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Grandine!
Dal gelo un caldissimo sangiovese:
La macerazione pre-fermentativa a freddo
GoWine:
Presentato il concorso letterario "Bere
il territorio"
Per chi
suona la campagna
Varietà
autoctone del Valdarno Superiore: prime microvinificazioni
E fu prezzemolo per
tutti
Vino e olio pugliesi
a Castel del Monte
Una
lezione di onestà
Alla ricerca del vino
e dell'olio perduti
Progetto
Piattaforma Ampeleografica
Anteprima 2002 - I Vini
della Costa Toscana
Con gli olii alla
rivoluzione
La voglia di cambiare
Ceppi di lieviti "autoctoni"
per il Chianti
Il bastone senza carota
Il derby del vino
35^ Vinitaly:
un primo bilancio
Bianchi
di Montagna
Highlight
di Toscana: i grandi si presentano
Sommeliers
in Polonia
Il
Poggio alle Gazze se ne va...
Cosa
brilla nella paglia?
Il vino rosso difende dalle malattie
cardiovascolari
Chi
ha incastrato l'abboccato?
Occhio
di falco
Il
Treno Toscano delle Dolcezze
Presentato il progetto Enoturismo.it
Con certi pesci bevete
il rosso!
L'AcquaBuona premiata
a San Miniato
Dal mangiarbere giudizi
meno altezzosi
Vini
da poveri?
Affluenza record al Wine
Festival di Merano
Ancora pareri sulla "DOC
Toscana"
Alba: vino
e internet a Go Wine
Due
anni di AcquaBuona
Vini lucchesi
all'Enoteca la Brilla
Introduzione
alle Colline Lucchesi
Incontrare Veronelli:
prima e seconda
parte
In archivio

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"Bianchisti"
di tutto il mondo, unitevi! Il Poggio alle Gazze se ne va...
Doveva
succedere prima o poi, ed è successo. Sì, perché
i segnali cerano tutti: quante volte sulla nostra strada abbiamo
incontrato vignaioli che avevano spiantato il loro trebbiano per aumentare
la produzione di vino rosso? Questo forse non era troppo importante, vista
la fama di cui gode il trebbiano, e poi in genere erano vigne vecchie,
per le quali sperimentazioni anche accanite probabilmente non avrebbero
portato a nulla.
Ma lontano dalle luci della ribalta, chissà quante volte sarà
successo: un bianco ben riuscito, frutto di qualche buona idea, un modo
originale per far esprimere il territorio, un vino che magari aveva una
piccola fama locale, una clientela affezionata. Ma il territorio lì
si esprimeva meglio sui rossi, e poi oggi come oggi sono questi i vini
che vengono venduti meglio. Quindi, via luva bianca.
Stavolta la vittima è illustre: ad andarsene è il Poggio
alle Gazze, Sauvignon blasonato della Tenuta dellOrnellaia.
Ce lo fa sapere un annichilito Jo Cooke in una Daily News
di winespectator.com del 18 Febbraio ultimo scorso. La vendemmia 2001
è stata lultima, dopo di che, via tutto: cabernet franc e
merlot a prendere il posto del sauvignon. Non solo, ma la produzione nel
2001 è stata inferiore al solito, e neanche una bottiglia andrà
a dissetare i nostri amici doltreoceano. Che sberla, ragazzi: "abolire"
un vino che nel 2001 ha preso 91/100 ed è stato piazzato ad un
rispettabilissimo 66^ posto nella top-100 della rivista americana.
Anche se, va detto, al numero uno lanno scorso ci era finito proprio
lOrnellaia...
Il giornalista statunitense scrive che Antinori non è stato
disponibile per alcun commento, aggiungendo però che fonti
dellazienda si sono affrettate a precisare che la decisione è
stata presa da Lodovico Antinori e dallenologo Thomas Doroux, senza
alcuna indebita pressione del partner statunitense, che poi sarebbe
lazienda di Robert Mondavi, co-proprietaria della Tenuta.
E adesso, chissà, succederà come per i grandi fatti di cronaca:
un giorno un pirata della strada fa una strage tremenda e nei giorni successivi
le strade sembrano riempirsi di pirati in ogni angolo, per un paio di
settimane i telegiornali ne scovano almeno uno ad edizione. Noi speriamo
che almeno in questo caso non succederà: bianchisti
di tutto il mondo, unitevi!
Riccardo Farchioni
(20/2/2002)
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