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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Il vino, lo sguardo,
le mani. Breve ed estemporaneo enomanifesto
di Paolo Rossi Vorrei parlare di vino.
Mi sto convincendo che comunicare il vino è una forma espressiva,
un genere di comunicazione che è solo parzialmente esplorata
e riempita dai classici articoli dei giornalisti o degli appassionati.
Vorrei fotografare la gente del vino. Quella che sta davanti al banco,
col bicchiere in mano, protesa a raccogliere ogni volta un'emozione
differente, e quella che sta dietro al banco, con la bottiglia fra le
mani, ansiosa di proporre emozioni, di comunicare il proprio essere-nel-vino.
Vorrei fotografare i passi della gente del vino. Fare un intero resoconto di una degustazione limitandomi a puntare in basso l'obiettivo. Vincere la timidezza e scattare in basso, scattare sui percorsi della gente. Scarpe, pantaloni, gonne, percorsi, linee, incontri, fermate, partenze. Ci ho pensato perché il vino non è solo questione alta. È una questione di base, nasce dalla terra. Penso a queste scarpe che calpestano la sala, e che stanno di fronte a chi, magari un giorno prima, con altre scarpe camminava e lavorava in vigna. Vorrei fotografare le mani della gente del vino. E qui è più
complicato perché si tratterebbe di alzare l'obiettivo. Inquadrare
mani. Mani che reggono e protendono bottiglie, che reggono e protendono
calici. Mani che si stringono. Perché il vino è una questione
materiale, come il pane e come la terra. Il vino è questione materiale. 27 novembre 2005 pubblicato il 4 gennaio 2006
Paolo Rossi collabora con L'AcquaBuona, come appassionato e amico,
da un po' di tempo. Mi ricordo, più di una volta, le sue promesse:
"seguo quella manifestazione, vado a quella degustazione, e poi
scrivo qualcosa..." E, ogni volta, la conclusione: "senti,
ho scritto qualcosa, ma non sono riuscito a fare una cosa sistematica,
a assaggiare in maniera organica, ho preso piuttosto appunti, impressioni..." Alla fine ha voluto dichiararlo esplicitamente, in un enomanifesto, come lo ha chiamato. Un pezzo bello e sentito, che non potevamo pubblicare senza commento, sempre di un manifesto si tratta, e come tale ci coinvolge tutti. Un commento breve, d'altra parte, solo per dirti, Paolo, che il tuo è il nostro sentire, che ci ritroviamo in tante delle tue parole, che spesso anche a noi cade la penna trascinati dal racconto del vino e degli uomini, consci dell'inadeguatezza delle parole scritte nel trasmettere l'emozione. Certo, poi riusciamo a scrivere anche di vino, di colore e profumi, di sentori e tannini, ma non solo di quelli naturalmente. Forse saremo solo un po' più ostinati di te, più ligi al dovere! Ma, di nuovo, va benissimo, continua così, differenza è sempre ricchezza. lb
Foto scattate durante la seconda edizione della fiera dei particolari/t/terra e liberta/critical wine |
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