Terra Mia 2006: alla
scoperta dell'Irpinia
di Marco Belleudi
poi la vite diviene monumento, foglie giganti a riempire lo schermo,
tracimano ai bordi di un'immagine. Si affermano. Il grappolo maturo,
perfetto, scultoreo, superstite alle stagioni e al sacrificio di fratelli
spezzati ancora verdi
fino alla vendemmia
è passato
un altro anno, il ciclo è compiuto, ora tutti conosciamo la storia
della vigna e ci è venuta una gran voglia di vino
Sono frammenti tratti da una dedica ad Antonio Caggiano, incisa
allingresso della sua cantina a Taurasi, dove larte di coltivare
lAglianico trasforma questa preziosa uva nellunico DOCG
rosso della Campania. Frammenti che rivelano larte con cui piace
in Irpinia avvicinarsi al mondo del buon vino; arte fotografica ad esempio:
una mostra di immagini accoglie i visitatori allingresso delle
cantine Caggiano; foto che mostrano il ciclo delluva, il ciclo
della vita, il ciclo delle stagioni e dei cambiamenti della natura.
Una mostra fotografica che fa da viatico alla visita delle sale dove
riposa il vino: luoghi che sanno di terra, di colori caldi, di pietre
raccolte per inventare un luogo nuovo, tra archi e soffitti a volta.
Nel 1990 Antonio Caggiano ha dato il via alla costruzione della sua
cantina, utilizzando quasi esclusivamente materiale recuperato dalla
realtà agricola della sua terra; ha creato in tal modo un luogo
familiare, accogliente, edificato con gusto: un mondo sotterraneo tra
pareti di grandi massi e botti in cui matura il vino. Tra i cunicoli
e le volte, il processo di vinificazione e i travasi del siero avvengono
per caduta, grazie alla sola forza di gravità; al vino viene
cosi evitato qualsiasi stress artificiale: tutto accade secondo tempi
e leggi naturali.
Gusto e buongusto: è questo il binomio con cui le terre dIrpinia
hanno favorevolmente colpito il mio sentire in occasione della manifestazione
Terra Mia, svoltasi ad Atripalda (AV) dal 12 al 15
Maggio scorso. La rassegna enogastronomica ideata dall'omonima associazione
è diventata in poco tempo l'evento più importante dedicato
ai profumi e ai sapori d'Irpinia. Per quattro giorni si sono intrecciate
degustazioni, laboratori, convegni, incontri gastronomici, escursioni.
Un programma ampio e variegato.
E
stato davvero piacevole scoprire unorganizzazione e una partecipazione
da grande evento. Ogni attività connessa alla manifestazione
ha denotato grande professionalità da parte di chi è stato
chiamato a gestirla. Inoltre è stato possibile apprezzare il
coinvolgimento di addetti ai lavori, semplici appassionati, curiosi
e famiglie. Da quanto osservato il turismo enogastronomico
in Irpinia è davvero una bella realtà. Presso gli stand
della manifestazione è stato possibile assaggiare per tutta la
durata dellevento vari prodotti della terra irpina; il protagonista
assoluto è stato però il vino: Fiano, Greco di Tufo, Aglianico
rappresentano ad oggi i prodotti trainanti per il mercato enogastronomico
di questa provincia campana.
Si sovrappongono in Irpinia realtà tra loro molto differenti:
talune a gestione familiare, artigianali; altre più orientate
allinnovazione. Si segnalano anche grandi novità nel settore
della ristorazione: stanno fortunatamente aumentando le proposte e diverse
interpretazioni nellutilizzo delle medesime materie prime (un
esempio su tutti il ristorante Marennà, a Sorbo Serpico, allinterno
della struttura dei Feudi di San Gregorio). La ricerca e la sperimentazione
culinaria rappresentano nel campo della gastronomia un punto di forza
che spesso è mancato in questa provincia dItalia. Ogni
sera alle 21.00 una delle sale del Centro Servizi di Atripalda si è
trasformato in un elegante e funzionale ristorante per scoprire a prezzo
speciale un ricco e stuzzicante percorso in 5 e più tappe, in
abbinamento con i migliori vini irpini.
Tra
i vari eventi dedicati al mondo del vino è risultato di grande
interesse il programma di Bianchirpinia che ha previsto la presentazione
ufficiale alla stampa delle nuove annate di Greco di Tufo e Fiano di
Avellino. Presso la Sala Consiliare del Comune di Atripalda si sono
svolte le sessioni tecniche di degustazione che hanno coinvolto ben
47 aziende vitivinicole. Lannata 2005 si preannuncia come una
delle vendemmie più controverse degli ultimi decenni. Le piogge
di fine estate e inizio autunno avevano determinato in molti produttori
previsioni tuttaltro che ottimistiche. Le quantità sono
risultate inferiori alla media, la qualità è da verificare,
in evoluzione, ma tendenzialmente buona, soprattutto nelle sottozone
più ventilate e meglio esposte. Nonostante le piogge, i vini
rivelano una inaspettata pienezza, supportata da una adeguata verve
acida e minerale.
Da quanto degustato nelle sessioni tecniche e presso gli stand della
manifestazione, meritano a giudizio personale una segnalazione i seguenti
bianchi dIrpinia:
Greco di Tufo 2005 - Torricino, dai sentori netti ma al
contempo equilibrati di frutta;
Greco di Tufo 2005 - Di Marzo, dal piacevole bouquet,
armonico;
Fiano di Avellino 2005 - Benito Ferrara, colore dorato,
sentori primari molto intensi;
Fiano di Avellino 2005 - Rocca del Principe/Fabrizio Aurelia,
incontro equilibrato tra dolcezza e sapidità, coerente tra bouquet
e palato;
Fiano di Avellino Bechar 2005 - Caggiano, floreale e tostato,
originale e raffinato.
Nel complesso si denota una certa personalità e distinzione tra
i vari Fiano proposti. Alcuni picchi negativi, altri piacevolmente sorprendenti;
la dinamicità è del resto un aspetto positivo. Il Greco
risulta avere, in taluni casi, dei caratteri difficili alla lingua e
al palato; mostra comunque grandi potenzialità di crescita, soprattutto
confrontandolo con altre annate. Personalmente amo molto i vini come
il Greco, che mostrano spigoli da affinare: è sintomo di caratteristiche
difficili da domare che rappresentano la ricchezza e lidentità
dei vini autoctoni.
Irpinia
in viaggio, altro programma della manifestazione, ha consentito
di visitare i luoghi della cultura enologica. Approfittando delle escursioni
nelle cantine, è stato possibile assaggiare anche i rossi dIrpinia;
meritano una citazione le grandi capacità di vinificazione in
rosso delle cantine di Antonio Caggiano e di Mastroberardino.
Il Vigna Macchia dei Goti del primo e il Radici del secondo mostrano
tutte le capacità delle due cantine nel trattare le uve di Aglianico
cresciute nella Valle del Calore, per produrre un Taurasi DOCG di ottima
qualità, dal bouquet ampio, complesso ed intenso e dallelevata
concentrazione aromatica. E stato possibile osservare da vicino
anche alcune delle vigne delle case vinicole irpine: pendenze complesse,
che obbligano alla vendemmia manuale; piccoli appezzamenti di terra
gestiti da viticultori conferitori, che vendono le uve raccolte ai maestri
della vinificazione.
La situazione del territorio mostra tutte le complessità che
si devono gestire e superare in Irpinia nellarco del ciclo di
produzione delle uve. Visitare le terre da cui nasce un vino che amiamo
degustare nei comodi ambienti delle nostre case è sempre un prezioso
arricchimento; perché consente di conoscere le caratteristiche
del territorio e le condizioni ambientali in cui crescono le uve da
cui quel certo vino nasce; in un certo senso è un segno di rispetto
e di cultura andare a visitare il vino nella sua casa: passeggiare
nelle vigne a Tufo e a Taurasi significa immergersi nei profumi e nelle
sensazioni che i vini qui prodotti portano nei bicchieri di chi ne beve
ovunque si trovi.
Allo
stesso modo visitare la cantina di unazienda consente di comprendere
la filosofia e le tecniche con cui la proprietà produce il proprio
vino. In tal senso la cantina dei Feudi di san Gregorio si è
rivelata una vera gioia per gli occhi e per il senso estetico di chi
ama il sodalizio tra la vite e larte. Una grande sala dagli spazi
immensi, in cui riposano assolute protagoniste centinaia di barrique
adagiate con ordine. Il nero della struttura portante è il colore
che domina la scena. Punti luce disposti a distanza regolare lungo la
sala aiutano locchio a percorrere e misurare lo spazio immenso
della cantina. Accordi di musica classica risuonano morbidi nellambiente,
accompagnano le riflessioni di chi visita questo luogo affascinante,
fanno vibrare il vino che riposa nelle botti accudito da
Bach e Beethoven. Lorecchio avverte anche lo scorrere dellacqua.
Acqua che sgorga e si muove lungo percorsi che passano a poca distanza
dalle barrique. Acqua agognata dalla vite da cui nascono le uve dei
Feudi.
A disegnare la cornice di questo luogo austero due file di enormi pilastri.
Sono i pilastri che sorreggono la struttura dellazienda, i pilastri
su cui poggiano i piani superiori. Pilastri a vista, grezzi come colonne
romaniche, che danno alla cantina limmagine di un maestoso tempio
pagano dedicato alla vite e al suo frutto.
Nello spazio tra le colonne è possibile vedere gli
strati della nuda terra, quella stessa terra da cui prendono nutrimento
le radici dei vitigni dei Feudi di San Gregorio. E così il ciclo
è completo: larchitettura e lestetica della cantina
rappresentano una stupenda citazione alla terra e allacqua che
hanno curato il frutto della vite. Il vino riposa in tal modo accudito
dagli elementi da cui ha preso vita. Manca solo il sole, altro protagonista
fondamentale nella crescita della vite. E stato lasciato
fuori dalla cantina per ovvie ragioni, poco gradito al vino che deve
invecchiare e riposare alla ricerca di tutte le sue infinite potenzialità.
Accanto
a tanta passione per lo stile cè ovviamente grande amore
per il vino; i Feudi utilizzando i vitigni autoctoni dIrpinia
(e non solo) producono una vasta selezione di vini di ottima qualità,
coprendo in pratica tutte le possibilità enologiche che la loro
terra mette a disposizione: Fiano, Greco, Aglianico, ma anche Falanghina,
Merlot e lutilizzo di uve surmature di Fiano per la produzione
di un eccellente passito.
Gusto e buongusto: produttori coraggiosi e illuminati cercano di fare
di questi due elementi le note distintive del loro lavoro. Questo è
laspetto che ho rilevato allinizio di questo mio articolo
e che ribadisco con piacere ora che vado a concludere.
E un vero piacere scoprire luoghi come questi nel Sud della nostra
Italia, in Irpinia. Una terra che deve migliorare taluni aspetti (soprattutto
nella comunicazione) se vuole arrivare a competere alla pari con le
terre di Toscana o con le Langhe piemontesi, ma che nel campo della
fantasia e dellinnovazione sembra davvero non temere confronti.
Nelle immagini:
nella Sala Consiliare del comune di Atripalda i giornalisti presenti
degustano il Fiano di Avellino;
Irpinia in viaggio: escursione in treno da Avellino a Taurasi lungo
le vie del commercio del vino;
penombra, volte, pietre e barrique: latmosfera delle cantine Caggiano;
giochi di sole e ombra in uno scorcio delle terre irpine;
le impervie pendenze dei vitigni a Tufo;
archelogia industriale: la facciata dellantica azienda di estrazione
di zolfo a Tufo. E stato lo zolfo a proteggere le uve del Greco
dallinvasione di fillossera che sconvolse lEuropa alla fine
del 1800.
13 giugno 2006