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I titoli
Il vino italiano seduce il mondo: export da record di ANTONIO PAOLINI (Il Messaggero, 22/10/2001) I
vini italiani spodestano quelli francesi Sorpasso storico: sono i preferiti
sulla tavola dei vip dAmerica Barolo e Barbaresco hanno superato
lo «Chateau Lafite» Michael Douglas e la moglie sono grandi
sostenitori dei rossi piemontesi
Luca Ferrua CUNEO I vini italiani meglio dei francesi sul mercato americano? Il clamoroso sorpasso è già avvenuto: le star del cinema hollywoodiano bevono ormai rossi e bianchi «made in Italy». Un risultato storico, cominciato con lescalation dei ristoranti italiani, che in pochi anni hanno strappato ai transalpini il ruolo di status symbol. E stata proprio la crescita della gastronomia nostrana a far decollare le quotazioni dellenologia, in virtù di un legame forte, di un co-marketing non scritto, ma da sempre ferreo. Così, oggi, per essere alla moda negli Usa devi bere italiano. E molti attori si sono trasformati in «testimonial» dellitalica enologia. Secondo il magazine on line «metropolitanpost.com», la coppia Michael Douglas e Catherine Zeta Jones ha messo da parte il «mitico» Chateau Lafite-Rothschild per puntare sul rosso da Nipozzano, prodotto di qualità che nasce nella zona del Chianti. Tra i tifosi storici del vino italiano ci sono, poi, Sting, Sean Connery, Anthony Hopkins e Russell Crowe. Ora si è aggiunta anche Madonna, che con il Sassicaia ha tradito lamato Chateau Petrus. La Toscana seduce pure George Clooney - che lha girata in lungo e in largo con lHarley Davidson - mentre Daniel Day Lewis e Johnny Deep puntano sul Nord-Est dItalia con il Terre Alte Felluga. Tra le «bellissime», Sharon Stone tifa Ceretto, Julia Roberts preferisce Gaja, Angelina Jolie e Naomi Campbell sono fedelissime del Piemonte. La moda scoppiata tra le star del cinema trascina i vini italiani con una forza che, secondo la rivista statunitense «Advertising», equivale a una campagna pubblicitaria da decine di milioni di dollari. E i risultati della vendemmia 2001 - unaltra grande annata - sembrano in grado di far ripartire un mercato che dopo l11 settembre sembrava irrimediabilmente compromesso. Tiziana Frescobaldi è entusiasta: «L'azione congiunta degli italoamericani, il prestigio ritrovato dell'Italia sul piano internazionale e l'alta qualità dei vini fanno sì che gli attori di Hollywood sostengano il prestigio dei nostri vini». Sorride anche il piemontese Bruno Ceretto, uno dei primi a lavorare sodo sul mercato Usa: «Sono felicissimo dei risultati. Sul mercato americano i vini italiani di qualità si battono da 40 anni. Nei numeri delle vendite i francesi, forti anche del fenomeno Champagne e di una storia ben più lunga, sono ancora davanti. Ma grazie ai rossi, soprattutto piemontesi, stiamo facendo passi da gigante. E tuttavia dobbiamo ancora migliorare e crescere. E sempre la qualità che vince». Le buone notizie non arrivano solo dagli Usa. Da una raccolta di notizie apparse sulla stampa estera e presentate da Franco Ziliani sul sito «www.winereport.com» emerge che anche i francesi si stanno accorgendo della rinnovata qualità dellenologia italiana e, in particolare, dellunicità di alcuni suoi vitigni, impossibili da clonare nei paesi emergenti, nonostante i molti tentativi, come dimostrano nebbioli e arneis impiantati in Australia o il Sangiovese californiano. Cresce, quindi, la voglia di conoscere lItalia, di andare oltre Toscana e Piemonte, abbondantemente scoperte anche dagli «enoturisti» e sale prepotentemente alla ribalta la Sicilia. Nonostante i successi, comunque, il «made in Italy» non smette di lavorare sulla promozione: oggi verrà presentato a New York un nuovo canale satellitare di «Leonardo» che proporrà immagini delle produzioni italiane di eccellenza. «Una canale bilingue per il pubblico americano che rompe legemonia Rai - spiega lamministratore delegato Luciano Latona -. Dedicato allItalian style, con lobiettivo di cancellare definitivamente limmagine mandolino e spaghetti. Il vino sarà un aspetto importante del palinsesto e abbiamo stretto una partnership con lEnoteca regionale del Piemonte, una vera authority dellenologia nazionale». In questo giorni, a Washington, con «Leonardo» cè anche Pierdomenico Garrone, presidente dellEnoteca regionale: «LItalia vince con la qualità, frutto del lavoro in vigna e in cantina e il Piemonte ha un grande merito nella crescita. Ora abbiamo voglia di fare ancora di più, di presentarci agli Usa e sui mercati mondiali come una vera Nazionale del vino e non soltanto come tanti club, a volte in concorrenza». (La Stampa, 22/10/2001) I
produttori italiani rimandano la nuova Soave DOCG
Michèle Shah Specialisti in vino, un master riservato ai laureati l'università Fa il bis il corso di perfezionamento organizzato dall'università di Firenze e dalla Provincia per 20 nuovi "manager del vino" dopo la prima edizione 2000/2001. Da quest'anno però il corso assumerà le caratteristiche di un master di primo livello riservato a laureati delle facoltà di economia e commercio e di agraria e ad operatori del settore vitivinicolo. Le lezioni cominciano a dicembre nell'azienda agricola di Montepaldi vicino a San Casciano Val di Pesa, di proprietà dell'università, e sono articolate su 310 ore di didattica con materie dedicate a viticoltura, enologia, diritto tributario, strategia d'impresa e marketing e 120 ore di stage in imprese agricole italiane ed estere a Bordeaux e Melbourne. Le iscrizioni devono essere registrate entro il 21 dicembre. Sono ammessi laureati e operatori, sia italiani che stranieri. Il coso inizia a febbraio e finisce a maggio. "Si tratta di un'iniziativa che aiuta a tessere una trama di rapporti reali tra università e territorio rispetto ad esigenze del mondo della produzione - dice il rettore Augusto Marinelli - e che servono come completamento della formazione universitaria". Per l'assessore provinciale all'agricoltura Mario Lastrucci "il progetto metterà a disposizione delle aziende nuove e versatili figure professionali". I 26 partecipanti alla prima edizione hanno subito trovato lavoro in aziende agricole, enoteche e winebar. (La Repubblica - Firenze, 24/10/2001) Vendemmia
a 5 stelle. Ma c'è cautela sul futuro
CHIANTI - Cinque stelle per una vendemmia chiantigiana Doc nonostante il 2001 da odissea per il clima. Almeno per ora, cinque stelle anche per il mercato del Chianti Classico. Nonostante la grave crisi internazionale innescata dall'attentato terroristico alle Torri Gemelle e al Pentagono. Tutto bene? Forse sì, ma sarà opportuno non abbassare la guardia su un sistema che potrebbe mostrare lati deboli dopo che tutto è stato messo in discussione. Ne è convinto il Ministero delle Politiche Agricole che - con la pubblicazione dell'avviso sulla Gazzetta Ufficiale - ha "inventato" una notevole valvola di sfogo per eventuali situazioni di crisi nelle piccole e medie aziende agricole: cioè una complessa linea di aiuti pubblici. Il Ministero entra proprio nel merito del clima. Il 2001 per il Chianti è stato da incrociare le dita: caldo, umido e piovoso in inverno, freddo con ghiaccio in primavera, poi ancora freddo a settembre, troppo caldo a ottobre. Le uve sono state salvate ma è stato un miracolo. Si prevede una diminuzione del prodotto del 10% circa rispetto al Duemila. Non bastasse questo, la crisi apre scenari inquietanti che 40 giorni fa non si potevano neppure immaginare. L'avviso ministeriale specifica che, nell'eventualità di non reggere le eventuali crisi da parte delle piccole aziende agricole, c'è la possibilità di salvare l'impresa in difficoltà "con aiuti da erogarsi sotto forma di concorso nel pagamento degli interessi, nella misura massima del 3% del tasso di riferimento comunitario, sui mutui di ammortamento a 15 anni". Di questi, 3 "di preammortamento". Si tratta di mutui contratti per sostenere temporaneamente l'impresa "che si trova in una grave situazione finanziaria". La linea d'aiuti potrebbe essere valida anche davanti ad un piano di ristrutturazione dell'impresa teso a ripristinarne la redditività. (La Nazione, 25/10/2001) Notizie dalla raccolta 2001: in Toscana la vendemmia mantiene le promesse Jo Cookie Nonostante le condizione climatiche estreme nella stagione della crescita di quest'anno in Toscana, i produttori di punta della regione hanno detto di aver prodotto alcuni vini importanti. Alcuni hanno paragonato la vendemmia a quella del 1997. "Non è stato facile, ma abbiamo prodotto del Syrah e dello Chardonnay molto buono," ha detto Francesco d'Alessandro, uno dei proprietari dei Tenimenti Luigi D'Alessandro Manzano a Cortona. "Entrambi i vini sono molto ricchi in frutto ed alcol, ma hanno una freschezza e una qualità aromatica che è veramente molto fine." I produttori quest'anno hanno dovuto fronteggiare con una serie di problemi climatici. Dopo un inverno ed una primavera molto umidi, una forte gelata ha colpito gran parte della Toscana a metà di Aprile causando una riduzione della produzione di grappoli. Particolarmente colpita è stata la regione di Montalcino dove la temperatura è scesa drasticamente fino a -4 gradi centigradi. Allo stesso tempo, tempeste hanno causato la perdita per il produttori di Brunello di Montalcino del 15% in media della loro produzione, anche se qualcuno ha riportato perdite fino al 40%. "La vendemmia 2001 sarà sicuramente una strana vendemmia per la Toscana," ha detto Carlo Ferrini, consulente enologico per aziende toscane com Casanova di Neri, Poliziano e Sette Ponti. "Le anomale condizioni climatiche porteranno ad avere tutti i tipi di vini - di qualità da media ad importante - a seconda della posizione, della profondità e del carattere del terreno, ma, soprattutto, del controllo delle vigne e dal momento di raccolta." L'estate è stata variabile. Dopo un Giugno e Luglio mediamente stabili, il tempo ha avuto continui cambiamenti in Agosto e Settembre, andando da molto caldo a freddo, da umido a secco. L'atto finale è stato una grande quantità di pioggia durante la ultima settimana di Settembre, mentre i produttori stavano vendemmiando le ultime vigne di sangiovese. Luca D'Attoma, consulente per Badia a Coltibuono e Antico Podere Gagliole nell'area del Chianti Classico e per Le Macchiole a Bolgheri, sostiene che queste piogge dell'ultimo momento non hanno causato grandi problemi, se la raccolta è stata effettuata in tempo. "È piovuto molto, e i grappoli rimasti dopo la pioggia erano un po' diluiti," ha detto D'Attoma. "Alcuni vini possono mancare della concentrazione del 1997, ma promettono di essere più eleganti e profumati che, per esempio, nel 1998, dove le stesse piogge furono accompagnate da temperature basse." Nella regione di Bolghere, d'altra parte, i grappoli di Cabernet e Merlot che producono grandi vini come Sassicaia e Ornellaia erano stati già raccolti prima che la pioggia iniziasse. "A Bolgheri," ha detto D'Attoma, "la vendemmia 2001 dovrebbe darci vini ricchi e molto profumati." (Wine Spectator, 25/10/2001) Sono ricominciate le riunioni della commissione paritetica. Fermenti nel mondo del moscato Sempre in fermento il mondo del Moscato. A pochi giorni dalla conclusione della vendemmia, che aveva dato un prodotto buono e abbondante ma che aveva creato non pochi problemi per il pagamento della parte aromatica delle uve (invece delle 4500 lire pattuite, pare che la maggioranza dei produttori non ne abbia ottenute più di 3 mila), ecco la cosiddetta «secessione» di otto cantine sociali dall'Associazione Produttori Moscato d'Asti Associati. Una decisione che era nell'aria da tempo e che andrà giudicata nel tempo. Se da una parte, infatti, è questo un comparto che avrebbe bisogno del massimo dell'unitarietà, dall'altra non è pensabile che convivano parti che hanno idee, scopi e metodi quasi opposti. A questo punto c'è solo da sperare che a fronte della creazione di un nuovo «attore» nella vicenda Moscato, questi possa portare alla discussione in atto idee innovative e capaci di contribuire alla soluzione di alcuni dei tanti problemi del settore. A questo proposito va rilevata la puntualità con cui, dopo gli impegni assunti nelle scorse settimane, è stata convocata la commissione paritetica con all'ordine del giorno i temi della modifica del disciplinare di produzione e dei sistemi per l'apprezzamento della qualità. Ad occuparsi di questi impegnativi argomenti sarà una sottocommissione che si è già riunita la prima volta nei giorni scorsi e che tornerà presto a riunirsi per elaborare i progetti di base su cui aprire successivamente la discussione che dovrà, a sua volta, portare alle proposte operative per il 2002. «È giusto studiare nuove sistemazioni legislative e di qualità - afferma Dino Scanavino, vicepresidente provinciale della Cia di Asti - ma è altrettanto giusto sottolineare che il primo problema che dobbiamo risolvere oggi è quello delle vendite che non accennano a riprendere quota. È necessario dunque cercare idee innovative in grado di dare vita ad una concreta svolta commerciale, capace a sua volta di condizionare le scelte agronomiche e colturali». (La Stampa, 27/10/2001) |
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