, dal momento che i ricarichi sono realmente "amichevoli" e umani. Quanto a me sapete, sono solito andare in Langa almeno un paio di volte all'anno. Immancabilmente, da qualche tempo a questa parte, ci sono momenti in cui si fa impellente il richiamo. Devo percorrerne le strade ed i sentieri, toccare la terra e sbriciolarla fra le mani, respirarne gli umori e i panorami e pensare che esiste ancora un angolo vero di contadina, autoctona dignità. E parlare, parlare.... con i cari amati rispettati vignaioli langhetti della mia immedesimazione. Da qualche tempo a questa parte mi sono accorto che è un bisogno dello spirito. Bene, il piccolo Antinè è stato l'artefice di un pensiero in più nella mia testa:non tanto il rimuginare di cantilene campagnole con cui alimentare il ricordo, quanto lo struggimento per non cedere alle tentazioni e alle lusinghe di una Langa così. Ma sì va! rompere gli indugi e frequentarla ancora e ancora, fino allo sfinimento. Con un significante in più però: sensi e spirito bellamente appagati. Ristorante Antiné
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