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La macerazione pre-fermentativa a freddo
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Il derby del vino
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Vini lucchesi
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Introduzione
alle Colline Lucchesi
Incontrare Veronelli:
prima e seconda
parte
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Il
derby del vino
Nel
calcio, da sempre il derby è la partita più avvincente.
Si partecipa con più foga, ci si arrabbia di più, si vanno
a spulciare tutti gli errori uno per uno, si apre la fiera degli sfotto,
se ne discute per settimane anche quando si sono giocate altre partite,
insomma il derby vale di più.
Per fortuna ormai tutti pensano che il derby, pur assegnando una vittoria
ed una sconfitta che pesano maggiormente, sia in realtà al di fuori
ed al di sopra di tutto, almeno in questo modo la ragione recupera un
po sulla passione e si volta finalmente pagina.
Ho letto molti articoli italiani e stranieri sulluso dei concentratori
per togliere lacqua dai vini, con autorevoli interventi di produttori
di vino, di enologi, di enotecnici, di opinionisti, di sommeliers, nonché
di fabbricanti delle apparecchiature in discussione. È come un
derby.... eravamo in centomila, metà di qua e metà di là.
Quelli che vogliono fare gli arbitri saranno per sempre cornuti (senza
offesa alle mogli, sia chiaro...) ma mi preoccupano molto quelli che stanno
zitti ed aspettano di sapere da che parte tira il vento.
Poiché in Italia le leggi ed i regolamenti, anche europei, non
consentono luso dello zucchero per aumentare in modo abbastanza
neutro il grado alcoolico del vino, si possono invece usare i mosti concentrati
rettificati, con un premio in Euro che abbassa il costo del vino ottenuto.
Qualche enotecnico ha pensato, non solo in Italia ma anche in altri Paesi,
dove la legislazione vinicola è in proposito più permissiva,
di non aggiungere niente al vino per migliorarne il grado alcoolico, ma
di togliergli piuttosto qualcosa, cioè lacqua. Idea che è
nata studiando le antiche tradizioni di appassimento delluva sui
graticci, applicate per vini come lo Sforzato della Valtellina o lAmarone
della Valpolicella, ma anche sui teloni ai piedi delle viti dopo la vendemmia,
come per lAnghelu Ruju di Alghero, che fanno evaporare una parte
di acqua contenuta nelluva.
Si sono sperimentati quindi con il vino i macchinari già usati
nelle aziende che producono succhi di frutta, aromi naturali e marmellate,
i concentratori, con il risultato di ottenere vini con grado alcoolico
più elevato. Ma il fenomeno della concentrazione non ha elevato
soltanto quello. Ne sono usciti vini con una maggiore percentuale anche
di tutte le altre sostanze naturali e cioè i tannini, gli antociani,
gli acidi, la glicerina e via dicendo, cioè vini più succosi,
più densi, a seconda delle quantità dacqua perse,
prestabilite con esattezza dallenotecnico.
Alcune note aziende vinicole hanno comprato subito i concentratori, prime
fra tutte quelle che hanno problemi con la pioggia eccessiva immediatamente
prima o durante la vendemmia, cioè sulle Alpi e nei territori dellEuropa
centrosettentrionale. In Italia il fenomeno si sta invece estendendo silenziosamente
a macchia dolio anche nelle Langhe, nel Veneto e in altre regioni,
persino in quelle che non ne hanno bisogno, tanto fa moda.
Allestero, dove le leggi sono più elastiche delle nostre,
ne usano e ne abusano normalmente come fanno con gli interventi chimici
ed il vino è diventato sostanzialmente correggibile a piacere,
un vero e proprio prodotto della tecnologia di laboratorio. Fino a ieri
il vino era il prodotto finale della triplice alleanza di terra, sole
e scienza umana, da oggi le prime due si avvieranno più velocemente
alla pensione mentre la terza si siede sul trono, chissà cosa succederà
domani...
Apriti cielo! Ha segnato un goal la squadra avversaria!
La reazione è sotto gli occhi di tutti sulle riviste specializzate
del vino. Polemiche fortissime, foga da stadio, richiamo ai regolamenti,
dovè scappato larbitro, come mai il guardalinee ha
cambiato idea, qui ci vuole la moviola... come in un derby, appunto. Ma
il gioco va avanti.
Siamo effettivamente di fronte ad un problema molto serio, più
serio dei tappi di plastica (per inciso, con le densità che hanno,
le viti dei cavatappi si impiantano dentro la plastica come se questa
fosse cemento, o si rompono prima oppure si sfilano, prima o poi si deve
usare la pinza). In mancanza di regole, un fenomeno del genere è
senza dubbio rivoluzionante e mette in crisi tutto il mondo vinicolo.
I vini concentrati sono diversi.
Cè un nuovo prodotto sul mercato, si sente dal gusto, si
vede dal colore, si distingue dal precario equilibrio dei profumi, ma
soltanto i palati fini, abituati alla tipicità, sono in grado di
distinguerli. In etichetta non cè scritto niente, mentre
per la barrique (considerata a torto come la nuova manna dal cielo) si
fa a gara a chi lo scrive più in grande, magari anche dove cè
solo un pezzetto di legno rimestato di sovente. Il consumatore medio e
cioè quello che rimane alloscuro di tutto cio che avviene
in cantina, che beve con fiducia nella marca del produttore o perlomeno
nellinsegna del venditore e che ha una qual certezza che tutto è
conforme almeno alle leggi e quindi sottoposto a controlli, è messo
fuorigioco, spiazzato.
Che la cantina sia un fermento di enzimi, lieviti, chiarificanti, gas,
pressioni, temperature, pompe, cioè un processo chimico e fisico
di notevole complessità, è pur vero. Nessun vino puo
dirsi completamente biologico, perché il prodotto naturale delluva
se ne andrebbe tranquillamente in aceto se non intervenisse la mano delluomo
a modificarne la vita. Ma ogni strumento va usato e dosato con equilibrio.
A parte il mondo dei furbastri e dei truffatori, che nel campo del vino
ciclicamente fornisce pazienti allospedale e alle sue celle frigorifere,
cè il bricolage...
Ci spaventano gli alchimisti ed i tecnomani del fai da te. Non si pretende
che tutti i vignaioli frequentino la Facoltà di Agricoltura e che
tutti i vinai siano laureati in Enologia. Si è fatto tanto vino
buono senza scuola, ma con tanto amore e buonsenso, che non cè
ancora bisogno di un simile stravolgimento. Né si pretende che
ci sia una stazione di Carabinieri in ogni cantina per far rispettare
leggi e regolamenti. Ma non si possono lasciare al libero arbitrio luso
delle sostanze chimiche, per questo ci sono regolamenti e leggi precise,
né un fenomeno come quello dei concentratori, dove ancora mancano
quegli aggiornamenti di regolamentazione che a mio parere sono diventati
necessari. A nessuno deve essere concesso di "fabbricare" vino
in laboratorio.
Questi macchinari possono essere veramente usati bene in certe annate
per particolari condizioni meteorologiche sotto vendemmia e per piccole
correzioni autorizzate di vini comunque già buoni. Il vino cui
tolgono acqua, se è cattivo peggiora perché le sue sostanze
non rimangono diluite. Ma le zone ed il livello dintervento, la
percentuale di concentrazione, il tipo di macchinario (perché comunque
cè un maltrattamento forzato, giochi di pressione, è
difficile non modificare le caratteristiche organolettiche del vino),
devono essere sottoposti a regole ben precise stabilite dalle autorità
competenti. Ci deve essere chiarezza nei disciplinari DOCG e DOC, per
decidere se e dove, come, quando, perché usarne e con quali strumenti
di controllo.
Nellattesa, perché i tempi saranno lunghi almeno come le
discussioni, basterebbe una leggina semplice e valida per tutti i vini
ottenuti con i concentratori: dichiararne luso in etichetta. La
dichiarazione in etichetta per tutti i vini in commercio, altezza e colore
del carattere che non diano adito ad equivoci, resta la migliore delle
garanzie. Il vino, infatti, invecchia. Le sue caratteristiche non rimangono
immutate nel tempo. La dichiarazione in etichetta ci darà tutti
gli elementi reali di valutazione dellinfluenza o meno della concentrazione
del vino nella decadenza più veloce di alcune caratteristiche di
finezza, tipicità e qualità proprie delle uve ben vinificate.
La condizione di ogni modifica è il miglioramento della qualità
del vino, non il suo scadimento nella grossolanità.
Sarà il consumatore stesso a fare da arbitro, come capita anche
nel derby più combattuto, che è sempre più bello
vincere su autorete allo scadere dellultimo minuto di gioco...
Mario Crosta
(24/4/2002)
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