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L'Associazione Grandi Cru della Toscana, fondata lo scorso anno, con Anteprima ripropone la sua principale manifestazione, quella che ha ha rappresentato l'evento di aggregazione da cui ha preso le mosse l'idea stessa di creare l'associazione. Una degustazione, come dice il nome, in anteprima, a cui si sono via via aggiunte altre manifestazioni, come la degustazione dell'annata 1997 tenutasi lo scorso marzo a Bolgheri. Personalmente non ci piacciono molto le degustazioni en primeur, destinate, nella Francia che le ha inventate, agli operatori commerciali, ai negozianti che col vino devono fare gli affari, più che a chi di vino deve parlare ai consumatori. E le nostre perplessità aumentano quando si presenta la degustazione in anteprima di vini disomogenei e che per la maggior parte non hanno una storia abbastanza lunga da poter giustificare l'associazione tra le sensazioni provate in anteprima e i caratteri finali del vino. Comunque sia dobbiamo ammettere che Anteprima ha l'indubbio merito di aver facilitato l'aggregazione di zone che da sole potevano meno sul mercato internazionale, e anche di aver stimolato il confronto tra i produttori, innescando quel meccanismo di traino che sempre prelude alla crescita complessiva di un comparto produttivo. Dei circa 80 vini presentati, tutti rossi, abbiamo assaggiato (alla cieca) quelli delle province di Lucca e Pisa (con l'eccezione della zona di Montescudaio), e i soli due vini della provincia di Massa. Una quarantina di campioni che hanno dimostrato assai chiaramente la loro impronta territoriale. Nettissimo è stato infatti lo scarto di tipologia passando dai vini Lucchesi a quelli Pisani: concentrati, colorati e densi i primi, ariosi, profumati ed eleganti i secondi. Stiamo parlando in generale, naturalmente. Anche tra i pisani non mancavano campioni di grande concentrazione, ma questa non era la norma. Differenze che non si possono certo far risalire al solo terroir, o al clima, ma che indicano una divergenza di impostazione. Con i produttori lucchesi che ci sono sembrati maggiormente in evoluzione, alla ricerca di un nuovo paradigma, forse alla rincorsa di una tipologia che potremmo definire bolgherese. Una evoluzione un po' modaiola insomma, con una accezione solo parzialmente positiva. L'annata si è comunque fatta sentire, e se molti prodotti pisani risultavano assai maturi, qualche problema di omogeneità di maturazione era riscontrabile anche tra i concentratissimi lucchesi, anche se in un modo di primo acchito inaspettato: una forte vegetalità dei vini basati su merlot e cabernet. Un risultato in effetti comprensibile se messo in relazione con lo sbilanciamento tra maturazione zuccherina e fenolica. Il primo vino che ci ha colpito è stato la Merla della Miniera 2003 dell'azienda Terenzuola. Questo IGT dei Colli di Luni, a base merla, merlot e colorino si presenta di color rubino fitto e sprigiona profumi di frutta rossa, un po' confetturata, persistenti e dal carattere serioso. In bocca sentiamo i frutti di bosco e rinfrescanti note rustiche, conluse da un tannino di bella finezza. Bella anche la freschezza del Cercatoja Rosso 2003 della Fattoria del Buonamico. Uvaggio di sangiovese, cabernet, merlot e syrah, si presenta rubino limpido, screziato di viola, e profuma di frutta rossa fresca e fiori. Al gusto spicca per l'aromaticità in cui alla frutta si associa una elegante impronta terziaria. Chiusura in cui spiccano i sentori di caffè e di cioccolata amara, su rimandi fruttati. Più tenue il colore dell'Esse 2003, syrah della Fattoria la Torre, il cui bel naso spicca per profondità e complessità. Alla ciliegia matura si affiancano note minerali e una fine speziatura. In bocca il vino non è imponente ma bilanciato, elegantemente fruttato e chiude con levigati tannini. Del Brania delle Ghiandaie 2003 della Fattoria Colleverde ci colpiscono i profumi, vividi, di ciliegia sottospirito, dolci e penetranti. Mentre sono la compostezza e la rotondità in bocca le caratteristiche migliori del Maria Teresa Rosso 2003 della Tenuta Maria Teresa (merlot 55% e cabernet sauvignon 45%). Un vino dal colore non vivissimo e dai profumi di grande impatto, freschi, di mora di rovo e dalla bella crescita gustativa conclusa da un finale lungo e segnato da tannini di una certa robustezza. Abbastanza spiazzante, ma da segnalare, il profumo del Melograno 2003 di Podere Concori, una selezione di vigneti autoctoni garfagnini. Il naso è floreale, ma su note di glicine, mughetto, susina rossa! Intenso e complesso ai profumi, lo troviamo però un po' scarno al gusto. Concludiamo i vini lucchesi coll'Ebrius 2003 della Valle del Sole. Composto da sangiovese per l'80% e da merlot e cabernet sauvignon in percentuali uguali, questo vino dal rubino di media consistenza ci offre un naso non molto espansivo ma fine, in cui cenni minerali e caffè adornano un frutto pulito. Leggera nota vegetale al gusto che però lascia poi spazio a una bella progressione acida e a un tannino deciso e fine. Eccoci quindi alla provincia di Pisa, con la prima serie di sei vini che subito ci fa capire la variazione di stile. Colori chiari, in certi casi persino un po' evoluti, e profumi più eterei. Il Chianti Colli Pisani Riserva 2003 delle Sorelle Palazzi (sangiovese 80%, malvasia nera 15% e canaiolo) lo vogliamo ricordare per il franco coinvolgimento che ci offre, in un contesto maturo, forse finanche troppo evoluto, ma di chiaro stampo chiantigiano, senza strapotenze, di classe. Simile al precedente il Genius Loci 2003, della Tenuta di Burchino, che a un colore rubino non carico associa un naso fine di minerali, sottobosco e rosa appassita. Un sangiovese in purezza che ci offre una bocca rinfrescante e leggera, conclusa da una persistenze nota aromatica, ancora minerale. E ancora sulla stessa tipologia citiamo il Moro di Pavia 2003, un sangiovese di Pieve de' Pitti che ci abbraccia con un grande calore e una bella dolcezza del frutto, pur scontando una certa evoluzione dei profumi. L'A Sirio 2003 di San Gervasio (95% sangiovese e cabernet sauvignon) ha un colore rubino di media concentrazione e ci piace per la grande compattezza e dolcezza al gusto. Segnato da leggere note vegetali, il vino si allunga in una piacevole e persistente scia fruttata. Impressionante è invece lo strapotere aromatico del Castellaccio Rosso 2003 della Fattoria Uccelliera. Questo vino, creato con sangiovese, cabernet sauvignon e syrah, è di colore rubino cupo e ci investe con profumi intensissimi di eucalipto, frutta nera, inchiostro. Balsamico e complesso al naso come al gusto, dove forse il vino è sempre poco decifrabile, di media polpa e ancora fortemente aromatico. L'Aliotto 2003 della Tenuta Podernovo è composto da sangiovese al 70%, merlot al 20% e cabernet sauvignon. Il suo colore è rubino, mediamente intenso, e il naso è segnato da toni minerali e di frutta. Ancora dolce e fruttato in bocca, chiude in bella persistenza e con morbidi tannini. Di nuovo una bella rotondità e grande dolcezza per il Nambrot 2003 della Tenuta di Ghizzano. Il vino, composto da merlot 70%, cabernet sauvignon 20% e petit verdeaux, ci mostra le sue doti migliori a centro bocca, dove è ampio e strutturato. Meno nel finale in cui la trama tannica risulta un po' grossolana. E concludiamo con il Syrah Varramista 2003 (che contiene anche un 10% di merlot) della fattoria omonima. Il suo colore è rubino vivo e i profumi garbatamente rustici ci ricordano il rovo, la terra e la roccia, insieme a una nitida ciliegia matura. Bell'ingresso in bocca, morbido e caratterizzato da una crescita aromatica imperiosa che mena a una conclusione lunga e setosa. 13 giugno 2004
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