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Grandine!
Dal gelo un caldissimo sangiovese:
La macerazione pre-fermentativa a freddo
GoWine:
Presentato il concorso letterario "Bere
il territorio"
Per chi
suona la campagna
Varietà
autoctone del Valdarno Superiore: prime microvinificazioni
E fu prezzemolo per
tutti
Vino e olio pugliesi
a Castel del Monte
Una
lezione di onestà
Alla ricerca del vino
e dell'olio perduti
Progetto
Piattaforma Ampeleografica
Anteprima 2002 - I Vini
della Costa Toscana
Con gli olii alla
rivoluzione
La voglia di cambiare
Ceppi di lieviti "autoctoni"
per il Chianti
Il bastone senza carota
Il derby del vino
35^ Vinitaly:
un primo bilancio
Bianchi
di Montagna
Highlight
di Toscana: i grandi si presentano
Sommeliers
in Polonia
Il
Poggio alle Gazze se ne va...
Cosa
brilla nella paglia?
Il vino rosso difende dalle malattie
cardiovascolari
Chi
ha incastrato l'abboccato?
Occhio
di falco
Il
Treno Toscano delle Dolcezze
Presentato il progetto Enoturismo.it
Con certi pesci bevete
il rosso!
L'AcquaBuona premiata
a San Miniato
Dal mangiarbere giudizi
meno altezzosi
Vini
da poveri?
Affluenza record al Wine
Festival di Merano
Ancora pareri sulla "DOC
Toscana"
Alba: vino
e internet a Go Wine
Due
anni di AcquaBuona
Vini lucchesi
all'Enoteca la Brilla
Introduzione
alle Colline Lucchesi
Incontrare Veronelli:
prima e seconda
parte
In archivio

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La
voglia di cambiare
De
gustibus non est disputandum, questa è senzaltro la miglior
regola in tavola ed in cantina, che non è un invito a farsi gli
affari propri, ma un vero e proprio elogio della trasgressione.
Grazie a questa saggezza ereditata appunto dai latini, dagli antichi Romani,
chi meglio degli Italiani ha fatto tesoro di tante meraviglie della cucina
e della vigna?
Siamo cresciuti con la dieta mediterranea, che oggi è sulla bocca
di tutti in tutto il mondo (e soprattutto sulla punta della stilografica
dei medici) e che è possibile sintetizzare nella frase: di tutto
un po. Niente fa più male della monotonia alimentare e dellesagerazione
in quantità, mentre il sano ricorso allassaggio di tutta
la gamma dei rigogliosi frutti della natura e della varietà pressoché
infinita delle prelibatezze culinarie è un buon viatico per la
salute.
Abbiamo bisogno di una grande variabilità nutrizionale. Il piacere
che unalimentazione variegata, fatta di unimmensità
di bocconcini dai gusti più diversi, provoca nella nostra gola
e dà quella sensazione di benessere e di soddisfazione, nasce da
questa necessità. Lorganismo ha fame di ricevere molecole
diverse da rompere e trasformare, sia per gli aspetti legati al reperimento
di sostanze per la sopravvivenza e la riproduzione, sia per lo svilupo
necessario delle attività di prevenzione delle malattie.
La diversità degli alimenti, esaltata dalloriginalità
delle composizioni e dalla variabilità, aiuta a non eccedere in
porzioni che risulterebbero alla lunga dannose. Tutto fa male, anche lacqua,
se è assunto in dosi elevate con ripetitività.
Ecco perché il vino, come ogni altra bevanda, va senzaltro
misurato. Lalcool stordisce sempre più i sensi, perciò
oltre una certa quantità è anche inutile berne, non provoca
più emozioni di gusto e di profumi. Scade invece nella diminuzione
delle facoltà percettive, quindi diventa soltanto un inutile costo
e provoca effetti collaterali dannosi per la salute degli organi del corpo
umano, che invece sarebbe meglio preservare per allungare la possibilità
di vita e con essa la certezza di nuove ed emozionanti scoperte organolettiche.
Nei limiti della misura, anche qui la voglia di cambiare è fonte
di nuovi piaceri e quindi benvenuta, vale perciò la stessa constatazione
fatta per gli alimenti. Il nostro organismo ha bisogno della più
grande variabilità ed il piacere che si prova con nuovi profumi
e nuovi sapori è strettamente collegato alle necessità fisico-chimiche
delle nostre cellule. I vini contengono molte sostanze, ma non tutti nella
stessa composizione e quantità. Lo stesso vitigno estrae da terreni
diversi una quantità differente di sostanze utili al corpo umano,
in qualità e quantità, ed i sistemi di vinificazione elaborano
vini dalle caratteristiche ancora più distanti fra loro. Il piacere
di assaggiare vini diversi è quindi da salvaguardare con molta
attenzione per le sensazioni che procura, ma anche per la salute.
Non si può dimenticare, invece, che per il commercio è tutto
il contrario. La legge della domanda e dellofferta viene corretta
in ogni momento dalla ricerca del massimo profitto. Quando un prodotto
"tira" e produce guadagni, in maggioranza gli altri prodotti
tendono ad assomigliargli per tirare anchessi, mentre i più
deboli di quelli che non si adeguano e non cambiano vengono emarginati
ed espulsi dal mercato.
Sono scomparsi in questo modo negli ultimi cento anni molti più
vitigni di quanto la strage della filossera abbia distrutto nei ventanni
precedenti la prima guerra mondiale. Tipologie ampelografiche che potrebbero
venire rivalutate da una dietologia futura, da una cucina dei prossimi
secoli, oggi non esistono proprio più, fisicamente, fine della
loro storia.
Mentre le varietà di moda, quelle che fanno espiantare gli altri
vigneti, offrono sul mercato una serie di vini dal gusto e dal profumo
sempre più simile, si appiattisce cioè la gamma delle diversità
e si danneggiano perciò la ricerca del piacere, il benessere ed
in ultima analisi anche la salute. Credo che si debba rafforzare, nelle
scuole di enologia, qualcosa che sta emergendo come fondamentale nel campo
della ristorazione e del consumo: la voglia di cambiare, di non massificare,
di non globalizzare, di non appiattire.
Bisognerebbe formare gli alunni e gli allievi della scuola dellobbligo
alla sana alimentazione, alla cucina e alle bevande. Nelle scuole superiori
non farebbe male lapprofondimento, anche soltanto unora la
settimana, di questa importante materia che è saper vivere sani
e ricercare la qualità della vita, che è anche battaglia
ai vizi ed alle droghe. Nelle scuole di enologia si dovrebbe porre molta
più attenzione al confronto degli abbinamenti del vino col cibo,
accanto alle materie tradizionali non può mancare lenogastronomia.
Il vino è re a tavola, cosa si studia a fare la realizzazione produttiva
di un vino se manca lo studio della realtà per cui nasce, lo scopo
finale del prodotto, che è quello di accompagnare le pietanze,
di allietare le feste, di donare piacere e soddisfazione?
Chissà che ne pensano gli studenti ed i professori delle scuole
enologiche...
Mi piacerebbe tanto che qualcuno si sbottonasse un po...
Mario Crosta
(4/6/2002)
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