Emozioni dal Critical
Wine
di Paolo Rossi
Riprendo
in mano dopo parecchi mesi i miei appunti dal Critical Wine di Milano,
svoltosi dal 2 al 4 dicembre scorsi. Provo a mettere in fila ciò
che mi è rimasto di quella sera al Leoncavallo. Era la prima
volta che mettevo piede nel famoso centro sociale. Fuori c'era la neve.
Un nugolo di emozioni, esperienze, un mare di incontri, e soprattutto
persone e idee di qua e di là dai banchi d'assaggio. Un'aria
frizzante per nulla imbalsamata, occhi sereni, voglia di parlare. E
ancora: il vino. Il vino preso in mano, finalmente considerato in tutta
la sua complessità e nella sua completa valenza sociale. Un vino
liberato dal concetto di promozione, da quello di status symbol, dal
ruolo di oggetto di gara. Spogliato e NON rivestito. Offerto, questo
sì. Mi mordo le mani per non poter scrivere su tutto, per non
aver potuto assaggiare tutto; la grinta sublimata di Veronelli aveva
chiamato a raccolta moltissimi produttori, non orfani di un maestro
ma tranquilli portatori di idee rivoluzionarie. Mi soffermo solo su
tre di questi produttori ma devo dire che tutto il resto era altrettanto
importante, altrettanto sorprendente per carica di umanità infusa
e di qualità.
PODERE
LA CERRETA, Sassetta, Livorno
Daniele è il conduttore, o meglio il capotribù. Lo si
nota da lontano: è un tipo dinamico, estroverso, dai lunghi capelli
sparati, che ricordano per certi aspetti quelli di Einstein. Tutt'altro
che la classica figura del comunicatore del vino. Un contadino-filosofo
con un'azienda che è un progetto di vita. Producono di tutto
alla Cerreta, hanno animali, e il vino non è il centro assoluto
del loro lavoro. Daniele parla con talmente tanta foga che non riesci
a seguirlo. A me è venuto da interromperlo chiedendogli a bruciapelo
quante persone riescono a vivere col lavoro in azienda: - In dieci.
Una famiglia di quattro persone più sei collaboratori. Mica male.
Riparte Daniele: - L'azienda noi la viviamo come una esperienza totale.
Diciamo un no fermo alla monocoltura. C'è da stare molto attenti:
il mercato ti fa impoverire e fa impoverire la terra. La monocoltura
è la riproposizione dei principi del marketing in ambito agricolo.
Ed è micidiale. Se fai monocoltura e ti va male la vendemmia,
sei costretto a sofisticare i vini coi concentratori, la solforosa,
l'acquisto di uve o mosti sottobanco... La fattoria - continua Daniele
- è una proposta di organismo sociale che integra le energie
dei singoli e le esalta.
Gli chiedo cosa ne pensi del Critical Wine: - Fantastico. Ai giovani
senza speranza fai vedere un mondo diverso: è la tua passione
che dà una luce di speranza a chi interagisce con te. Guarda
quanti giovani ci sono qui, guarda come gli brillano gli occhi... Il
vino non è che uno strumento per parlare di molte cose, per conoscersi
ed aprirsi...
Daniele è inarrestabile, staresti ad ascoltarlo per ore. Per
quanto riguarda i suoi vini, mi sono concentrato sul Vermentino Matis
2004. Uno splendido e tipico vermentino della Toscana meridionale,
potente, esplosivo al naso, con profumi di lieviti, succoso e ben fatto,
dotato di gran complessità, ottima freschezza e un finale abbastanza
lungo e piacevolmente amarognolo. Producono anche un rosso molto strutturato,
a base cabernet e merlot e a quanto pare, stanno studiando il modo di
produrre uno spumante.
AZIENDA
AGRICOLA ANTICO CONVENTO di FERRETTI ENIO Carezzano Superiore
(Alessandria)
Mi incuriosisce l'espressione timida e serena di una persona: è
Enio Ferretti, dell'azienda Antico Convento (Colli Tortonesi). Mi mostra
i suoi vini e intanto mi dice che sono prodotti con metodo biologico.
Coltiva molte cose: ha orto, grano, mais, vigna... Enio è una
persona semplice, concreta, forte. - I miei vini sono biologici anche
nel prezzo! - dice. - Non ha senso un vino biologico che costa 20, 30,
50 euro! Quello è il biologico fatto per il marketing! Noi non
abbiamo addetti marketing: siamo io, mia moglie e mia sorella. Noi mangiamo
quanto produciamo, e non abbiamo da pagare addetti marketing, enologi
e compagnia bella. E se non pago loro, posso tener giù i prezzi
del mio vino.
Che infatti ha un prezzo-sorgente strabiliante: se andate da lui in
fattoria a comprare il vino sfuso in damigiana pagherete 1,35 euro al
litro la barbera 1,45 euro il dolcetto e il cortese. Racconta di esser
passato al biologico tra i primi in Italia, negli anni '80. Oggi per
i seminativi segue il metodo biodinamico, ed è una gioia farsi
spiegare da lui in cosa consiste il biodinamico; le idee chiare non
gli mancano. Emana la saggezza della terra, di chi le stagioni le ha
viste passare, senza fretta, di chi le sa accogliere. - In un'azienda
normale ci vogliono 18 mesi ad allevare un vitello. A noi ci vogliono
3 anni, e poi ci dispiace pure ammazzarlo!
Gli domando in quanti riescono a vivere con quell'attività. Mi
risponde orgoglioso: - La mia famiglia! E mostra le foto della vendemmia,
che ha portato con sé da casa. Dei suoi vini mi piace ricordare
la barbera: strepitosa, intensa, decisa e dotata di grande carattere;
notevole l'impatto al palato, e la sensazione avvolgente del frutto.
Lascio il tavolo di Enio quasi commosso dal suo calore e dal suo senso
dell'ospitalità, e non posso non riflettere sul fatto che una
bottiglia di quella sua barbera buonissima costi 3 euro e 50. Queste
cose si devono sapere!
CASCINA
PRAIÉ, Andora (Savona)
Concludo con il vino che più mi ha emozionato, il Vermentino
le Cicale 2004 della Cascina Praié, di Andora, in provincia di
Savona. I due proprietari, marito e moglie, hanno tratti rassicuranti
e semplice gentilezza. Hanno le vigne sulle classiche terrazze liguri,
con forti pendenze. In degustazione ci sono due vermentini e due rossi.
Mi soffermo sui primi. Il Vermentino Colla Micheri 2004 è
pieno, ben presente all'olfatto, ricco e robusto al palato. Un ottimo
vino. Ma la sorpresa è il Vermentino Le Cicale 2004: eccezionale,
una vera rivelazione, un vino di una freschezza inaspettata e sorprendente.
Una volta raccolte e pressate le uve, il mosto rimane 72 ore a contatto
con le bucce poi viene trasferito, senza aggiunta di lieviti esterni,
in botti di acacia da 500 litri dove il vino termina la fermentazione
e resta sulle fecce fino a maggio. Il risultato è superbo: un
vermentino senza cedimenti, dotato di una classe introvabile e di finezza
assoluta, da lasciare senza parole. Singolare - e a mio avviso, sul
vermentino azzeccatissima - la scelta del legno d'acacia e il formato
delle botti. Ci spiegano che sono botti austriache, fatte fare dai due
migliori bottai di quella nazione. Di norma impiegata per la produzione
del Tokaj ungherese, l'acacia è molto difficile da lavorare:
viene tagliata non di spacco come nel caso del rovere, ma di sega, ed
ha più problematicità del rovere perché accusa
una tenuta inferiore nelle giunture delle doghe; per questo, dicono,
bisogna lavorarla lungamente con il vapore caldo. In compenso, rispetto
al rovere è molto più discreta a livello di cessioni olfattive
e consente una microossigenazione più lenta, ideale per vini
così delicati come il vermentino, che verrebbero stravolti dalla
barrique classica. Torno ad assaggiare Le Cicale. Un monumento al vino
bianco di classe.
Cito en passant alcuni altri vini assaggiati, di cui non si può
tacere:
Barbera del Monferrato 2003 Az. Agr. Vini Pregiati del Monferrato
(San Giorgio Monferrato, Alessandria): biologico, dalla struttura sbalorditiva
e dalla classe superiore.
Mosto parzialmente fermentato Malvasia Oro tra le Vigne, Az.
Lusenti, Vicobarone Ziano P.no, Piacenza. 4 gradi alcolici per un
nettare imperdibile, puro piacere per naso, palato e anima!
Ansonica Costa dell'Argentario 2004 Az. Agr. Il Cerchio,
Capalbio, Livorno. Bianco di gran struttura e piacevolezza, una vera
scoperta per chi cerca vini non noiosi
Non resta che concludere questa raccolta di emozioni dal Critical Wine
con una lode a chi lo ha organizzato, a chi lo ha voluto, al gran Gino
e a tutti i volontari del Leoncavallo: possano continuare a seminare
la rivoluzione d'idee in chi il vino lo beve per davvero!
10 aprile 2006