|

Grandine!
Dal gelo un caldissimo sangiovese:
La macerazione pre-fermentativa a freddo
GoWine:
Presentato il concorso letterario "Bere
il territorio"
Per chi
suona la campagna
Varietà
autoctone del Valdarno Superiore: prime microvinificazioni
E fu prezzemolo per
tutti
Vino e olio pugliesi
a Castel del Monte
Una
lezione di onestà
Alla ricerca del vino
e dell'olio perduti
Progetto
Piattaforma Ampeleografica
Anteprima 2002 - I Vini
della Costa Toscana
Con gli olii alla
rivoluzione
La voglia di cambiare
Ceppi di lieviti "autoctoni"
per il Chianti
Il bastone senza carota
Il derby del vino
35^ Vinitaly:
un primo bilancio
Bianchi
di Montagna
Highlight
di Toscana: i grandi si presentano
Sommeliers
in Polonia
Il
Poggio alle Gazze se ne va...
Cosa
brilla nella paglia?
Il vino rosso difende dalle malattie
cardiovascolari
Chi
ha incastrato l'abboccato?
Occhio
di falco
Il
Treno Toscano delle Dolcezze
Presentato il progetto Enoturismo.it
Con certi pesci bevete
il rosso!
L'AcquaBuona premiata
a San Miniato
Dal mangiarbere giudizi
meno altezzosi
Vini
da poveri?
Affluenza record al Wine
Festival di Merano
Ancora pareri sulla "DOC
Toscana"
Alba: vino
e internet a Go Wine
Due
anni di AcquaBuona
Vini lucchesi
all'Enoteca la Brilla
Introduzione
alle Colline Lucchesi
Incontrare Veronelli:
prima e seconda
parte
In archivio

|
|
Una
lezione di onestà
Sapete tutti che due anni fa venne scoperta una truffa ai danni della
Tenuta San Guido di Bolgheri dei marchesi Incisa della Rocchetta. Furono
trovate ventimila bottiglie di vino fasullo etichettato Sassicaia delle
annate 1994 e 1995, grazie alla denuncia di un consumatore attento ed
al buon lavoro degli investigatori.
Da allora, occhi aperti ovunque su uno dei migliori vini del mondo, bandiera
dellenologia italiana.
Perciò, quando un amico sommelier di Cracovia, Piotr Pietrzyk,
presidente del Collegium Vini che è una grande scuola di degustazione
per gli appassionati polacchi, ma anche un valido centro di promozione
dei vini in Polonia e di organizzazione delle gite enoturistiche nelle
migliori cantine del mondo, mi pregò di controllare una bottiglia
sospetta presso un famoso ristorante della sua città, non mi feci
pregare due volte.
Appassionato di Sassicaia, oserei dire Sassicaiadipendente, fin dalle
prime bottiglie di cui una, del 1968, ricevuta direttamente dalle mani
del marchese Piero Antinori (che allora ne curava la vinificazione e la
commercializzazione) al castello della Sala in Ficulle ai primi di ottobre
del 1980, era venuto anche per me il momento di scendere in campo lancia
in resta e di combattere come un antico cavaliere per la sua bella.
Sono
andato quindi al ristorante dellHotel Pod Roza in ulica Florianska
14 a Cracovia, uno dei posti più esclusivi di tutta la Polonia
(300 anni di ristorazione), via vai di finanzieri, diplomatici, turisti
americani e gente dello spettacolo e, passata la grande sala da pranzo
ricavata in un ampio cortile antico del XVII secolo sotto una vetrata
spettacolare, sono entrato con fare deciso nella vinoteca annessa alla
cantina del XIV secolo aperta alle degustazioni. E li lho vista
in bella mostra al centro di tutti gli altri grandi vini del mondo: Sassicaia
1997.
Il sommelier, grande gentilezza, me lha messa tra le mani. Che emozione!
Manca la retroetichetta con lindicazione del numero delle bottiglie
prodotte e del numero proprio di quella bottiglia, letichetta ha
un bianco un po più scuro di quelle conosciute e imparate
a memoria, la capsula di foglia metallica è meno spessa e, soprattutto,
il prezzo è troppo basso, 108 Euro "sulla tavola"del
ristorante....
Ricordavo
le 899.000 lire spese in un ristorante delle Dolomiti per una vera bottiglia
di Sassicaia 1997 ed i 470 Euro delle ultime aste on-line e, conoscendo
le accise dimportazione e la tassa doganale che ancora penalizzano
i nostri vini in quel Paese del Baltico, ho avuto il ragionevole dubbio
che fosse falsa. Comè possibile che al ristorante di un albergo
di lusso in una capitale europea della cultura, una delle città
dal maggior flusso turistico del mondo, si possa stappare una bottiglia
di uno dei vini più introvabili nel suo paese con un ricarico netto
soltanto del 14% sul prezzo di acquisto più le spese?
O manca un po di materia grigia e senso degli affari al maitre,
oppure è una bottiglia falsa! E quindi ho scritto subito una gragnuola
di e-mail a Bolgheri, tempestando letteralmente di domande gli uffici
presso il viale di cipressi (che a Bolgheri alti e schietti van da San
Guido in duplice filar...) più famoso del mondo.
Cè voluta una settimana, ma le risposte sono arrivate e molto
precise. Tutti i cambiamenti che avevo notato nella confezione erano effettivamente
stati introdotti allorigine dal produttore, che mi ha gentilmente
fornito qualche altro suggerimento per poter verificare con la bottiglia
in mano, restava soltanto il dubbio del prezzo, veramente basso, del vino
"sulla tavola". Possibile che ci siano dei ristoratori tanto
amanti del buon vino, specialmente in un Paese che il vino conosce molto
poco, nonché tanto onesti da applicare dei prezzi del genere, ripeto:
14% in più del costo iniziale più trasporto e tasse verificate
fatture alla mano?
Ebbene si, esistono e bisogna farli conoscere a tutti come esempio da
imitare!
In qualche maniera devo elogiare quella vinoteca, quel ristorante e quellalbergo
perché una lezione di onestà del genere, coi tempi che corrono,
è ben difficile ricevere altrove. Sto parlando di un hotel che
ha ospitato lo zar Alessandro I, Honoré de Balzac e Franz Liszt...
Anche perché lo stesso criterio è applicato ai Bourgogne,
ai Bordeaux, agli Alsace ed agli altri grandissimi vini alla carta in
quel ristorante, anzi di quei ristoranti perché sono due sotto
un unico tetto, uno gestito nientemeno che dal cuoco Alfredo Ciocchetti
e che non poteva scegliere miglior nome: Amarone (della serie:
da che parte stiamo...).
La
cosa passerebbe liscia come una notiziola da niente, manco valeva la pena
scrivere se non fosse legata ad un particolare. Mio suocero, polacco di
montagna, discendenza ungherese, compaesano del Papa, uomo di grande generosità
ed ingegno, dopo essere andato a Cracovia per comprarmi proprio una di
quelle bottiglie di Sassicaia 1997 fatte portare su apposta dalla cantina,
mi chiede bello bello: "ma sei proprio sicuro che in Italia la gente
paga quelle cifre per una bottiglia di vino?".
Ecco, sono andato in tilt in quel preciso istante. Il Sassicaia 1997 è
stato venduto a circa 62 Euro, quando è stato messo in commercio.
Poi, grande accaparramento, grande ricerca dellintrovabile, aste
a destra e sinistra, e già dopo pochi mesi valeva 150 dollari USA
o 150 Euro, ed oggi non so chi è in grado di venderlo a meno di
500 Euro. Cioè ha preso la strada del collezionismo, del vino da
culto, di qualcosa che ha poco a che fare con la filosofia di chi lo ha
prodotto con tanta cura, con tanto amore, selezionando tutto dalla terra
alle barbatelle, dalle botti alle vendemmiatrici, dai tappi ai distributori
nel mondo. Un vino è fatto per essere bevuto....
Non cè gioia più bella che quella di stappare una
bottiglia di un vino "super" in unoccasione veramente
adatta come un matrimonio, un battesimo, la visita di un grandissimo amico,
un evento significativo della propria vita. E allora di questi vini eccellenti
ci deve pur essere una disponibilità vera sul mercato. I "vins
de garage"da 2.000 bottiglie lanno dei Valandraud e dei Rolland
in Francia, o i "vini da cuccia del cane"da meno ancora, come
sembra prendere piede ormai la tendenza in Italia fra gli incapaci a produrre
buoni vini, ma che si ostinano a mettere in commercio bevande concentrate,
essiccate, tutto merlot/cabernet più lieviti selezionati e barrique,
dai nomi ricercati ed altisonanti, lasciamoli pure ai paranoici del collezionismo
fine a se stesso, tanto in giro non se ne vedono...
Ma
i vini eccellenti prodotti dalle migliori vigne del nostro Paese, con
una tradizione, una storia, una realtà vinicola affermata ed una
produzione di alta qualità e di tutto rispetto, per favore non
tesaurizzateli, non chiudeteli nelle cassaforti delle banche svizzere,
lasciateceli bere! Alzare a dismisura il ricarico significherà
certamente un affare per il bottegaio, ma gli auguro di cuore che si spenda
tutti quei soldi in medicine per curarsi la salute, la stessa maledizione
che spetta agli strozzini ed agli infami. Dalla sua rimanga pure la legge
della domanda e dellofferta, ma dalla nostra teniamo ben stretta
quella delle corna ("aglio, cabaglio, cabalisce e cabalasce, corno
e bicorno!" come diceva Pappagone...) a lui riservate fino alla settima
generazione.
Non sarebbe ora di finirla con la moltiplicazione dei prezzi a scopo di
lucro, anziché di onesto guadagno (quello legittimo e che perciò
non si discute), dei vini come il Sassicaia? Lesempio di due ristoranti
di lusso in un albergo di lusso e con tre gestioni distinte, per gli addetti
ai lavori ciò vuol dire che i guadagni delluna non coprono
le perdite delle altre e quindi tutte tre devono pur essere redditizie,
adesso ce labbiamo: il ristorante "Amarone" ed il ristorante
"Pod Roza"presso lHotel Pod Roza in ulica Florianska 14
a Cracovia. Non vediamo lora che lEuropa si allarghi almeno
fino alla Vistola, per la gioia degli amanti del buon vino.
Immagini:
Soppalco del Ristorante Pod Roza di Cracovia
Etichetta del Sassicaia 1997
Piazza del Mercato a Cracovia
Vinoteca dei Ristoranti Pod Roza e Amarone di Cracovia
Mario Crosta
(27/6/2002)
|