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Attenti a quelle due
di Lamberto Tosi, agronomo

Le gemme delle viti si stanno schiudendo e una nuova stagione vegetativa della vite ha inizio. Molti sono i parassiti sia vegetali che animali che colpiscono questa coltura, ma tra quelli animali sicuramente in Europa le più temibili sono le due tignole dell'uva.

Le due tignole sono lepidotteri appartenenti uno alla famiglia dei tortricidi(la Lobesia botrana) ed una appartenente alla famiglia dei cochilidi (la Eupoecilia ambiguella). Esse sono diffuse in tutto il nostro territorio nazionale, anche se la latitudine avvantaggia l'una o l'altra come numero di individui. In particolare la Lobesia botrana predilige ambienti più secchi e caldi e non è diffusa oltre il limite superiore della coltivazione della vite; l'Eupoecilia ambiguella predilige ambienti più umidi e freschi e si spinge a nord , oltre il limite suddetto. Queste differenziazioni fanno sì che la Lobesia sia più diffusa nel centro sud, e la Eupoecilia nel centro nord d'Italia.

La dannosità di queste tignole dell'uva è legata al loro organo bersaglio che è il grappolo: dalla fioritura alla maturazione le larve si nutrono dei grappoli prima colpendo i fiori, poi gli acini in accrescimento ed infine gli acini in maturazione. Ma nonostante la dannosità diretta di questi lepidotteri il danno maggiore è da considerarsi indiretto poiché, in particolare nel periodo della maturazione delle uve, le lesioni causate dalla penetrazione delle larve sono una facile via di ingesso per Botrytis e marciume acido, ben più devastanti parassiti della vite e potenziali pericoli per il vino. Ma procediamo con calma.

La Lobesia botrana, altrimenti detta tignoletta della vite sverna come crisalide (vedi Figura 2) negli anfratti del ritidoma della vite, da dove sfarfalla all'inizio del mese di aprile e prosegue per circa un mese con una leggera precedenza dei maschi sulle femmine. L'accoppiamento avviene al crepuscolo e con temperature superiori ai 15°C. La femmina depone fino ad un centinaio di uova. Le uova vengono deposte sui bottoni fiorali e le larve che ne nascono (dopo 7-11 gg.) si nutrono dei fiori della vite erodendone diversi prima di creare, assieme ai residui dei fiori e a fili sericei, un bozzolo dove si incrisalidano. lo sviluppo larvale dura in genere 25-30 gg.

Il danno in vitigni normalmente fertili è più potenziale che reale dato che la riduzione del numero di fiori non corrisponde in genere a diminuzioni consistenti di peso del grappolo finale. Questa prima generazione va comunque monitorata in particolare nelle seguenti condizioni:

  1. con presenza di uova e di larve su più del 50% dei racemi
  2. in zone soggette frequentemente ad attacchi di botrite dato che i residui fiorali che si posizionano in questo modo all'interno del grappolo possono essere substrato fertile per il fungo saprofita.
  3. in presenza di vitigni a scarsa fertilità fiorale dove una decisa diminuzione del numero di fiori può drasticamente ridurre il raccolto.

Dopo il secondo sfrafallamento, dalla metà di giugno alla metà di luglio, si ha il secondo volo che conduce alle ovideposizioni verso la meta di luglio con una generazione larvale carpofaga che colpisce gli acini in accrescimento, provocando erosioni e svuotamento degli acini con conseguente perdita di prodotto e notevole rischio di attacchi successivi di patogeni fungini. Il volo di questa generazione è il più concentrato presentando un picco in genere a 2 settimane dall'inizio dei voli dopo il quale, nel giro di un'altra settimana, si ha un calo drastico dei voli e quindi delle ovideposizioni. Dopo 4-5 gg. dalle ovideposizioni si ha la schiusura delle uova, preceduta dalla fase di "testa nera" dalla quale il tecnico riconosce l'imminente schiusa delle uova. Le larve neonate si nutrono prima erodendo la superficie e poi penetrando all'interno degli acini, magari nel punto di contatto tra due di essi. In questa fase l'accrescimento è rapido e alla inizio di agosto, dopo l'incrisalidamento delle larve, si ha la comparsa degli adulti, che in meno di una settimana sono in grado di ovideporre. Le larve che ne nascono sono le più temute dato che colpiscono con le loro erosioni gli acini in fase di maturazione. la fuoriuscita di succo ricco di zuccheri da loro provocato è substrato ideale per la Botrytis cinerea e i lieviti responsabili del marciume acido danneggiando fortemente l'uva. Completato lo sviluppo larvale la larva si incrisalida in anfratti della corteccia della vite dove si predispone a trascorrere l'inverno. Si ha la possibilità, in ambienti meridionali o in annate molto calde, di assistere ad una quarta generazione non sempre completa.

Lobesia botrana
Uovo : dimensioni 0,6-0,7 mm
Larva : 8-9 mm
Crisalide : 4-6-mm
Adulto : 10-12 mm

La Eupoecilia ambiguella sverna anch'essa sotto forma di crisalide in anfratti della corteccia della vite, e dalla fine di aprile fino alla fine di maggio si ha la comparsa degli adulti. Essi, che come quelli di L. botrana hanno abitudini crepuscolari , procedono all'accoppiamento e dopo circa una settimana si hanno le prime ovideposizioni sui bottoni fiorali. Lo sviluppo embrionale è influenzato dalla temperatura, cosicché con temperature intorno ai 18-20°C lo sviluppo può effettuarsi in 8 gg., a temperature più basse esso è più lungo. La larva, di colore bianco crema con capo scuro, è molto simile a quella di L. botrana dalla quale si distinguerà successivamente: infatti la larva di L. botrana a maturità è di colore più giallo verdastro mentre la E. ambiguella risulta più rossastra e bruna. D'altro canto l'identificazione larvale senza l'ausilio di apposite lenti ed un certo allenamento non è elementare, tanto più che il danno prodotto è molto simile. La distinzione è più agevole negli adulti dove la E. ambiguella, detta tignola della vite, mostra una livrea caratteristica nelle ali anteriori con una banda colorata trasversale (vedi Figura 4). Le dimensioni di tutti gli stadi in E. ambiguelle sono poi leggermente più grandi che in L. botrana.

Eupoecilia ambiguella
Uova: diametro 0,6-0,8 mm
Larva: 10- 12 mm
Crisalide: 5-6 mm
Adulto: 12 - 14 mm

Ma torniamo alle nostre larve appena nate. Esse penetrano nei fiori e si cibano di essi, avvolgendoli con fili sericei che vanno a formare i caratteristici glomeruli. Al loro interno le larve si nutrono e si accrescono fino allo stadio di crisalide. Dopo lo sfarfallamento, che avviene alla fine di giugno, si hanno i voli di accoppiamento che hanno un massimo verso la metà di luglio. Le ovideposizioni che avvengono successivamente consegnano una generazione carpofaga che si alimenta nel mese di agosto sulle uve in fase di maturazione. Il danno è identico a quello effettuato dalla L. botrana, con caratteristiche simili anche nelle modalità di esecuzione. Si ha infatti una prima erosione superficiale dell'acino e poi una penetrazione al suo interno (nell'inserimento del peduncolo o nel punto di contatto tra due acini), con svuotamento dello stesso e passaggio a quelli limitrofi. Questi attacchi, come abbiamo già rilevato per L. botrana, oltre alla perdita diretta di prodotto, sono la via per parassiti fungini e per danni da suzione del liquido che fuoriesce provocati da calabroni, vespe e drosofile.

Strategie di lotta

Nonostante la diffusione elevata negli ambienti viticoli, la prima cosa da fare è accertarsi se effettivamente le tignole dell'uva siano un problema. In alcuni ambienti la presenza è relativamente bassa e non supera mai la soglia di intervento in nessuna delle generazioni monitorate. Proprio per accertarsi di questo è indispensabile procedere all'installazione di trappole a feromoni capaci di catturare i maschi e dare una indicazione sull'andamento dei voli come descritto più sopra. È ovvio che l'installazione di dette trappole andrà fatta con anticipo rispetto ai voli da monitorare e quindi all'inizio di aprile per L. botrana e a metà aprile per E. ambiguella. I rilievi delle catture devono essere fatti settimanalmente e si deve aver cura di sostituire il feromone alla fine di ogni volo in modo da avere l'attrattivo fresco per la nuova generazione.

Annotando le catture potremmo evidenziare un grafico come quello in figura relativo ad una azienda di Montecarlo di Lucca. Da questo grafico, che riporta solo la seconda e terza generazione della L. botrana, possiamo individuare i momenti in cui avvengono le ovideposizioni ed effettuare in campo un monitoraggio delle stesse, muniti di lenti opportune, per evidenziarne o no la presenza. Se tale presenza supera nel caso della seconda e terza generazione il 5% dei grappoli campionati, (su un minimo di 100 grappoli), è opportuno intervenire, altrimenti il danno è tendenzialmente trascurabile. D'altro canto se la pressione dei patogeni è elevata e costante tutti gli anni è possibile effettuare, con prodotti inibitori della sintesi della chitina, trattamenti in base all'andamento delle catture, posizionando tali trattamenti subito prima del picco delle catture o addirittura al primo accenno di ripresa del volo dato che alcuni di questi prodotti debbono essere presenti prima della ovideposizione. Nel caso invece si abbiano andamenti discordanti da annata ed annata, o tra le generazioni delle tignole, si può intervenire con insetticidi fosforganici al superamento della soglia suddetta.

Se l'azienda opera in agricoltura biologica il prodotto principe per la lotta alle tignola rimane il Bacillus thuringiensis, varietà kurstaki, da posizionare subito dopo il picco delle catture e da ripetere, addizionandolo con 1/2 kg di zucchero a quintale di acqua, dopo circa 7 gg. data la bassa persistenza dell'insetticida. Un altro prodotto utilizzabile, da poco in commercio, è un'insetticida a base di Spinosina A e D, elaborato da un batterio rinvenuto in terreni prossimi ad una distilleria di rum nei Caraibi. Altro sistema completamente differente di contenere i danni delle tignole è la cosiddetta tecnica della confusione sessuale. Questa tecnica si basa sul fatto che i maschi delle tignole dell'uva per incontrare le femmine ed accoppiarsi seguono la scia di un particolare feromone attrattivo rilasciato dalle femmine. Il principio è semplice: se noi rilasciamo nell'ambiente alte quantità costanti e omnidirezionali di tale feromone, i maschi non saranno in grado di individuare le femmine e accoppiarsi e quindi non avremo ovideposizioni e danni causati dalle larve. Il metodo ha purtroppo dei limiti operativi abbastanza precisi. Esso è efficace in zone non particolarmente infestate dalle tignole e su appezzamenti di una certa dimensione che non abbiano nelle vicinanze vigneti non controllati. Il controllo deve essere comunque effettuato su entrambe le tignole e si deve monitorare l'interno dell'appezzamento per garantire l'efficacia del metodo.

Praticamente si distribuiscono circa 500 erogatori/ha di feromoni, sia della tignoletta che della tignola, prima dell'inizio dei voli, facendo attenzione ad aumentare il numero degli erogatori lungo i bordi dell'appezzamento trattato, si posizionano trappole per la catture degli adulti all'interno dell'appezzamento e si procede al controllo delle catture. Se non si rilevano catture nelle trappole a feromoni abbiamo un segnale necessario ma non sufficiente dell'efficacia del metodo; si devono monitorare comunque anche i grappoli nelle fasi critiche, poiché è sempre possibile che femmine fecondate fuori dal nostro appezzamento penetrino in esso e vi ovidepongano vanificando i nostri sforzi. La grande utilità di questo metodo è pero il fatto che, se condotto bene, permette di non distribuire alcun insetticida per la lotta alle tignole.

Che dire dunque delle nostre temibili tignole? Il loro controllo è un fattore di qualità intrinseca delle uve e del vino, ma vi è bisogno di attenzione e perizia per contenerle e impedirgli di proliferare danneggiando le uve e compromettendo la qualità finale del prodotto.

6 aprile 2004

 

   

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