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Alla
ricerca del vino e dell'olio perduti
Il
6 Giugno è stato presentato presso gli ambienti della Certosa
di Pontignano un progetto volto alla riqualificazione del parco (complessivamente
10 ettari) che circonda laffascinante edificio medievale. La Certosa,
la cui costruzione fu iniziata a metà del XIV secolo, è
oggi proprietà dellUniversità di Siena e sede di convegni
e seminari e il terreno che la circonda presenta una disposizione ambientale
non programmata.
La finalità delliniziativa è quella di riorganizzare
la struttura del parco distinguendola in due parti, una di coltura specifica
(vite, olivo, cereali, ortaggi, erbe aromatiche ed officinali) ed un altro
a più specifica vocazione paesaggistica, cercando di coniugare
esigenze conservative di ambito museale o di archeologia agricola
ad una rivitalizzazione del territorio riadattato secondo le esigenze
della moderna vitivicultura ed olivicultura.
A
siglare un protocollo dintesa con lUniversità di Siena,
rappresentata nellincontro dal rettore Piero Tosi, è
stato Mario Schwenn (per tutti Mario di Dievole) dellAzienda
Dievole situata a pochi chilometri dalla Certosa nel comune di Vagliagli.
Linvestimento (mezzo milione di euro), ha ricordato con enfasi questo
personaggio dalla energia vulcanica, sempre sorridente ma dalla volontà
di ferro e che già da diciassette anni è protagonista nella
zona, richiama alla memoria il primo fitto pagato nel 1090 dai contadini
di Dievole ai certosini di Pontignano con il Rosso Lucchese,
moneta della zecca di Lucca, la più antica dEuropa.
Uno degli output più significativi del progetto sarà
un vino, frutto del territorio del Chianti Classico (nel quale la Certosa
è inserita) che vedrà la luce fra 4-5 anni, il cui nome
sarà Certusa Pontiniani, prodotto in circa 30mila bottiglie,
e venduto ad un prezzo democratico (come ha assicurato Mario
Schwenn) e che nelle intenzioni vuole essere un grande vino prodotto per
competere sulla scena mondiale.
I dettagli del progetto sono stati descritti dallagronomo di Dievole,
Valerio Zorzi, al quale è stato affidato il compito della
riorganizzazione generale del territorio circostante la Certosa. Come
abbiamo già detto in precedenza, il progetto consiste nel realizzare
un sistema misto i cui due componenti saranno i sistemi ambientali (di
stampo paesaggistico) e i sistemi agricoli per la coltura specializzata,
nella quale vite e ulivo saranno protagonisti.
La componente viticola vedrà presente una coltivazione policlonale
di sangiovese, oltre a vitigni già ad avanzato stato di sfruttamento
come il colorino e a vitigni storici (complementari minori) selezionati
dagli istituti di ricerca. Gli ulivi, di struttura policonica, riprodurranno
il tradizionale repertorio toscano (frantoio e leccino e, in misura minore,
moraiolo e pendolino).
Ecco in dettaglio i punti essenziali del progetto, che presentiamo descrivendo
sinteticamente i sistemi che andranno a comporre il paesaggio della Certosa
di Pontignano:
Sistema 1: Vite promiscua a ulivo. Presenterà
una architettura del paesaggio che riprende e rilegge la tradizione della
coltura promiscua; le vigne si esteranno per una superficie di 2 ettari,
presentando 21 cloni di sangiovese (sesto dimpianto 2mx0.80m, 6250
piante per ettaro coltivate a controspalliera con potatura a ventaglio).
Gli ulivi (frantoio, leccino, moraiolo, pendolino) occuperanno 0.4 ettari
e saranno posti su filari distanziati di 24 metri, con piante separate
da 6 metri.
Sistema 2: 2.5 ettari di vigneto la cui coltivazione
è predisposta alla produzione di vino di elevata qualità.
Sistema 3: 3.05 ettari di coltura specifica di ulivi.
Sesto dimpianto 6mx6m.
Sistema 4: 0.20 ettari di noceto (noce comune).
Sistema 5: 3500 mq di terrazze intensive. In questo sistema
si effettuerà un ripristino conservativo a scopo didattico-museale
della tipica sistemazione agraria collinare diffusa nel Chianti dal XIX
secolo, costituita da campi a terrazze e muretti a secco tipici dei secoli
che vanno dal XIII al XIX.
Sistema 5/1 (I Terrazza): Vite maritata: è un
metodo di coltivazione della vite già adottato dagli Etruschi nel
V secolo A.C., riportato da Plinio nella sua Historia Naturalis, ed effettivamente
scomparso solo trentanni fa. È un omaggio alle radici, finalizzato
alla produzione di uva da tavola ma anche uva da vino.
Sistema 5/2 (II Terrazza): Coltivazione di ortaggi (spinaci,
carciofi, ecc.) e cereali minori (farro, orzo, segale, miglio, panico,
...).
Sistema 5/3 (III Terrazza): frutteto (fico, melo, pero,
pesco, ciliegio, melograno, ecc.); i frutteti erano frequenti sia nelle
ville romane che in quelle rinascimentali.
Sistema 5/4 (IV Terrazza): coltivazione di erbe officinali
ed aromatiche, che riprende la tradizionale organizzazione socio-agraria
monastica finalizzata alla farmacia, cosmetica, liquoreria, ecc. Alcuni
esempi di coltivazioni: camomilla, lavanda, timo, zafferano, origano,
senape, anice, salvia, dragoncello, malva, ricino...
Sistema 6 (Ambientale I): restauro del Roccolo, costruzione
dedicata alluccellagione. Introdotta in epoca romana, ripresa nel
medioevo da Federico II, è entrata a far parte integrante dei parchi
delle ville rinascimentali e poi dei giardini allitaliana. La ristrutturazione
delledificio e la risistemazione del bosco circostante darà
luogo ad unaula allaria aperta per iniziative didattiche e
di marketing durante i periodi estivi.
Sistema 7 (Ambientale II): realizzazione di percorsi
didattici.
Sistema 8 (Ambientale III): ripresa e ristrutturazione
di muretti a secco, testimonianza di una agrucoltura incompatibile (e
di fatto scomparsa) con la meccanizzazione, finalizzati alla realizzazione
di un parco agricolo di alto valore ambientale.
Sistema 9 (Ambientale IV): restauro della cinta muraria
risalente al 1385, che delimita un vero e proprio microambiente con caratteristiche
pedoclimatiche di particolare pregio, come succede con i Clos francesi.
La cinta muraria ha perimetro complessivo di 1100 metri e raggiunge unaltezza
massima di tre metri.
Sistema 10 (Ambientale V): ripresa del sistema di regimentazione
idrologica, che presenta scoline a pendenza, un naturale impluvio centrale
costituito da un pozzo-cisterna di antica costruzione, ed un acquidoccio
per il deflusso della acque in eccesso.
Riccardo Farchioni
(19/6/2002)
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