Il Gordon's
Wine Bar di Londra
di Riccardo Farchioni
Sarà
stata la suggestione di ritrovarci ancora a Londra, al centro di Londra;
sarà stato per la soggezione di trovarci in una città
nella quale ci sembra quasi fisicamente di sentire il tintinnìo
dellalta cucina, il fruscio delle clientele glamour, i
bagliori delle nuovissime tendenze in fatto di cibo, di arredi, insomma
di gusto; sarà perché siamo in una nazione in cui si degusta
da secoli, nella quale è antichissimo il trade del liquido
che tanto ci piace e ci interessa, e dove quindi si è imparato
bene a sceglierlo, magari il più buono possibile, e dunque da
un bel pezzo si sa come va assaggiato e capito...
Sarà un po per tutto questo che entrando in questo posto
e trovando fortunatamente un tavolo libero abbiamo pensato: eccolo
IL Wine Bar. Il Wine Bar nel senso che guardandolo,
ci è parso tutti i luoghi che abbiamo conosciuto in giro per
l'Italia (e magari anche fuori) ricordano a posteriori qualche aspetto
o qualcosa della sua atmosfera, e in definitiva ci sono sembrati per
un dettaglio o un altro misteriosamente e a distanza ispirarsi
a questo. Insomma, sarà stata l'emozione del momento, ma guardando
queste pareti incrostate di umidità, queste candele, questi tavolini
di legno consumato, queste luci fioche, questi ambienti cavernosi in
cui il tempo più che artifici arredativi hanno costruito un siffatto
scenario, ci sono venuti in mente concetti vagamente capiti e peggio
ricordati: il mito della caverna di Platone, gli archetipi di Jung:
è questa lIdea di Wine Bar; da qui, pur non conoscendolo,
tutti hanno preso qualche spunto.
Se
andate a Londra, non potete mancare il Gordon's Wine Bar. È
a due passi da Trafalgar Square, dunque potete magari farci un salto
dopo essere passati a guardare qualcosa della National Gallery (sì,
con l'entrata libera o meglio ad offerta - potete "piluccare"
quello che più vi aggrada senza fare maratone) o aver fatto un
giro dentro la adiacente chiesa di St. Martin in the Fields. Ma dopo,
lasciatevi la chiesa sulla sinistra e percorrete la Duncannon Street:
vi immetterete nella trafficata Strand, vedrete di fronte a voi la stazione
Charing Cross, attraversate la strada, piegate sulla sinistra ed entrate
in una traversa dove un fiume di persone fluisce freneticamente in su
e in giù; una folla indaffarata, che alla fine viene "inghiottita"
da un'altra stazione del tube, la Embarquement. Qui siamo nel
regno della baguette e del "tramezzino" preinscatolato divorati
per la strada in giacca a cravatta o in tailleur; e noi qui, con l'indirizzo
in mano, siamo passati e ripassati più di una volta, prima di
vedere l'insegna, neanche troppo invisibile.
L'orario
di apertura del Gordons Wine Bar è dalle 10 a mezzanotte
tutti i giorni, meno la Domenica quando l'orario è invece dalle
11 alle 23 (l'apertura domenicale è relativamente recente e non
la troverete nelle guide). Non si prenota, e per la verità le
speranze di trovare dove sedersi la sera sono piuttosto esigue, mentre
va meglio all'ora di pranzo; occhio, la American Express non è
accettata, le altre carte sì, e attenzione, se pagate con la
carta questa vi viene sequestrata fino a quando non avete
finito, ma non prendetevela, qui a Londra si fa così.
Adesso attraversate la porta e scendete delle scale buie e ripide; arrivate
davanti al bancone del food gestito da due graziose presenze
femminili: una affascinante e un po scostante assieme, che sembra
scesa da un dipinto preraffaellita della Tate Gallery, laltra
di bellezza più mediterranea. Il loro compito, oltre quello di
preparare i piatti, è di ritirare dai tavoli quelli usati, ma
non di fare vero e proprio servizio al tavolino. Leffetto di questo
costume è il piacevole spettacolo del viavai di persone di tutte
le età e di entrambi i sessi con bicchieri e bottiglie in mano.
Poi potete cominciare a esplorare gli spazi, un piano-sequenza di tavolini
appoggiati dappertutto, mensole e botti che offrono piani dappoggio
per aiutare chi è rimasto in piedi; una ghirlanda di ambienti
che portano alla fine in cupi antri dalle volte incombenti. Ma non è
il tavolino il modo migliore per vivere il Gordons Wine Bar, perché
il centro da cui si irraggia la vita del locale è naturalmente
il bancone del vino, con lavagne che esibiscono liste e suggerimenti,
due simpatici giovani a servire e lui, Mr. Luis Gordon che gira con
il bicchiere in mano.
La
carta dei vini al bicchiere (3.5 sterline in media, circa 5.6 euro)
vede uno-due vini per nazione, qualcuno di più per la Francia:
fra i bianchi troviamo per esempio un Muscadet de Sèvres et Maine,
un Sauvignon de Touraine, un Sauvignon Blanc di Remy Pannier e uno Chablis
per la Francia; un Hazy View Chenin Blanc per il Sud Africa; un Echeverria
Sauvignon Blanc per il Cile; un Müller Thurgau-Sauvignon di Corbans
(Nuova Zelanda); un Miranda Unwooded Chardonnay per Australia ed un
Vinho Verde di Messias-Santola (Portogallo). Per quanto riguarda i rossi
menzioniamo i francesi Lebegue Bordeaux Supérieur, un Pinot Noir
di Borgogna, il Côte du Rhone "Les Alpilles"; lo spagnolo
Rioja Rivallana delle Bodegas Ondarre; il sudafricano Pinotage di Neil
Joubert, laustraliano Cabernet-Shiraz della Miranda Estate, un
Dão, vino portoghese prodotto da Vinhos Messias. La lista cambia
ogni mese ed in bottiglia cè anche California, Messico...
Da mangiare cè qualche piatto caldo (pollo con funghi,
goulash) e piatti freddi; noi scegliamo un classicissimo roastbeef,
giustamente rosso dentro, manchiamo la help-yourself salade
che ci spettava di diritto, ma ci pappiamo un imponente scottish
egg, una palla di considerevoli dimensioni consistente in uno
strato di carne macinata con dentro un uovo sodo.
In
una delle incursioni al bancone in cerca di vino non resistiamo ed esclamiamo:
Mr Gordon, questo posto è meraviglioso! Ah
sì? Beh, non ti consiglio di mangiare lì sotto...,
ci dice indicando un piccolo aereoplano sospeso con un filo e completamente
ricoperto da una spesso strato di polvere. Lui è da qui da qualche
anno, appartiene ad una famiglia che commercia vino da secoli, è
figlio di un ufficiale dellesercito ed ha vissuto in mezza Europa,
Italia compresa; ma al di là di tutto si sente fundamentally
Irish, come ci ripete più di una volta.
E ci assaggiamo, in sequenza: il Müller Thurgau-Sauvignon Corbans
2001 (neozelandese) che, una volta fatto scaldare un po nel
bicchiere, si mostra fresco, fruttato, penetrante con intense note di
mela, pera, mentolo. Lattacco in bocca è una vera invasione
di frutta, poi mette in mostra soprattutto morbidezza e buona grassezza.
Di seguito il Lebegue Bordeaux Supérieur 1999, che ha
un naso piuttosto dolce, un po scomposto per qualche tono confetturato
che comunque si ricompone con lossigenazione. In bocca parte con
una leggera nota vegetale, per addolcirsi successivamente assumendo
un buon profilo fresco, fruttato e abbastanza saporito al quale si affianca
una nota vanigliata verso il finale.
E
poi, il miglior assaggio, una vera sorpresa per la sua bontà:
il portoghese Dão 1998 di Vinhos Messias, dal colore
rubino intenso e cupo, la cui grassezza si percepisce già dalle
lacrime lasciate nel bicchiere, e che presenta profumi floreali,
di frutta di bosco rossa e nera. In bocca è anche più
estroverso che al naso, attacca su una nota di amarena fresca per mettere
in mostra poi una quantità imponente e non mediata di frutta
(il mirtillo spicca per precisione) accompagnata da qualche spunto terroso.
Il finale è ampio e prepotente, e la chiusura riesce ad essere
fresca e non pesante. Il Bordeaux rimasto nel bicchiere appare, confrontato,
magro e rattrappito.
È al momento del vino dolce che andiamo al bancone per fare quattro
chiacchiere. Si parla del locale, (fra qualche ora, non potremo
neanche sentire quello che diciamo) del modo di bere degli inglesi.
Ecco, già che siamo in argomento, chiediamo qualè
il rapporto del mondo del vino degli inglesi. Quella che ci descrive
Robert è una situazione sosprendentemente vicina a quella italiana,
con una nuova consapevolezza venuta dopo la crisi degli anni settanta
e ottanta... E ora, qui, i giovani devono essere sistematicamente buttati
fuori ogni sera.
La
clientela è diversa a pranzo e a cena, lora migliore è
il pomeriggio, turisti relativamente pochi e molti professionisti a
pranzo. Quando chiediamo di fare una foto cè una piccola
ribellione: no, la mia faccia è già troppo conosciuta
a Londra, ma in Italia no di certo - ribattiamo; ed
ecco allora lui e il giovane Robert mettersi letteralmente in posa.
Nel frattempo ci viene fatto provare il bianco thailandese Chatemp
2542 (l'anno corrisponde al nostro 1999), della Siam Winery,
dai profumi penetranti di marmellata di pera, per passare poi a due
Porto: un Porto 1985 ancora di Vinhos Messias, dal
colore ambra ed equilibrato, dolce e molto elegante in bocca. Infine,
un Quinta do Cachão Vintage Character, dallimponente
quantità di frutta rossa matura.
Ed è solo laereo che incombe ad interrompere una conversazione
fattasi sempre più a tutto campo, fatta anche di molta curiosità
per la realtà (anche politica) italiana; scappiamo letteralmente
via allultimo minuto possibile: non poteva esserci chiusura migliore
per questa incursione londinese.
Gordon's Wine Bar
47 Villiars Street, Londra
Visitato il 12/4/2002
(3/12/2002)