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La riscossa dell'olio
Piccola storia della barrique (prima e seconda parte)
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Un po' di chiarezza sull'olio di oliva

Nuova DOC per la Toscana?

Le forme di allevamento della vite: Prima parte
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La riscossa dell'olio
di Lamberto Tosi, agronomo

La coltivazione dell'olivo in Italia ha radici antichissime; non staremo qui a tediarvi con disquisizioni sulle origini storiche di questa coltura. Vogliamo invece porre l'accento su una trasformazione in atto nel nostro paese che si sta sempre più diffondendo: quella relativa alla riscossa dell'olio. Non si tratta solo però della riscoperta dell'olio come alimento essenziale della dieta mediterranea, o come benefico apportatore di sostanze protettrici per il nostro organimsmo, ma come una riscoperta dell'olivo come pianta produttiva e valorizzabile e dell'olio come prodotto che ha una propria dignità e valore intrinseco. Luigi Veronelli ne ha da tempo compreso la portata e ne ha fatto il suo nuovo amore, ma è indubbio che il movimento è più ampio e diversificato. Istituti pubblici hanno ripreso ricerche approfondite sull'argomento, il numero degli assaggiatori professionali sta rapidamente aumentando, i corsi sulla conoscenza e la tecnica di degustazione dell'olio si stanno moltiplicando, le stesse grandi imprese imbottigliatrici, consce di questa maggiore domanda hanno diversificato l'offerta delle tipologie, quando , fino a pochi anni fa esisteva solo un tipo di olio per categoria merceologica.

La stessa normativa europea approvando varie igp e dop per gli oli ne ha sancito l' importanza sia commerciale che produttiva. Questo a fronte di una qualità che ancora langue in molte zone produttive della penisola a cui bisogna pero dare atto di aver percorso in breve tempo, grandi passi. La Puglia, la Calabria e la Sicilia si sono trasformate in pochi anni da produttrici di oli destinati alla raffinazione, a splendidi esempi di caratterizzazione e qualificazione di questo prodotto. Ma, seppur in questo generale fermento del mondo oleario, i problemi rimangono ampi e importanti. La nuova normativa europea in fatto di etichettatura permette di avere maggiore chiarezza nella distinzione tra le varie tipologie commerciali dell'olio di oliva, riducendone intanto le tipologie a tre e imponendo una dicitura di accompagnamento che ne consenta una chiara distinzione in base al metodo produttivo. Ma ancora premette di commercializzare olio extra vergine di oliva senza dichiararne la provenienza e la data di raccolta delle olive di origine. Le grosse società imbottigliatrici approfittando di questa lacuna vantano sedi produttive nelle zone migliori di produzione, imbottigliando invece oli di tutto il bacino del mediterraneo.

I costi di produzione poi degli oli prodotti direttamente dalle aziende agricole sono molto più alti di quelli delle grandi aziende dato che la nostra manodopera e i nostri metodi di coltivazione sono molto più onerosi di quelli di altri paesi produttori. E' per questo che si assiste oggi ad un passaggio cruciale dell'olivicoltura italiana. Da un lato un importante movimento che si interessa in maniera convinta dell'olio, dall'altra aziende che vi si impegnano in maniera intensa e professionale per portarlo al livello qualitativo che il nostro olio si merita. E'il momento di dare un impulso decisivo perché questi due movimenti si incontrino e possano dare finalmente il via ad un circolo virtuoso tale da consentire ai consumatori di avere prodotti di altissima qualità ed ai produttori di remunerare degnamente il loro impegno. Il tutto però mantenendo un equilibrio intelligente tra qualità e prezzo.

La riscossa dell'olio è iniziata: non ne avremo che benefici.

5 febbraio 2004

 

   

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