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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Cronache, assaggi,
anticipazioni: Krug e Benanti
di Andrea GabbrielliA cena con Krug In
questi anni mi è capitato più di una volta di partecipare
alle cene di Rémi Krug. Daltra parte chi sarebbe tanto
masochista da rinunciare alla possibilità non solo di godere della
compagnia di una persona così speciale ma anche di pasteggiare
per tutta la serata con i preziosi Champagne della Maison? Insomma, se
avessi perso loccasione non me la sarei perdonata proprio. La cena
era allAntico Forno Roscioli di Via dei Giubbonari a Roma,
un indirizzo sempre allaltezza e che ancora una volta si è
dimostrato tale. Loccasione era data dalla presentazione in anteprima
del Krug Vintage 1995. Per chi non lo sapesse Krug crea il millesimato solo nelle annate eccezionali e prima di essere immesso al consumo passano come minimo 6 anni in bottiglia che nel caso del 1995 hanno superato ampiamente i 10. Insomma al di là della grandeur di cui sono permeati OltrAlpe e al legittimo orgoglio della famiglia di M. Rémi, lo slogan Cè lo champagne, e poi cè Krug non è così fuori luogo. Lui sa di essere, almeno per chi si occupa di vino, una specie di leggenda per cui gli si perdona un po tutto, anche quel podi spocchiosa superiorità, assai misurata in verità, che ogni tanto saffaccia nei suoi discorsi e che fa tanto francese. Ma parafrasando il jingle di una vecchia pubblicità di un dentifricio che recitava con quella bocca può dire ciò che vuole chi ha prodotto simili Champagne ha il medesimo diritto. Lui, sì, il Vintage 1995 che mi è stato offerto con larghezza degna di nota è impressionante come gli altri millesimati (1979, 1981, 1988, 1989, 1990) che ho avuto lenorme privilegio di assaggiare in passato. È dotato di una freschezza impressionante per un vino di più di 10 anni e ha una complessità e uneleganza davvero speciale. I profumi sono eterei, finemente floreali con note agrumate di pompelmo rosa dice lui - e ha una struttura tale da reggere senza perdere colpi labbinamento con la matriciana di Roscioli. Insomma un grandissimo Krug. Per chi volesse assaggiare un simile portento sappia che lo potrà fare dalla fine di maggio preventivando una spesa il prezzo non è stato ancora comunicato ufficialmente di almeno Euro 240,00. Il nero dAvola di Pachino. Lo stile Benanti Lappuntamento
era alle 18.00 al Teatro della Cucina della Città del
Gusto di Roma lo scorso 27 Marzo. Giuseppe Benanti dellomonima
azienda presentava i nuovi vini della Vigna Morsentini di Pachino
in Val di Noto. Come tutti quanti i progetti di Benanti anche questo
ha avuto un lungo periodo di gestazione fatto di sperimentazioni, di ricerche,
di prove, insomma nulla è stato lasciato al caso. Da questo punto
di vista lincontro tra Benanti e Salvatori Foti, il suo enologo
di fiducia, ha dato vita ad unesperienza di lavoro del tutto particolare.
Si tratta di due personalità, a prima vista molto diverse, estroverso
al massimo luno più riflessivo laltro, ma entrambi
accomunati da un legame forte con la propria terra, insomma un idem sentire
etneo che ha cementato un rapporto di lavoro fatto di fiducia,
di esperienze condivise e di soddisfazione per i risultati raggiunti.
Majora e lIntenso, questi i nomi dei due vini presentati, sono due eccellenti esempi di questa collaborazione. Chi ha una seppur vaga conoscenza della Sicilia Orientale sa che la Val di Noto è stata la terra madre del nero dAvola che in Pachino ha uno dei luoghi delezione. Ed è proprio per questo che Benanti ha scelto di venire qui per produrre il nero dAvola. Il clima è quello caldo-arido con temperature medie molto elevate più tosto del sole giaguaro di cui scriveva Tomasi di Lampedusa e terreni pianeggianti con suoli calcareo-argillosi con varie tonalità di grigio. Scarsa, molto scarsa, la piovosità. Qui il nero dAvola vive per buona parte dellanno in condizioni estreme è sempre sotto stress ma le cure delluomo fanno sì che la pianta soffra il giusto e niente più. I due vini nascono da vigneti non irrigui con una densità di ceppi di 8.300 viti per ettaro allevate a doppio cordone speronato che danno una resa tra gli 800 g e 1 kg per pianta. Unuva che, come tante volte ha spiegato Giacomo Tachis, polimerizza i tannini molto prima di andare in botte perché il processo avviene direttamente sulla pianta. Per questo i tannini di questi vini sono possenti ma anche dolci e quasi soffici quando arrivano a contatto con le papille gustative. Il Sicilia Igt Intenso 2003 è un gagliardo nero dAvola in purezza che ha un colore rosso di trama fitta con unghia intensamente violacea davvero bella a vedersi. I profumi sono spiccatamente varietali con abbondanza di frutta rossa matura - prugna e marasca in primis- e abbondanti note speziate di contorno in cui si avverte tabacco scuro deliziosamente aromatico e sbuffi che ricordano il cuoio. In bocca la sensazione speziata continua, il vino è morbido, caldo, tannicamente elegante, la barrique cè ma non pesa mai nellequilibrio dei sapori. La persistenza è davvero lunga, deliziosamente e aromaticamente fruttata, e ha un elegante finale di liquirizia. Il Sicilia Igt Majora 2003 invece è un blend di nero dAvola, syrah, tannat e petit verdot, nato nelle medesime condizioni di allevamento dellIntenso. In questo vino le sensazioni che prevalgono sono lopulenza e la concentrazione a partire dal colore rubino di grande spessore con una giovane unghia violacea. I profumi sono ricchi e intensi con note speziate ma soprattutto fruttate (more, mirtilli neri, gelso nero, ecc.) di grande equilibrio ed armonia. In bocca è un vino morbidamente e voluttuosamente strutturato ma senza smagliature di sorta. È integro, gradevole, potente, con deliziosi e piacevolissimi tannini. Persistenza da primato e finale finemente fruttato. Una concentrazione di armonia. Entrambi i vini usciranno alla fine di aprile ad un prezzo al pubblico non definitivo tra gli Euro 22,00 e 25,00. 5 aprile 2006 |
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