La "nuova"
Villa Cafaggio
di Riccardo Farchioni
Cosa
significa, al di là dei luoghi comuni, essere l'anima
di un'azienda? Lo spiega indirettamente ma con efficacia l'enologo Stefano
Chioccioli: "una cosa che andrà fatta è realizzare
il sistema automatico del controllo delle temperature, perché
non ci sarà più Stefano ad aggirarsi di notte per controllare
le fermentazioni". Stefano è Stefano Farkas, ed è
stato l'anima (appunto) di Villa Cafaggio fino al 2005. Dopo
che la sua creatura è stata acquisita qualche tempo fa dalla
cantina cooperativa La Vis, alla fine di dicembre ha ufficialmente passato
la mano, e sta ora iniziando una nuova avventura sull'isola d'Elba.
Ma
come iniziò tuttoquesto? In questa magica parte della conca
d'oro, nel cuore del Chianti Classico, sottozona Panzano, a metà
degli anni sessanta ci arrivò per caso (anche se meglio sarebbe
usare un altro termine) il padre di Stefano, allora a capo di una azienda
di disegno di tessuti. Al suo arrivo trovò un panorama desolante:
casali fatiscenti, tutto in vendita. La sua fortuna fu quella di scovare,
lui ignorante di terreni ed esposizioni, tre ettari e mezzo che più
vocati non si poteva, le cui uve già allora eccellenti vennero
ben presto acquisite dagli Antinori. Ma altrove, una disastrosa politica
di reimpianti che ebbe come protagonista il famigerato clone R10 di
sangiovese dai grappoli pesanti oltre un chilo, portò inevitabilmente
alla crisi dei primi anni settanta, con i mediatori (quelli che giravano
le campagne alla ricerca delle uve da comprare) che smisero di arrivare.
Una crisi che terminò solo nei primi anni ottanta con listituzione
della DOCG.
Dopo
la prima vendemmia del '74 la passione per il vino crebbe e si rafforzò,
provocando la decisione di costruire, assieme ai soci dell'impresa tessile,
una nuova grande cantina. Cantina che, sia detto per inciso, fu concepita
con una tale intelligenza e preveggenza che ha "retto" egregiamente
fino ad oggi, con dei dettagli tecnici che si stenta a credere essere
stati concepiti trentanni fa. Ma fu proprio la cantina, un investimento
pesantissimo e di incerto ritorno, a provocare la crisi. I Farkas furono
lasciati soli nella gestione, in seguito affiancati da soci americani
che dettero carta bianca a Stefano che, ormai alla guida, iniziò
il reimpianto di trenta ettari di vigneto. E così finalmente
arrivarono i "meravigliosi" anni 90, e con essi Stefano
Girelli di Casa Girelli, altro personaggio fondamentale di questa
storia. Stefano Girelli, o meglio suo padre, erano alla ricerca di un
"Chianti nuovo" da proporre al mercato mondiale, di un vino
che potesse fronteggiare, in termini non solo di qualità ma anche
(orgogliosamente) di prezzi, i vini francesi che dettavano legge. Arrivarono
a Villa Cafaggio, e si fermarono: iniziò la joint venture. Fu,
la loro, una battaglia combattuta con caparbietà, fu uno dei
capitoli del nostro rinascimento (e risorgimento...) vinicolo. E Villa
Cafaggio entrò nel firmamento dei grandi.
E oggi? Stefano Farkas salpa per l'isola d'Elba (vini bianchi ma anche
un rosso...), lasciando il campo ai sereni volti trentini dei dirigenti
della cantina La Vis, con in testa il direttore Fausto Peratoner.
Che promettono un saldo proseguimento nel solco della qualità,
corroborato da un robusto investimento di un milione di euro. E che
hanno un pezzo di storia da far proseguire, oltre che una tradizione
di vini straordinari da rispettare.
Nelle foto:
Stefano Farkas
da sinistra: Stefano Girelli, Stefano Farkas, Stefano Chioccioli e Fausto
Peratoner
Stefano Chioccioli e Stafano Farkas
27 gennaio 2006