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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Colori e sapori dell'ovest milanese: costeggiando il Naviglio Grande

di Paolo Rossi

Milano, sabato mattina, primo giorno assolato di questa primavera lenta.

Non si può stare in casa, non si può rimanere in città, bisogna uscire! Io e la mia fidanzata scegliamo di uscire per bene, faremo una gita in bicicletta.

Per chi vive a Milano e non è un ciclista in grado di farsi 50 chilometri all'andata e 50 al ritorno, fare una gita in bici significa quasi sempre convergere verso il centro, verso il Parco Sempione. Ma il Sempione oggi non ci può bastare; scegliamo l'evasione in grande: sarà il treno a staccarci dalla metropoli, a liberarci dalla sua gravità.

Saliamo a Milano Certosa, desolata stazione di periferia, e carichiamo le nostre bici: vogliamo andare a Magenta, da lì inizieremo il nostro giro.

Magenta di mattina è fresca, provincialissima, assonnata e preelettorale (per giunta!). Noi puntiamo verso il Naviglio Grande, lo splendido canale che porta le acque del Ticino a Milano, che ha nutrito della sua acqua Milano per secoli, che ha irrigato risaie e campi di mais...

Oggi è un po' meno mitico di un tempo, ma è ancora il Naviglio Grande! Su strade provinciali tiranneggiate da motociclisti alle prese colle smanie di primavera raggiungiamo la nostra prima meta: Robecco sul Naviglio, e poi eccolo lì, dietro una curva, il celebre canale.

Entrare colla bici sull'alzaia dà una sensazione entusiasmante. Vedi davanti a te una striscia d'acqua che si allunga dirittissima, perfetta, calma. Non ci sono macchine: l'alzaia è tutta tua. Davanti la pianura, l'ho detto, e dietro, inaspettato, ti volti e non ci credi. Chiudi gli occhi e li riapri; laggiù in fondo, oltre la foschia, è incredibile, è spaventoso, discerni chiaramente quanto è grande il Monte Rosa.

Magnetico, bianco, altissimo, enorme. Un monte-archetipo.

Ma pedaliamo, che i chilometri da fare sono molti: ville storiche, alcuni pesci, prati di ville, chiese e canali laterali. A fine inverno non è il verde che trionfa qui, ma è il colore delle potenzialità, dell'erba rinsecchita, dei rovi bruciati, dei campi in attesa di lavorazione. Tutto è ancora sospeso; anche l'acqua del naviglio è bassa, a tratti introvabile, addirittura. Robecco, poi Abbiategrasso, poi Vermezzo... due sole curve, tutto è dritto. Incontri gente che corre a piedi, in bici, coi pattini. Incontri una fattoria dall'aria scalcinata con un cartello che dice: "Formaggi Yogurt Gelati" ma non riesci a farti tentare... Incontri un'altra fattoria, con la stalla che dà sull'alzaia e le mucche che ruminano perplesse guardando passare i salutisti...

Poi lasciamo per un po' la guida del Naviglio Grande: vogliamo andare a Zelo Surrigone, in cerca di un'osteria che ci è stata segnalata. Lo troviamo, il paesino, anzi il comune (microscopico davvero) e fatichiamo poco a trovare anche la Antica trattoria di San Galdino. E' presto, ma i chilometri e il sole ci hanno messo fame. E allora ci mettiamo volentieri nelle mani della signora che ci accoglie, e di suo marito.

"I signori prendono l'antipasto?" E lasciatemi a questo punto fare le lodi delle osterie di paese, di questi punti fermi. Lasciate che vi dica che ogni tanto mi piace entrare in un locale e sentirmi un po' straniero, ascoltare le voci dei clienti fissi, sentire la signora che porta i quartini di rosso ai due vecchietti parlare il milanese stretto. Permettetemi, ogni tanto, di godere d'un carrello degli antipasti così, che va dalle acciughe sott'olio ai buoni peperoni grigliati anch'essi sott'olio, dai nervetti milanesissimi alle cipolle in agrodolce, fino allo strano dinosauro della ristorazione del boom economico, l'insalata russa... La coppa, il prosciutto e un buon salame fatto in casa fanno sì che si scelga un rosso, un Roero Superiore Enrico Serafino 2003. Fantastica la controetichetta: "Vitigni: 97% nebbiolo, 3% arneis, parzialmente maturato in piccole botti" Quanto dice, dell'enologia italiana d'oggi, quel parzialmente!!

Ma bando alle riflessioni: incombono i ravioli di carne al burro (buoni, e fatti a mano), che si impongono nelle nostre scelte alle penne al ragù o al pomodoro, alle temibili penne primavera (verdure e panna) e ai risotti, specialità della casa.

Buoni i ravioli, dicevo, e buone anche le cotolette d'agnello alla brace, ma senz'altro buonissima l'anatra al forno con patate arrosto. Gran sapore, ottima cottura... ci voleva! Le alternative sono il merluzzo fritto coi cipollotti (interessante, ora che ci ripenso...perché non l'ho preso?), la fesa di vitello al forno, il bollito di manzo, l'agnello impanato.

L'anatra ci stende; a nostra volta stendiamo il Roero e ci concediamo una torta brisé colle mele (molta cannella, ma ottima!) e una panna cotta con fragole. Confessate: il solo parlare di panna cotta e fragole fa pensare all'orrida guarnitura rossa plastificata aromatizzata al chewing gum di fragola. E invece no, e anch'io ci rimango di stucco: le fragole sono fragole vere, a pezzettoni. Viva la semplicità. E sono anche buone!

Due vecchietti accanto a noi intanto continuano a parlare in dialetto dei fatti loro, non si fermano un attimo, e catalizzano quartini di rosso, caffè, bicerin da correzione portati a parte, e intanto parlano, parlano...

Noi siamo pienissimi; con un caffè e un grappino ci rimettiamo in piedi, paghiamo (35 euro a testa circa) e salutiamo. Ci aspettano le bici, ancora molti chilometri col sole a risalire il corso del Naviglio. Zelo, Vermezzo, Abbiategrasso, Robecco, Magenta. Poi il treno e poi la città. Siamo stanchissimi , felici e un po' abbronzati, come due enogastroturisti all'inizio di primavera.

13 aprile 2005

 
 
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