Il futuro del formaggio
italiano: a Roccalbegna un cacio da mille fiorini
di Riccardo
Farchioni e Fernando Pardini
Diremo
una banalità, ma non cè niente da fare: è
riposta nei giovani la speranza che le "cose" si perpetuino.
E qui, tanto per non divagare, vogliamo intendere le "cose della
terra", che sono anche cose di vita: le "cose contadine"
insomma, quelle della memoria e del futuro assieme. È vero, non
possiamo negarlo, siamo e saremo sempre grati a chi ha iniziato una
tradizione (o lha ripresa) e la può insegnare. Proviamo
rispetto, ammirazione, finanche timore talvolta verso chi, con gli anni
di lavoro ed il tempo vissuto, è custode di modi, di tecniche,
di segreti, di gesti artigiani ad alta dignità. Ma se non cè
il giovane che raccoglie il testimone, se questi fa una scelta esistenziale
diversa, se si fa lusingare da altri modelli o stili di vita, allora
il gioco è fatto, il filo si spezza. Le "cose contadine"
possono non avere la loro continuità, i gesti ed i saperi possono
disperdersi.
Abbiamo provato doppia gioia dunque quando abbiamo incontrato due giovani
come Simone ed Angela. Hanno scelto
di portare avanti lazienda della famiglia di lei, che giocando
con il cognome Fiorini, si chiama Caseificio Il Fiorino. Doppia
perché sentiamo di aver riconosciuto un luogo dove genuinità
e territorio vengono salvaguardati, e perché, se siamo fortunati,
lo saranno ancora per lungo tempo. Certo, il lavoro non è dei
più leggeri, a due passi dalla montagna il paesaggio è
suggestivo ma il clima è talvolta aspro; e infatti le vacanze
invernali nei paesi caldi non gliele toglie nessuno, come ridendo ci
raccontano, facendo intravedere personalità diverse: lui più
comunicativo, ideale per portare avanti le "public relations",
lei più riservata, timida, che si scioglie pian piano nella conversazione.
Ma ci piace pensare come insieme portino avanti questa attività
con leggibile determinazione, come siano orgogliosi di poter continuare
a vivere in quei borghi distanti dalla pazza folla (la "metropoli"
qui è Grosseto, una settantina di chilometri e di curve più
giù) che tempi addietro avevano pur conosciuto un parziale abbandono
da parte della loro gente, per ragioni di lavoro. In più, Simone
ed Angela hanno fermo il progetto di valorizzare e sintonizzare il loro
caseificio con il desiderio di qualità che fortunatamente sta
"contagiando" il nostro Paese, per esempio realizzando una
zona degustazione e vendita più accogliente.
Ma dove ci troviamo, vi chiederete? Presto detto: in un angolo di Toscana
ancora da scoprire appieno, fatto di gente aperta ma non istrionica,
dallaccoglienza simpaticamente naturale e per nulla costruita.
La zona è quella del versante maremmano del Monte Amiata,
dove un insieme di graziosi paesi stanno "alle pendici del vulcano"
e rispondono ai nomi di Seggiano, Arcidosso, Castel del Piano e, un
pochino più indietro, Roccalbegna. Un piccolo angolo di quiete
elegante, fatto di scorci suggestivi, trasognanti borghi, boschi maestosi
e tempi che scorrono beatamente slow, che abbiamo avuto occasione di
approfondire grazie a Paolo Conti e Laura Fontani dellAPT
Amiata (tel. 0577/775811), in occasione della manifestazione novembrina
di Amiata a Tavola.
Il
Caseificio il Fiorino sta proprio in una piccola località (Il
Parolaio) nei pressi di Roccalbegna; lattività, iniziata
in paese nel 1957, ha trovato ora questa sede a causa del successo e
della conseguente esigenza di ingrandimento. Dunque una nuova struttura,
dove i requisiti di igiene sono rispettati appieno, nella quale una
ventina di persone lavorano quasi esclusivamente latte di pecora (non
è difficile indovinare che da queste parti il pecorino regna
pressoché incontrastato) con leccezione di una piccola
parte di latte bovino destinato alla ricotta e alla caciotta più
fresca.
Il gruppo di pastori selezionati dai Fiorini sono localizzati in due
zone distinte: la "zona di sotto" (dalle parti di Istia dOmbrone),
che è più Maremma classica: ampia, verde e pianeggiante,
e la "zona di sopra" (corrispondente alle località
di Semproniano e Petricci), già in odor d'Amiata. Il latte -una
ottantina di quintali al giorno in media- trattato naturalmente freschissimo,
viene tutto mescolato non ritenendo interessante lavorare separatamente
le diverse provenienze. Viene poi pastorizzato: sono ancora troppo onerosi
i controlli necessari per la lavorazione a latte crudo, anche se per
il futuro non viene escluso questo passaggio, da più parti considerato
decisivo per lesaltazione degli aspetti organolettici più
tipici e "profondi". La procedura di pulitura del latte è
meccanizzata, ma tutte le fasi della lavorazione del formaggio vengono
effettuate rigorosamente a mano.
La
parte più importante della produzione oggi comprende innanzitutto
il celebre Marzolino, che tradizionalmente veniva prodotto con il latte
delle prime erbe primaverili; poi ci sono il pecorino fresco, il semi-stagionato
e lo stagionato, il Pecorino Toscano DOP (poche le distinzioni con lo
stagionato, comunque minimo 120 giorni di stagionatura per avere la
denominazione) ed infine il Pecorino di Cantina (chiamato Fiorino) nel
quale la stagionatura - sei mesi in una vecchia cantina del paese- gli
dona profumi e fragranze particolari, grazie anche allumidità
della pareti di roccia.
Il Marzolino del nostro ricordo ha una consistenza stupenda,
quasi spalmabile, e ci colpisce per la straordinaria esaltazione dei
sentori di latte fresco, vivacizzati da note acidule e pungenti. Il
Pecorino Toscano DOP, dallo scalzo leggermente convesso, alto
poco meno di dieci centimetri, ha pasta color avorio e profumi che ricordano
il latte ed il burro; il Pecorino di Cantina, o Fiorino, che
ha scorza più scura (colore nocciola chiaro), si presenta allinterno
di colore paglierino brillante e con una pasta di consistenza morbida
e compatta; al palato è suadente, d'intensa progressione aromatica,
nella quale i profumi del latte lasciano il passo a struggenti note
di sottobosco che lo rendono più complesso al gusto. Di persistenza
eccezionale, ha il pregio ulteriore di non stancare affatto, anzi, di
essere "traditore", di richiamar l'assaggio ancora e ancora,
tanto equilibrato ci appare il marriage tra note dolci e forti.
Che dire?! che alla fine di tutto, salutando Simone ed Angela, siamo
certi di salutare il formaggio italiano di qualità, che grazie
a loro ha un futuro.
Caseificio il Fiorino
Zona Artigianale Loc. Il Parolaio
Tel. 0564/989059
Fax 0564/989067