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Grandine!
Dal gelo un caldissimo sangiovese:
La macerazione pre-fermentativa a freddo
GoWine:
Presentato il concorso letterario "Bere
il territorio"
Per chi
suona la campagna
Varietà
autoctone del Valdarno Superiore: prime microvinificazioni
E fu prezzemolo per
tutti
Vino e olio pugliesi
a Castel del Monte
Una
lezione di onestà
Alla ricerca del vino
e dell'olio perduti
Progetto
Piattaforma Ampeleografica
Anteprima 2002 - I Vini
della Costa Toscana
Con gli olii alla
rivoluzione
La voglia di cambiare
Ceppi di lieviti "autoctoni"
per il Chianti
Il bastone senza carota
Il derby del vino
35^ Vinitaly:
un primo bilancio
Bianchi
di Montagna
Highlight
di Toscana: i grandi si presentano
Sommeliers
in Polonia
Il
Poggio alle Gazze se ne va...
Cosa
brilla nella paglia?
Il vino rosso difende dalle malattie
cardiovascolari
Chi
ha incastrato l'abboccato?
Occhio
di falco
Il
Treno Toscano delle Dolcezze
Presentato il progetto Enoturismo.it
Con certi pesci bevete
il rosso!
L'AcquaBuona premiata
a San Miniato
Dal mangiarbere giudizi
meno altezzosi
Vini
da poveri?
Affluenza record al Wine
Festival di Merano
Ancora pareri sulla "DOC
Toscana"
Alba: vino
e internet a Go Wine
Due
anni di AcquaBuona
Vini lucchesi
all'Enoteca la Brilla
Introduzione
alle Colline Lucchesi
Incontrare Veronelli:
prima e seconda
parte
In archivio

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36^ Vinitaly: un primo bilancio
Anche questa 36^ edizione di Vinitaly si è conclusa. Quattromila
espositori distribuiti in 60mila metri quadrati, un numero di visitatori
che ha stracciato la pur considerevolissima cifra di 141mila dell'anno
scorso. Era, d'altra parte, una sensazione che si percepiva già
durante la manifestazione, se è vero che pressoché tutti
gli espositori che abbiamo visitato ci hanno parlato di un'affluenza ai
loro stand eccezionalmente alta.
Vinitaly è un appuntamento che non può essere mancato dagli
osservatori di cose vinicole, questo va senz'altro ribadito. È
un osservatorio troppo importante, ed è una vetrina fondamentale
per le aziende espositrici: lo si vede dall'impegno che viene profuso
nel comunicare il proprio lavoro, dall'entusiasmo e dalla ricerca di vie
personali che attraggano l'attenzione del visitatore da parte di chi partecipa
per la prima volta, superando file d'attesa che ci dicono di eccezionale
lunghezza. Chi di noi ha partecipato alle ultime tre giornate (dal sabato
al lunedì) può testimoniare di volti stanchi, "ma le
energie tornano quando possiamo spiegare il nostro lavoro a chi è
veramente interessato", è stato il concetto espresso da più
di un produttore.
È chiaro che all'importanza di un ruolo sono associate sempre delle
responsabilità, tutti si aspettano il meglio o perlomeno molto
dall'organizzazione, le cui smagliature vengono amplificate proprio dal
ruolo capitale della manifestazione. Un esempio classico, l'apocalisse
di automobili sistematicamente bloccate in attesa di parcheggio sulle
vie d'accesso alla Fiera, anche se va detto, a questo proposito, che sono
state forse sfruttate poco dai visitatori le possibilità di parcheggiare
fuori dal centro usufruendo delle navette. Particolarmente dolorosi sono
stati i "paradossi burocratici" a seguito dei quali gli espositori
sono stati costretti di prima mattina a file interminabili per poter entrare
con il loro vini e raggiungere gli stand, cosa che ha fatto indignare
più di un produttore.
Al di là di questo, qualche nota sparsa finale. Ci è sembrato
positivo e funzionale il padiglione che accorpava molte delle regioni
del centro-sud (Umbria, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sardegna),
anche se come al solito a svolgere un ruolo da protagonisti sono stati
sicuramente i padiglioni 37 (Toscana) e 38 (Piemonte), giganti che si
fronteggiavano a formare una grande L, attraverso i quali si percepivano
le differenze fra le due grandi galassie della nostra enologia. La Toscana,
caratterizzata dai suoi stand spesso sontuosi e presi letteralmente d'assalto
dai visitatori attratti dalla
rinomanza dei nomi e dal fascino delle sigle nobiliari. Il Piemonte, più
"vignaiolo", dove l'"associazionismo" dei produttori
ha ruolo fondamentale: Langa In, lo spazio del distributore Marc de Grazia
e Nuove Radici (un polo che radunava produttori assai interessanti e meno
celebrati di quelli di Langa In) erano tre centri d'attrazione da esplorare,
avendone il tempo, con grande soddisfazione dei sensi. E poi, come al
solito, lo spazio organizzato dalla Regione Piemonte dominato dal consueto
color verdino e dai teneri lampioni.
Tutto ciò senza dimenticare naturalmente gli stand dei "bianchisti"
d'Italia Friuli e Alto Adige radunati nello stesso spazio, i padroni di
casa veneti a dividere parte dello spazio con l'Abruzzo, Lazio e Marche
insieme così come Trentino e Sicilia che fino all'anno scorso occupava
un padiglione evidentemente diventato troppo piccolo. Isolati Emilia Romagna,
Puglia e una Lombardia veramente sfaccettata e interessante da esplorare.
Insomma, ancora un volta una Vinitaly in espansione come specchio di un'Italia
enologica in pieno progresso. Un progresso che cercheremo di descrivere
nelle prossime settimane.
Riccardo Farchioni
(21/4/2002)
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